Nasce Fai Catania per contrastare il racket

Presentato a Palazzo della Cultura, a Catania, l’ associazione.
Presente il vice ministro dell’Interno Filippo Bubbico: “Convergenza tra istituzioni e società civile per risvegliare le coscienze”

 Si alzano gli scudi, oggi ancor di più, rispetto al passato contro la criminalità e in una città così viva dal punto di vista imprenditoriale, non poteva non nascere la Fai Catania, formato da un gruppo di imprenditori, ben 17,  che così inizialmente, “parlando in un sottoscala, sottolinea, scherzosamente il presidente dell’associazione catanese Walter Rudolf Ansorge, abbiamo deciso di unirci per combattere il racket perché così come diceva Don Pino Puglisi  “Se qualcuno fa qualcosa allora si può fare molto” e, Ansorge incalza dicendo che ” facendo sinergia si può combattere chi ti vessa, infatti, Giovanni Falcone ripeteva ‘Si muore generalmente perché si è soli’. 

Ecco cosa ci ha detto il viceministro Bubbico:

Il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico ha sottolineato che Adesso è necessario produrre atti e azioni. Bisogna dire basta alla retorica dell’antimafia: dobbiamo recuperare quello spirito e quella speranza, propria degli anni ’90, che si è dispersa nel tempo. Rigore, coerenza e rispetto delle regole devono contraddistinguere una battaglia quotidiana contro la mafia. In questa direzione, le relazioni di fiducia e condivisione delle forme aggregative e associative sollevano la vittima dalla condizione di isolamento. È terribile sentirsi minacciati da un nemico invisibile – ha concluso il viceministro – un nemico che tutti noi dobbiamo combattere“.

Ecco ci hanno detto i relatori:

 

Anche Ivan Lo Bello, presidente di Unioncamere e vice presidente nazionale di Confindustria, ha dichiarato “che nella città etnea è importante che ci sia  la presenza della FAI  perché offre capacità e competenze – dettate dall’esperienza su tutto il territorio nazionale – per gestire i rapporti tra chi denuncia e le forze dell’ordine, e per trovare quel punto di equilibrio che viene raggiunto con grande difficoltà”. Ma allo stesso tempo, Lo Bello dà un monito alla società in cui tutti devono essere responsabili perché esiste una parte di essa silente che deve risvegliarsi e denunciare.

A moderare il convegno Tano Grasso, presidente onorario FAI ha fatto un excursus sui 25 anni che ha percorso l’associazione dopo Capo d’Orlando, ottenendo importanti risultati anche sotto il profilo legislativo, infatti,  le associazioni sono diventate uno strumento efficace e fondamentale per consentire agli imprenditori di emanciparsi dai condizionamenti mafiosi.

“La Procura della Repubblica di Catania aprirà le porte  a chiunque vorrà denunciare il fenomeno –  così il procuratore aggiunto Carmelo Zuccaro ha esordito – ci aspettiamo un grande contributo dalle associazioni, ma vigileremo attentamente su fenomeni di collusione, copertura e trasformismo con l’etichetta della legalità, all’interno di queste realtà“. Invece,  il procuratore reggente Michelangelo Patanè si è soffermato sull’importanza della certezza della pena, che costituisce il principale deterrente per i criminali e il vero incentivo per gli imprenditori che vogliono denunciare. 

Presenti al convegno anche il prefetto Maria Guia Federico, il sindaco Enzo Bianco e il Commissario straordinario antiracket Santi Giuffrè.

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