Nati i “gemelli contesi” per colpa del Pertini

I gemellini, nati con qualche giorno di anticipo fuori Roma, sono stati regolarmente riconosciuti dalla coppia gestante. Decade il ricorso dei genitori biologici. Accertata la colpa dell’errore: “svista della biologa”!

3 agosto 2014: questa è la data di nascita dei due gemellini “contesi”, nati dalla coppia di genitori sbagliati.

Un errore, una svista, minima nella sua entità materiale, ma macroscopica nella sua più profonda essenza, lo scambio di embrioni all’Ospedale Pertini. L’ennesimo ridondante caso di “malasanità”, che è costato caro a ben sei persone, di cui due appena nate. Un carico emozionale, di preoccupazioni, di situazioni irrisolte, che ha scomodato esperti, medici, psicologi, sociologi, chiesa, il ben saldo codice civile e, come se ciò non bastasse, l’accesa opinione pubblica. Tutto questo, accendendo i riflettori sui “quattro genitori”, riflettori troppo impegnati – a giusto titolo? – nel capire ragioni umane e burocratiche per puntare il dito verso l’unico vero artefice della terrificante beffa.

Un caso iniziato a fine dello scorso anno, in quel benedetto / maledetto dicembre 2013, allorquando le due coppie furono oggetto di un’inseminazione artificiale omologa sbagliata. Scambio di provette per colpa di “cognomi simili”. Una coppia “fortunata” viene a conoscenza che la propria inseminazione ha avuto esito positivo, l’altra che l’esito è stato negativo. Felicità da un lato e delusione, sconforto, tristezza dall’altro, ma bisogna andare avanti. Perché sicuramente sarà questo che la coppia “non fortunata” avrà pensato. Magari era anche riuscita, pur tra sofferenze, ad accettare il fallimento – se semplicisticamente vogliamo così definirlo -, ma poi… arriva una doccia fredda, freddissima.

Marzo 2014: una delle cinque coppie, inizialmente in cura presso lo stesso ospedale romano, denunzia l’errore e scoppia “il caso”. Ma – ironia della sorte – non si trattava di una delle coppie ora al centro di questo “disastro umano”.

Aprile 2014: l’Ospedale Pertini avvia degli accertamenti interni volti a far luce su quanto denunciato e arriva alla conclusione che errore c’è stato, ma che la colpa sia imputabile solo ad una “svista”, dovuta appunto ai cognomi simili delle due coppie.

Luglio 2014: la “coppia sfortunata” – assistita dal legale di fiducia, avv. Nicolò Paoletti – presenta ricorso urgente al Tribunale di Roma, chiedendo ‘attenzione su tutte le informazioni sullo stato di salute dei nascituri, nonché dove e quando avverrà il parto, affinché i ricorrenti possano formare l’atto di nascita dal quale risultino genitori… Diffidare tutti gli ufficiali dello stato civile presso le anagrafi della Repubblica dal formare l’atto di nascita dei gemelli in contrasto con la verità genetica’. Data dell’udienza… oggi, 8 agosto!

Ma, al contempo, si assiste all’archiviazione da parte della procura del primo ricorso, presentato dalla coppia che aveva inizialmente lamentato l’errore.

Agosto 2014: nascono i due gemellini, un maschietto e una femminuccia, lontani da Roma e dall’indiscrezione dei mass media, con qualche giorno di anticipo (la data presunta per il parto era il 12 p.v., mentre la nascita è avvenuta il 3 u.s.).

I due piccolini sono stati regolarmente registrati all’anagrafe dai genitori gestanti, che sono – dinanzi agli uomini e alla legge - i legittimi genitori.

Capiamo i genitori biologici, ma vogliamo serenità’, dichiarano i genitori gestanti, ormai genitori a tutti gli effetti, in un’intervista rilasciata al quotidiano “La Stampa” (http://www.lastampa.it/2014/08/08/italia/cronache/sono-nati-i-gemelli-contesi-nessuno-pu-pi-toglierceli-aBXvOmgeVWFzvCy24PhcAO/pagina.html).

La legge, oltretutto, è molto chiara, seppur sussista un vuoto legislativo non indifferente. Il regio decreto 9 luglio 1939, emanato in un’epoca in cui non sussisteva certamente la procreazione assistita, asseriva che madre è colei che partorisce. Di conseguenza, sussisteva la presunzione per cui padre è colui che è marito della madre. Ma… “Mater semper certa est, pater numquam” [la madre è sempre certa, il padre mai] (d. civ.): questo è uno dei principi classici del diritto, basato su una massima di esperienza (che nemmeno i progressi scientifici sono riusciti ancora a smentire), in base alla quale se è facile individuare la madre di un soggetto, la ricerca della paternità è spesso difficile, e, in qualche caso, impossibile. Ecco perché la legge ricorre alla “presunzione di paternità”, in base alla quale colui che è stato concepito durante il matrimonio si presume figlio del marito della madre. Ma, nel caso specifico, non di questo si discute, bensì proprio della maternità!

Difatti, colei che ha dato alla luce i bimbi non è la madre biologica, ma la “madre per la legge”!

A favore della madre gestante, infatti, si pone anche l’art. 269 c.c., che prescrive “…La maternità è dimostrata provando la identità di colui che si pretende essere figlio e di colui che fu partorito dalla donna, la quale si assume essere madre…”.

A favore del padre, marito della gestante, si pone, invece, l’art. 231 c.c., che recita “…Il marito è il padre del figlio concepito o nato durante il matrimonio…”, situazione esistente nel caso in fattispecie.

Punto cruciale risulta, quindi, la nascita dei gemelli, contemplata e ampiamente tutelata dalla legge.

L’art. 253 c.c., invece, si pone in netto contrasto con quanto adesso potrebbe vantare il padre biologico: “In nessun caso è ammesso un riconoscimento in contrasto con lo stato di figlio legittimo o legittimato in cui la persona si trova”. Stando così la legge, nel momento in cui i “genitori gestanti” hanno provveduto alla registrazione all’anagrafe dei nati, sono divenuti genitori di fatto e di diritto e i bambini “figli legittimi”, precludendo qualsiasi azione di rivendicazione di paternità presunta da parte del padre biologico. La madre biologica, infatti, non avrebbe potuto far nulla, non avendo partorito i bambini, ma se il giudice avesse emesso un provvedimento d’urgenza volto a vietare la registrazione all’anagrafe, il padre biologico avrebbe potuto intentare giudizio per presunzione di paternità.

Ma, adesso, è solo un fatto di “ma” e “se”. I piccoli gemelli sono figli legittimi della coppia gestante e ai genitori biologici non rimane che rassegnarsi. Almeno così sembrerebbe…

Ma potranno mai realmente rassegnarsi ad aver perso i “loro” figli? Quanti compleanni mancheranno, a quanti sorrisi, pianti o parole non presenzieranno? Forse a tutte.

E poi, in fondo – legge e morale a parte – di chi sono davvero questi figli, di chi li genera o di chi li cresce? E nove mesi in pancia – rispetto al nulla – son davvero tanti, un percorso responsabile di crescita e accadimento. Perché genitori sono davvero chi cresce i figli e non chi li genera, un po’ come avviene per le adozioni.

La legge ha detto la sua, ma l’opinione pubblica rimane variegata. E chissà se i genitori biologici si rassegneranno davvero…!

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