Omaggio alla sicilianità e al teatro isolano per l’incontro culturale “Pirandello, Martoglio e Musco”

Relatori d’eccezione Sarah Muscarà ed Enzo Zappulla
con letture di Agostino Zumbo

 

 

 

È stato presentato, alla Fidapa sezione “Riviera dei Ciclopi”, l’incontro culturale dal titolo “Pirandello, Martoglio e Musco: sodalizi e baruffe”. Un omaggio alla cultura siciliana con relatori di alto livello e con un pubblico appassionato ai big della drammaturgia siciliana e alla storia del teatro isolano, che hanno operato una rivoluzione teatrale tra verosimiglianza e psicologia in un mondo stravolto, rivolto alla parodia e all’assurdo in cui i casi della vita normale sono forzati all’estremo e deformati. Equilibrio tra comicità martogliana, pirandellismo intriso di drammaticità e testi giocondi in dialetto borghese arrotondato del Musco, con bozzettismo regionale, grazie al “genius loci” che ha abitato dentro loro; una scacchiera tra la dimensione di commedia e quella della tragedia.

Il dibattito ha preso le mosse dalla frase di Eduardo De Filippo: «il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita» per continuare con il carteggio tra Pirandello e Martoglio, tra letteratura e storia, per raccontare e dimostrare la dignità del teatro comico dialettale e drammatico. L’avvocato Zappulla ha svolto un veloce ed esaustivo excursus letterario e storico del teatro, dal 1863, quando comparve sulle scene il primo testo interamente in dialetto e il termine mafia, dalla Cavalleria Rusticana al successo per il teatro di Catania, nonché l’avvento della formazione della teatralità siciliana con la nascita di un vero repertorio che fosse d’arte e che si spostava per l’Italia e per il mondo. Un filo narrativo di ricordi tra esordio e consacrazione al pubblico degli autori e attori, che abilmente la Prof. Muscarà, ambasciatrice nel mondo della migliore tradizione del teatro popolare siciliano, ha raccontato attraverso il successo dell’attore siciliano Giovanni Grasso a Roma, tanto amato ed acclamato da essere richiamato da quel Martoglio che riuscì ad ottenere il teatro Manzoni a Milano, mettendo in scena la Zolfara, rappresentata nel 1903. Un successo che metteva nella rappresentazione finta, tutto quello che di vero già si sapeva, o si credeva di sapere, dai Fasci Siciliani al processo Notarbartolo, fino all’inchiesta Sonnino: dalla corte d’Assise, i siciliani prendevano corpo sul palco del teatro.

I relatori hanno condotto il pubblico a importanti riflessioni, ripercorrendo il successo dei nostri attori siciliani all’estero, ricordando che il teatro sono gli attori non il copione. Senza indietreggiare fino a Pirandello, è innegabile che la Sicilia rappresenti nel cinema, come nella letteratura, nel teatro, nella musico e non ultimo nella moda molto di più che una fonte di ispirazione: offre una lingua, un paesaggio, vissuti, storie e tipi, un grande patrimonio espressivo che gli autori hanno riconfigurato e trasfigurato nei loro spettacoli teatrali. Fil rouge fra Angelo Musco che subentra a Martoglio, e infine Pirandello che approda al teatro per diventare il più grande drammaturgo del mondo.

Nell’Italia postunitaria, il teatro ha espresso il bozzettismo regionale della drammaturgia meridionale (Capuana, Martoglio, Rizzotto, Bracco) per cui il dramma sociale è stato stemperato in melodramma: tanto che “Cavalleria Rusticana” di Verga viene interpretato come dramma borghese edificante con l’amante, il marito tradito che si vendica, la vittima sedotta, anziché come materia popolare tratta dalla cronaca nera. Tale tendenza rappresentata in Sicilia da Bracco, Martoglio, Musco, portò sui palcoscenici nazionali e internazionali il tipo siciliano (macchiette secondo il giudizio di Antonio Gramsci) e trovò una benevola accoglienza nei teatri del Nord Italia ( e anche all’estero) in quanto alimentava l’immagine del Sud che il Nord andava elaborando, immagine che calcava la mano sui tratti tipici della diversità, in modo da smorzare l’alterità in “esotismo” e quindi suscitava attrazione anziché turbamento.

I relatori hanno evidenziato la rivoluzione teatrale operata nel tempo dal genere posticcio, a un teatro che capovolge i valori e i personaggi prendono vita come veri: persone si muore, dirà Pirandello, ma personaggi si vive sul palcoscenico e personaggi si vive per sempre. Muore Cervantes ma vive per sempre Don Chisciotte.  Arriva dunque a realizzarsi il sogno di un teatro dell’arte che vada in giro per il mondo. L’attore Agostino Zumbo interviene riportandoci all’attualità, non più per leggere gli antichi carteggi ma per ricordare una ferita oggi aperta più che mai: per sottolineare “il teatro sta morendo e gli attori stanno scomparendo, non ci sono più attori siciliani che vanno in giro per l’Italia o per il mondo, come al bel tempo di Pirandello, che portava in giro il pan-siciliano facendo rivivere la nostra terra e la nostra lingua in ogni luogo”.

Durante la serata presenti la Prof. Maria Ciancitto che è qui, in qualità di tesoriera, a rappresentare il distretto Fidapa B. P. per la Sicilia, e la consigliera del Distretto Mimma Torre, la presidente Isabella Frescura che ha sottolineato “I relatori hanno fatto conoscere il vasto repertorio del teatro comico siciliano degli anni Trenta quasi entrato in simbiosi col teatro italiano ed europeo.  Le poesie e le pagine letterarie dei tre autori Pirandello, Martoglio e Musco, rappresentano una Sicilia divertente e drammatica, intrigante e popolare. Nessuno meglio e più della Prof. Sarah Zappulla Muscarà può introdurci in questo mondo. Con le sue ricerche nel campo della cultura siciliana moderna e contemporanea (da Capuana a Verga, da Lanza a Pirandello) soprattutto grazie alla pubblicazione dell’importante carteggio inedito tra Pirandello e Martoglio è riuscita a colmare una lacuna nell’editoria pirandelliana. Il teatro dialettale pirandelliano fino al lavoro della Prof. Muscarà era stato  inteso come un’esperienza collaterale addirittura secondaria rispetto al teatro in lingua. Oggi questo concetto è stato superato comprendendo che per Pirandello il dialetto siciliano costituì invece il contatto con al realtà, con la vita a cui si sentiva per natura portato, come dimostrano anche le sue esperienze nell’arte figurativa”. La segretaria Cynthia Torrisi conclude affermando “La bellezza del teatro dialettale viene compresa ed apprezzata con maggiore consapevolezza se si possiedono le corrette chiavi interpretative e si arricchisce di ulteriori significati quando la dissertazione viene intrecciata con interessanti aneddoti di vita vissuta di interpreti ed autori”.

 

Intervista  a  Enzo Zappulla

Qual è l’inizio della stagione aurea del teatro siciliano le cui origini sono legate all’opera dei pupi?

A me piace farlo iniziare da quel dicembre 1902 allorché la Compagnia di Giovanni Grasso dall’angusto e maleodorante Teatrino Machiavelli di piazza dell’Ogninella a Catania approdò nel prestigioso Teatro Argentina di Roma per una serie di recite di beneficenza per gli alluvionati di Modica, entusiasmando il pubblico e la critica. Da allora fu un susseguirsi di successi, specialmente all’estero, dove Giovanni Grasso fu definito il più grande attore tragico del mondo da Vsevolod Mejerchol’d a Isaak Babel’ a Lee Strasberg.

Quali tappe toccarono le tournée principali di Grasso?

La Spagna, il Sud America, la Francia, l’Inghilterra, la Russia, riscuotendo un grande successo, pur recitando sempre ed esclusivamente in dialetto siciliano.

 

Intervista Sarah Zappulla Muscarà

A lei si deve la pubblicazione in un corpus unico, di Tutto il teatro in dialetto di Luigi Pirandello, per i tipi della Bompiani, ben dodici testi, in gran parte inediti o rari. Quale l’incipit teatrale dell’agrigentino?

L’esordio teatrale di Luigi Pirandello s’iscrive nel variegato filone della drammaturgia dialettale siciliana che ha rinverdito le scene nazionali e internazionali esibendo le straordinarie doti interpretative di Giovanni Grasso e Angelo Musco. Sub specie linguae Pirandello ha assunto la Sicilia non solo a modello interpretativo, ideologico e mitico, ma a proposta culturale. Presente e fuori del tempo, lucida e folle, la Sicilia dialettale pirandelliana, dialettica affermazione della necessità della mistificazione, celebra la vittoria del fatalismo e dell’immobilismo, sancendo il dominio della dislocazione apparente, in preda ad annosi problemi, storico-politico- sociali, ed insieme appassionata evocazione di un paese dell’anima. Ad Emilio Cecchi, nel 1932, Pirandello, ormai scrittore di dimensione internazionale, di Agrigento e della Sicilia scrive: «Altra vita, altro sangue, altra  natura, altri costumi, altri bisogni, altra sensibilità, altri sentimenti. E tutto qui». Orgogliosa rivendicazione di diversità che fa dell’isola speculum in aenigmate ma pure theatrum mundi, dove si sconta il «difficile lusso d’essere siciliano» di cui parla Gesualdo Bufalino”.

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