Bad News for the Joint Strike Fighter! LA VERITÀ SULL’F-35

E SE FOSSE UN FLOP? LOCKHEED MARTIN RISPONDE
More Bad News for the Joint Strike Fighter!

Alcuni media stanno riportando notizie relative all’F-35 Lightning II che non corrispondono a verità. Riteniamo sia importante che i giornalisti abbiano, invece, a disposizione i fatti. Ecco la ‘verità sull’F-35’.

Tutte le componenti del caccia sono state testate ed i prototipi stanno superando le più rosee aspettative. Questo è uno stralcio di un comunicato a firma della Lockheed Martin, una delle società incaricate di costruire lo Joint Strike Fighter o F-35 come è più comunemente chiamato.

Contiamo – aggiungono dalla società – di completare il programma di sviluppo per il 2016”. In effetti, molti dimenticano che l’attuale F-35 è un prototipo. In poche parole la produzione seriale dei lotti commissionati dai vari governi del pianeta, tra cui anche l’Italia con novanta macchine, non è iniziata perché lo sviluppo non è concluso.

Al momento la produzione dell’F-35 è a ritmo ridotto in quanto l’intero progetto è in divenire. Questa tecnica è nota in America come ‘concurrency’, cioè produzione ridotta dei velivoli che rappresentano il banco di prova per la futura costruzione seriale. In questo modo si riducono i tempi di sviluppo, ma il costo resta considerevole. La cuncurrency era già utilizzata a partire dalla seconda guerra mondiale negli Stati Uniti ed era per così dire “accettata” da un paese in guerra, sempre alla ricerca di nuove armi da schierare contro il nemico.

È innegabile che il caccia, dotato della tecnologia più avanzata mai installata su un velivolo, sia stato afflitto da problemi, cosi come riportato anche in alcuni documenti redatti dal Government Accountability Office o Gao.

Il fatto è – si legge in uno dei dossier del Gao (organismo del congresso che analizza la spesa pubblica) – che i costi di sviluppo potrebbero aumentare fino a quando non si completerà lo sviluppo, fissato appunto per il 2016”.

Versione condivisa anche dal vice ammiraglio David Venlet (responsabile dello JSF per il Pentagono) che in una recente intervista ha dichiarato che “i costi della cuncurrency si stabilizzeranno per la fine del 2015”.

I governi pagano i costi per un caccia sviluppato nel più breve tempo possibile (il primo volo è stato compiuto il 15 dicembre del 2006) e che andrà a sostituire macchine che hanno ormai superato di gran lunga il loro ciclo vitale.

Ma ritorniamo al comunicato della Lockheed Martin, unico nel suo genere perchè probabilmente per la prima volta nella storia dell’aeronautica militare, un’azienda è stata costretta a snocciolare numeri e risultati a causa delle feroci polemiche.

È stato affermato che ogni F-35 costerà 200 milioni di dollari, 146,5 milioni di euro“I velivoli fabbricati nei primi anni del programma – scrivono dalla Lockheed Martin – costeranno più di quelli prodotti nella fase di piena produzione”. Si stima per l’F-35A un costo pari 70 milioni di dollari (51,3 milioni di euro) a partire da quelli acquistati nel 2018 (tra cui l’Italia).

Ogni casco dell’F-35 costa 2 milioni di dollari (1,4 milioni di euro): “Il costo attuale del casco – chiariscono dalla Lockheed Martin – è di 600mila dollari (439 mila euro) ed è incluso nel costo totale del velivolo. Prevediamo – aggiungono – che questa cifra diminuirà nel tempo, in linea con la graduale maturazione della tecnologia del casco”.

Il casco per l’F-35 non funziona e senza il casco il velivolo non può volare: “Abbiamo eseguito – si legge – oltre quattro mila voli e cinque mila ore di volo con il casco e il feedback che abbiamo ricevuto dai piloti presso la Air Force Base di Edwards, la Naval Air Station di Patuxent River, la Air Force Base di Eglin e presso l’impianto di produzione di Fort Worth, è che essi approvano in pieno il casco. In autunno sono stati compiuti test dedicati proprio al casco e i risultati sono stati positivi, a indicare che i margini di miglioramento rimasti sono molto ridotti. Alcuni upgrade specifici sono già in corso e il nostro obiettivo è di continuare su questa strada. Se necessario, l’F-35 può assolutamente essere pilotato anche senza l’ausilio del casco”.

A velocità supersoniche la coda dell’F-35 prende fuoco: “Questa informazione – rispondono dalla Lockheed – è chiaramente falsa. Nel corso dei test in volo, abbiamo rilevato che al limite del volo supersonico potevano verificarsi problemi di integrità del rivestimento esterno. Un nuovo procedimento di applicazione del rivestimento ha risolto il problema. Il nuovo procedimento è ora stato applicato a tutte le varianti”.

Il software dell’F-35 è un “disastro”: “Abbiamo concordato con il JPO – concludono dalla Lockheed Martin – un piano di sviluppo del software e lo stiamo portando avanti. I software finora provati sul campo, Block 1 e 2, stanno dando risultati molto positivi. Continuiamo a ottenere buoni risultati nei test in volo e feedback positivi da parte dei piloti al lavoro alla Air Force Base di Edwards, alla Naval Air Station di Patuxent River e alla Air Force Base di Eglin.

I 90 F-35 italiani svolgeranno missioni multiruolo, al momento compiute da 200 velivoli di varia natura. Resteranno in servizio per almeno quarant’anni.

 La comunicazione è stata già visionata e supportata dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica Italiana. Si tratta del primo pezzo con le verità sugli F-35, con i dati della casa produttrice, Lockheed Martin. Tutti i dati sono VERI e non confutabili. 

(nota di F.A.I.) 

History
L’F-35 Lightning II è un velivolo caccia multiruolo di quinta generazione con spiccate caratteristiche stealth (bassa osservabilità da parte dei sistemi radar) e net-centriche (interconnessione di tutti i sistemi di comunicazione, informazione e scambio dati a disposizione).

Il velivolo sarà prodotto in tre versioni:

F-35A a decollo convenzionale; F-35B a decollo corto e atterraggio verticale (STOVL) per portaerei con ponte adatto; F-35C per portaerei con catapulte (CATOBAR).

Il progetto è realizzato in cooperazione da Stati Uniti ed altri 8 partners: il Regno Unito è partner di primo livello, al pari degli Stati Uniti, con una quota di investimento nello sviluppo del programma pari al 10 per cento; l’Italia, insieme all’Olanda, è partner di secondo livello, con una quota di investimento nello sviluppo del programma del 3,8 – 3,9 per cento; Canada, Turchia, Australia, Norvegia e Danimarca sono partners di terzo livello con una partecipazione finanziaria pari al 1-2%.
ll primo decollo di prova della versione base è avvenuto il 15 dicembre 2006.

 

In Italia si è iniziato a parlare del progetto nel 1996 con il Ministro della Difesa Beniamino Andreatta (primo Governo Prodi) [cfr. allegato alla seduta della Commissione difesa del 16 gennaio 2007); il 23.12.1998 (Governo D’Alema) è stato firmato il Memorandum of Agreement per la fase concettuale-dimostrativa con un investimento di 10 milioni di dollari; nel 2002 (secondo Governo Berlusconi), dopo l’approvazione delle Commissioni Difesa di Camera e Senato (4 giugno 2002 ) e (14 maggio 2002) è stata confermata la partecipazione alla fase di sviluppo con un impegno di spesa di circa 1.190 milioni di euro. Sull’andamento del progetto è stato informato il Parlamento il 28.07.2004 ed il 16.01.2007 (secondo Governo Prodi). L’ 8 aprile 2009 le Commissioni difesa di Camera e Senato 8 aprile hanno espresso parere favorevole sullo schema di programma trasmesso dal Governo che comprendeva l’acquisto di 131 F35 al costo di 12,9 miliardi di euro, spalmati fino al 2026 e la realizzazione, presso l’aeroporto militare di Cameri (Novara), di una linea di assemblaggio finale e di verifica (FACO) per i velivoli destinati ai Paesi europei.

 Il 15 febbraio 2012, il Ministro della Difesa, ammiraglio Di Paola, ha annunciato che vi sarà un ridimensionamento del programma: “l’esame fatto a livello tecnico e operativo porta a ritenere come perseguibile, da un punto di vista operativo e di sostenibilità, un obiettivo programmatico dell’ordine di 90 velivoli (con una riduzione di circa 40 velivoli, pari a un terzo del programma), una riduzione importante che, tuttavia, salvaguarda anche la realtà industriale e che, quindi, rappresenta una riduzione significativa coerente con l’esigenza di oculata revisione della spesa”; la necessità di proseguire nel programma è stata, altresì, posta in relazione con la necessità di sostituire tre linee di velivoli, i Tornado, gli AMX, e gli  AV-8 B che nell’arco dei prossimi 15 anni usciranno progressivamente dalla linea operativa per vetustà. 


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