Nicola Alberto Orofino il famoso regista di “Troiane” di Euripide

  • Intervista a Nicola Alberto Orofino, regista di un’accurata e profonda elaborazione drammaturgica di “Troiane, canto di femmine migranti” messa in scena  al Teatro Greco di Catania, dal dal 18 al 21 Maggio e  dal 25 al 28. Lopera fa parte del terzo spettacolo della rassegna  “Altrove” promossa dal Teatro Stabile di Catania. 18618227_10213425894590000_1755278867_o

Al Teatro Greco Romano di Catania in scena “Troiane, canto di femmine migranti”. Con il regista un folto numero di artisti di notevole spessore come Egle Doria, Silvio Laviano, Luana Toscano, Alessandra Barbagallo, Lucia Portale, Marta Cirello e Valeria La Bua. Lo spettacolo itinerante nei meandri dello storico teatro catanese è stato prodotto sotto l’egida del Teatro Stabile per il progetto “Altrove”. 18623190_10213425912510448_1756626844_n

  • Abbiamo avuto il piacere di intervistare il regista Nicola Alberto Orofino (sotto in foto di repertorio).
  • Nicola, hai debuttato da giovanissimo nel 1999 al Piccolo Teatro di Catania. Hai frequentato le maggiori scuole teatrali italiane ed europee, lavorato con le più grandi personalità teatrali, collaborato con l’istituto di cultura italiano di New York. Quanto ti ha emozionato realizzare questo spettacolo itinerante denso di emozioni e drammaticità in un luogo storico di Catania, per l’appunto il Teatro Greco, incastonato tra la lava e le anime degli spettatori che lo frequentavano anche nel II secolo D.C.?
    18596834_10213425898270092_1857187006_oCerto che mi ha emozionato; raccontare Euripide in un luogo dell’antichità è esaltante. Se poi racconti la distruzione di una città, di cui rimarranno solo rovine in un luogo che è esso stesso stato sottoposto al disfacimento rovinoso del tempo, le suggestioni aumentano, gli echi del passato riaffiorano, le pietre cominciano a parlare. C’è tutto questo e poi ci siamo noi, donne e uomini che vivono la contemporaneità con tutto quello che questo significa in termini di sensibilità, criticità, conoscenze, emotività. Troiane non vuole essere un’operazione tesa nostalgicamente a richiamare un passato infinitamente lontano. Gli archetipi dell’antichità vanno interrogati e reinterpretati per essere comunicativi nel presente.
    Orofino

“Troiane, canto di femmine Migranti” uno spettacolo itinerante, composto da 7 stazioni, in ognuna delle quali è previsto un monologo o una scena di alcuni minuti, scene o monologhi che potrebbero essere recitati o interpretati in modo diverso in base al percorso scelto. Quanto spaventa o gratifica l’idea di lasciare emozioni contrastanti e differenti ad ogni spettatore che ha visto la stessa rappresentazione?

Non credo che lo spettacolo lasci agli spettatori emozioni o racconti differenti. Le differenze tra i percorsi indagano aspetti o accadimenti diversi della medesima narrazione (la guerra di Troia, la deportazione delle prigioniere troiane, la distruzione della città). La contemporaneità delle scene lungo il tragitto dello spettacolo, la possibilità di scegliere un percorso e di tornare per approfondire, sono possibilità di autonomia del pubblico che forse avvicinano, in un modo forse un po’ rudimentale, alle altre possibilità comunicative che la tecnologia degli ultimi decenni ci offre.

18618072_10213425918030586_324018697_oIn Grecia la rappresentazione teatrale era un modo per educare i cittadini, ritieni che anche al giorno d’oggi, nonostante il violento e smisurato uso dei social, il teatro possa entrare ancora nell’anima degli spettatori attraverso la parola, le immagini la magia della scena portandoli così ad una profonda riflessione sul proprio io, o ancora educando la loro coscienza sociale?

Me lo auguro! Scalfire le energie e le sensibilità di chi ci viene a vedere è (o dovrebbe essere) l’obiettivo ultimo di chi fa il nostro mestiere. Il teatro oggi è sempre di più il luogo che accende la miccia della riflessione, che deposita in palcoscenico gli interrogativi che appartengono al nostro tempo, che tenta di scuotere dal di dentro le persone. Se un futuro c’è per quest’arte non può che essere il ritorno alla sua missione originaria. La pienezza di senso, ragione e emotività rende il teatro il luogo sempre vitale del racconto, in ogni epoca e in ogni comunità.

18641908_10213425903150214_1947467420_oCosa ti ha ispirato a mettere in scena questa, aimeh ormai attuale e contemporanea, tragedia che stiamo vivendo noi popolo del Mediterraneo?

È una tragedia senza tempo, è un classico che, come tutti i capolavori, puoi rileggere e rispecchiarti sempre. I temi della guerra, della conseguente deportazione (leggi oggi emigrazione), della sudditanza femminile al maschio, sono i temi di Troiane. Accanto a tutto questo mi piaceva raccontare la sensazione stupefacente dell’abitudine al dolore. Troiane racconta l’atto finale di una guerra che durava da dieci anni. Un tempo lunghissimo in cui la morte, la sofferenza, l’angoscia, l’attesa della fine diventano condizioni del quotidiano. Questo rende le protagoniste di questa vicenda immense e immortali. Fisse nella ripetizione di uno strazio che ormai è svuotato. Poi tutto finisce, si può solo assistere al grande evento finale dell’incendio, terrore ed eccitazione, sensazioni che solo il fuoco può farti sentire con intensità massima. Poi anche l’incendio termina. Rimane il suono del silenzio, lo spazio del vuoto, un buco nero disperato.

18641834_10213425919630626_595493721_oDa sempre i rapporti familiari sono “incoronati” ricchi di vendette, sfide, passioni soffocate a volte senza fine senza soluzione, quanto si lega l’amore alla guerra? Quanto incide la sete di potere nell’animo dell’uomo?

Al Teatro Greco dobbiamo la costruzione degli archetipi che tutto il teatro della storia ha riprodotto e approfondito. Una civiltà che per prima, e in un modo assolutamente completo, ha rivelato mirabilmente gli uomini di sempre. L’indissolubilità di amore e guerra racconterà i legami e le relazioni fra i grandi opposti del teatro futuro (Iago e Otello, Amleto e Claudio, Constantin e Trigorin, Bruto e Cassio, Mirandolina e Fabrizio, la signora Frola e il signor Ponza). La sete di potere è il motore dell’azione teatrale perché è la causa prima degli accadimenti umani. La comunità familiare è il luogo che non ti scegli, della costrizione, ed è quindi luogo privilegiato in cui si scatenano le passioni umane. Ai greci il merito di avere mostrato ai posteri tutte le strade possibili della narrazione scenica.18618326_10213425916590550_1229210848_o

Quanto prevale nell’uomo la necessita intima di prevalere e sottomettere un altro essere umano, per mera cattiveria?

La sottomissione è l’atto incivile per eccellenza. Rivela arroganza, superiorità, meschinità ad ogni livello, dal banale quotidiano di tutti noi, agli stermini e i genocidi della storia. I tentativi di sottomissione svelano ignoranza, incapacità di ascolto, indifferenza all’altro, mancanza di “senso umano”. Credo che chi fa teatro come me deve sentirsi fortunato perché ci troviamo nel luogo del “senso umano”, nel territorio privilegiato dell’incontro che non tollera lo scontro sterile. Il teatro è luogo di scambio anche duro, ma mai ambiguo. Il teatro è l’incontro tra anime che praticano umiltà e rifiutano il pre-giudizio. Il teatro è luogo della professionalità non formale ma concreta, vera, mostrata e praticata giorno dopo giorno in sala prove e in palcoscenico. Il teatro in questo senso è un’utopia, lo so, a cui ritengo doveroso tendere. La ricerca di anime pienamente teatrali e ricche di “senso umano”, non è sempre fruttuosa, ma questo è un altro discorso…

18641142_10213425900830156_858972919_oApplausi a cielo aperto, da una terra e da una popolazione che ancora crede al teatro al suo messaggio recitato, urlato, rappresentato in scena, applausi da una terra che non vuole essere cancellata. Scuotere l’apatia del silenzio attraverso il tuo spettacolo, in un momento storico che vive di drammi sociali, un modo per dare voce e forza alle donne. Quanti passi indietro negli anni sta facendo la nostra società per aver fatto si che la donna fosse ancora oggetto e soggetto di violenze?

Io non lo so se si stanno facendo passi indietro riguardo la condizione femminile. Credo che nel mondo avanzato (almeno così si dice) del presente, le violenze sono sempre più intollerabili. Una civiltà che si crede essere in continua crescita si indigna di fronte alla violenza. Il problema è che i concetti di “mondo avanzato”, “civiltà in crescita” oggi perdono senso, e con essi si perde la speranza, la fiducia in un tempo più giusto e civile, l’affidamento alla potenza delle relazioni fra gli uomini. Il teatro è una possibile cura? Io credo di si, ma a questo punto dell’intervista sarei ripetitivo.18596735_10213425888829856_186696855_o

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