MOTH II il nuovo telescopio solare al Polo Sud dal cuore italiano

Il nuovo telescopio si chiama MOTH II e ha un cuore italiano. La realizzazione sta avvenendo al Polo Sud.

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Fase del montaggio del canale nel Potassio (K) sulla montatura del telescopio. Crediti: Francesco Berrilli

Una nuova realizzazione è iniziata nella Stazione Polare Amundsen-Scott, in Antartide; si tratta della creazione del nuovo telescopio solare, grazie all’aiuto di Francesco Berilli e Stefano Scardigl, dell’Università di Roma Tor Vergata.

Il nuovo strumento sarà in grado di studiare il campo dell’astrofisica e fare delle ricerche sulle onde di gravità che si trovano vicino al sole e allo spazio. Il telescopio MOTH II, che ha un ‘cuore’ tecnologico italiano, permetterà di studiare i movimenti del plasma solare con un dettaglio senza precedenti e aiutare così a prevedere ad esempio i brillamenti, violentissimi getti di radiazioni e materia che possono essere un pericolo per le missioni spaziali e le telecomunicazioni.

L’apposito luogo scelto, per poter guardare la nostra stella luminosa, è stato il Polo Sud.

I ricercatori italiani, hanno preferito questa regione polare per le condizioni eccezionali di stabilità atmosferica e per la pulizia del cielo.telescopio

Il telescopio ha una forma e delle funzionalità personali ed è costituito da due canali operanti in righe del Sodio e del Potassio. Questi due canali consentiranno di analizzare contemporaneamente i campi di velocità del plasma solare e del campo magnetico.

Inoltre, i dati che saranno ottenuti, concederanno il poter esaminare la dinamica di entrambi i campi prima messi in evidenza.

Così si potranno prevedere in anticipo i brillamenti, che sono dei getti di irradiazioni in grado di creare  problemi o causare pericoli durante le varie missioni nello spazio.

Francesco Berilli, il ricercatore italiano, com’è stato riportato sul sito dell’INAF ha spiegato che “Chi studia il cielo ha la fortuna e il privilegio di lavorare in luoghi remoti e magnifici- ma qui siamo letteralmente su un altro pianeta, protetti nella South Pole Station, ma in un ambiente ostile e a migliaia di chilometri dai più vicini ospedali e città.”

La creazione di questo telescopio ultra-moderno al Polo Sud, è vista come una folle avventura che rende partecipe, principalmente, l’Italia.MOTHII-664x498

Il progetto, finanziato dalla National Science Foundation e coordinato da Stuart Jefferies, professore della Georgia State University, ha un piccolo supporto del PRIN-MIUR 2012. Il team è composto da ricercatori dell’Università delle Hawaii, Georgia State University, Università di Roma Tor Vergata, JPL e Agenzia Spaziale Europea.

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