Omaggio del trasgressivo Abel Ferrara al suo mito Pier Paolo Pasolini

Tiepida accoglienza della stampa alla 71esima Mostra del Cinema di Venezia su “Pasolini” di Abel Ferrara, film sul poeta, cineasta e scrittore in concorso alla Mostra del cinema.

 

Abel FERRARA, “Pasolini” (Belgio, Venezia ’71) con Willem Dafoe, (Pasolini), Riccardo Scamarcio (Ninetto Davoli), Damiano Tamilia (Pino Pelosi), Adriana Asti (la madre), Maria de Medeiros (Laura Betti), Valerio Mastandrea, Davoli, Giada Colagrande, Francesco Siciliano.

Roma, 2 novembre 1975: nel giorno in cui si commemorano i defunti, il cadavere di Pier Paolo Pasolini viene ritrovato insanguinato sulla spiaggia di Ostia, litorale di Roma. Aveva 53 anni.

L’ultimo giorno della sua vita, Pasolini passa le ultime ore con la devota madre (Adriana Asti) e con i suoi amici più cari, fino a quando non esce nella notte in cerca di avventure con la sua Alfa Romeo. All’alba viene ritrovato morto.

Nella pellicola, che sarà in sala il 25 settembre con Europictures, si susseguono immagini belle e non, dietro lo sfondo di una confusionaria babele di lingue (inglese, italiano e inglese). C’è una parte delle ‘120 giornate di Sodoma’ e l’intervista rilasciata a Furio Colombo de ‘La Stampa‘.

Nel film, Ferrara ricostruisce il romanzo incompiuto ‘Petrolio‘ ed il film ‘Porno-Teo Kolossal mai‘ con Ninetto Davoli (nel personaggio che avrebbe dovuto interpretare Edoardo De Filippo) e Riccardo Scamarcio nei panni di Ninetto Davoli.

Poi, la tragedia finale: l’adescamento di Pino Pelosi, e il massacro al Lido di Ostia nella doppia versione. Ucciso da Pelosi, o ucciso da un gruppo di balordi mandati da qualcuno? Non lo sapremo mai: “Per favore! Lo ripeto da mesi, non sono un detective, me ne frego di chi lo ha ammazzato, io ho fatto un film sulla sua tragedia personale e sulla perdita di un genio, di un poeta, di un artista, di un uomo che aveva il raro talento di interpretare la realtà”. Dichiara Abel Ferrara nella sala stampa del casino’, e continua “Pasolini non è un’inchiesta né un documentario, è un film, è finzione. C’è una sequenza in cui gioca a calcio, cosa che quel giorno non ha fatto, ma so che gli piaceva e se vedeva qualcuno giocare si univa. Perché non raccontarlo? “Non faccio il detective, non indago: racconto l’ultimo giorno di un genio». Pasolini, si sa, era simbolo di un’arte che combatte contro il potere: i suoi scritti scandalizzano e i suoi film sono perseguitati dai censori. Non ci sono vie di mezzo. O lo si ama o lo si odia.

E’ di Ninetto Davoli, attore feticcio di Pasolini e incarnazione dell’ideale di uomo genuino, la frase più bella della conferenza stampa, quando in perfetto dialetto romano dichiara:”certo non abbastano 48 ore per raccontare Fellini” e ricordando le 33 denunce ricevute da Pier Paolo, conclude: ”Noi oggi siamo presi da un sistema di vita consumistico che ci ha portati purtroppo a quel che è l’Italia di oggi. Questa è l’Italia borghese che Pasolini descrive.

Mi sono ritrovato nella sua ricerca di libertà creativa, ciò che non ho è la sua cultura e l’intelligenza” spiega Ferrara. “Penso che vivesse come un’ossessione le sue scelte sessuali, e questo me lo fa sentire molto vicino, ho vissuto l’incubo della dipendenza, della sconfitta con pause e ricadute. E forse, come lui, a volte sono stato giudicato scomodo, un disturbo per la morale comune. Mi ritrovo soprattutto nella sua ricerca assoluta di libertà creativa, ciò che purtroppo non ho è la sua cultura e l’intelligenza di dire cose giuste al momento giusto. Vorrei parlare di lui in modo più alto, anche in un’intervista lui avrebbe trovato risposte mai banali. Io resto sempre un italoamericano del Bronx”.

Perché ha scelto Dafoe?

“Il progetto era legato a Dafoe fin dall’inizio, non solo per la somiglianza prettamente fisica, ma anche perché è un attore straordinario, ma Will vive a Roma da anni, conosce la città e insieme abbiamo camminato nei luoghi di Pasolini, dalla stazione al ristorante Pommidoro, tentando di guardare con il suo sguardo. E Roma è uno dei protagonisti del film. Anch’io del resto sto cercando di diventare “romano”.

Da tempo Abel Ferrara pensava ad un film su Pasolini “ma non riuscivo a trovare la chiave giusta. Non avendo avuto la fortuna di incontrarlo, ho cercato di conoscerlo attraverso i suoi film. Il primo un film su Pasolini Ferrara l’ho visto da giovane, Il Decamerone, una scoperta sconvolgente, ero abituato ai film americani, non avevo mai visto la verità di Franco Citti, di Ninetto Davoli“.

Perché raccontare l’ultimo giorno della sua vita?

“L’ultimo giorno può essere simbolico di un’esistenza, di come l’hai vissuta, un tema che avevo affrontato in 4: 4-4. Last day on earth, in cui immaginavo le ultime ore di alcuni personaggi prima della fine del mondo. Nella giornata di Pasolini ho cercato di mettere insieme gli elementi della sua personalità così magnificamente complessa, ricca, contraddittoria”.

 

Abel Ferrara nasce nel Bronx, New York, nel 1951. King of New York (1990) è considerato da molti critici il film della sua scoperta: interpretato da Christopher Walken che qui inizia il sodalizio con il regista. Fra il 1992 ed il 1995 Ferrara dirige tre film che rappresentano la massima espressione della sua filosofia del peccato e della redenzione: Bad Lieutenant (1992, Il cattivo tenente), Dangerous Game (1993, Occhi di serpente), The Addiction (1995).  Abel Ferrara è stato più volte in concorso a Venezia: nel 1999 con The Funeral Chris Penn vince la Coppa Volpi, nel 2005 Mary ottiene un ottimo successo presso la critica e vince il Premio speciale della Giuria e, ancora, nel 2011 è in concorso con 4:44 Last Day on Earth.

 

 

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