Oggi trovare lavoro si può… basta andare in Quebec!

Il governo dello Stato del Quebec ha pubblicato un bando di concorso che induce i giovani ad immigrare in Canada per trovare il sospirato lavoro...

Se in Italia c’è crisi, non disperiamo, possiamo sempre emigrare in Canada! Non si tratta né di una barzelletta, né del solito tentativo di spostare il problema della disoccupazione e le sue ovvie conseguenze: i giovani d’oggi non riescono a trovare un impiego duraturo, permanente, che permetta loro di poter contare sulle proprie forze. Questo problema, il Governo del Quebec  lo conosce bene e per scremare la popolazione mondiale, facendola concentrare all’interno di un programma innovativo, ha pubblicato un bando di concorso aperto a ‘tutti i diplomati di ogni continente’ per  varie specialità: economia aziendale, contabilità, legge, management, marketing, chef de cuisine, risorse agro-alimentari, relazioni pubbliche, computer councelling...

I requisiti a disposizione devono essere, come spiega M.lle Sylvie Parent, Capo Direttore Esecutivo del Quebec: ‘disponibilità a viaggiare, conoscenza del francese e/o inglese, saper usare un computer e avere dai diciotto ai sessant’anni’.

A questo punto è d’uopo chiedersi quanto un disoccupato siciliano, irlandese o cileno debbano cominciare a viaggiare per poter coronare il loro sogno di lavorare e guadagnare…Abbandonare le famiglie, amici, interessi per emigrare verso un Paese lontano in cui il rischio di non riuscire ad ambientarsi si pone al centro del problema.

Queste iniziative sono l’effettiva conseguenza della globalizzazione, che incamera e diffonde merce, cibo, moda, tendenze, musica, modi di dire, gusto e adesso pure i lavoratori, la cosidetta ‘forza lavoro’ per definirla con termini ‘marxisti’. L’unica differenza di cui rischiamo di non accorgerci risiede nel fatto che l’essere umano non è commericalizzabile come se fosse un SUSHI  da asporto: non è interscambiabile e non è sovrapponibile, bensì possiede sentimenti legati alla propria terra d’origine.

E’ vero che ‘una farfalla che batte le ali a Honolulu può scatenare un uragano in Florida’, ma la globalizzazione sta diventando una forza sempre più travolgente che tende a sradicare persino le origini, la cultura, le tradizioni di una popolazione. 

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