Monte Etna, Patrimonio dell’Umanità dal 2013

L’Etna, originariamente chiamata Mongibello (in siciliano Mungibeddu o semplicemente a Muntagna), è uno dei vulcani più attivi al mondo ed il più elevato d’Europa, con un’altezza di ben 3,326 metri.

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La struttura di questo vulcano è molto complessa, a causa della formazione nel tempo di diversi edifici vulcanici. Durante le eruzioni, anche sua altezza ha subito diverse variazioni nel corso del tempo. L’origine del nome Etna è incerto, ma potrebbe derivare dal greco “Aitna“. Mongibello deriva dal latino e significa “Bella montagna“. La sua straordinaria attività e maestosità attira milioni di visitatori da tutto il mondo.  È situata sulla costa orientale della Sicilia, nella provincia di Catania e occupa una superficie di 1265 kilometri quadrati. L’ambiente etneo è vario, caratterizzato da boschi e da aeree ricoperte da roccia lavica che nei periodi invernali, vengono ricoperte totalmente dalla neve. L’Etna comincia a formarsi circa 150 mila anni fa, dalla risalita del magma che emergeva da fratture lineari.

La vita di questo incredibile monte è stata suddivisa in tre periodi: Mongibello Antico, Mongibello Recente e il Mongibello Moderno (fino ai giorni nostri). L’evoluzione del vulcano ha avuto inizio circa 60 mila anni fa, durante la quale esso ha subito straordinari cambiamenti a livello morfologico.

Del Mongibello Antico rimangono solo chiare tracce della caldera sommitale: in cui il magma era diventato più viscoso, generando sia attività esplosive che effusive.

Il Mongibello Recente a differenza di quello antico, è invece caratterizzato da un’intensa attività effusiva. Circa 8000 mila anni fa, vi fu un collasso gravitazionale di una parte del versante orientale provocato dal distacco e dallo scivolamento a mare di un tratto di edificio vulcanico.

Il Mongibello Moderno è nato circa 2000 anni fa, in seguito all’apertura di vaste fenditure laterali, l’area sommitale del Mongibello.

I crateri dell’Etna sono quattro e sono: il Cratere Centrale, costituito da Voragine e Bocca Nuova, Cratere Nord-Est e il Cratere Sud-Est. L’eruzione più violenta della storia mai registrata prima, fu quella dell’8 marzo del 1669, la quale ha causato terremoti e attività piroclastiche. Molti centri abitati sono stati distrutti dalla colata lavica, che ha raggiunto Mascalucia, San Pietro Clarenza, Camporotondo Etneo, San Giovanni Galermo, ValcorrenteMisterbianco, arrivando anche a poche miglia da Catania

Il 1° aprile giunse 2 miglia ad ovest nell’area di Nesima Superiore e travolse l’antico acquedotto Lago di Nicito. Il 23 aprile raggiunse il litorale marino, circondando anche il Castello Ursino. La colata magmatica si arrestò definitivamente l’11 luglio dello stesso anno. Da quell’eruzione, si formarono due caratteristici coni gemelli chiamati Monti Rossi.

Nei pressi del Monte Fusaro rimane a tutt’oggi la fenditura di scorrimento chiamata Fossa della Palomba. Il fiume Amenano fu in parte seppellito ed essendo un fiume ininterrotto, scavò un nuovo letto nel sottosuolo. La linea di costa a sud di Catania subì modifiche in seguito all’accumulo di arenile. La lava coprì anche  i Bastioni di San Giorgio e di Santa Croce. Scomparvero il Circo Massimo e la Naumachia, strutture probabilmente di origine romana.

Quella del 1669 non fu l’unica eruzione della storia. Nel 252 d.C, la lava giunse a Catania per la prima volta e si dice che la colata sia stata fermata dal Velo di Sant’Agata. L’eruzione del 1614, invece, durò dieci lunghi anni, con l’emissione di un miliardo di metri cubi di lava. Tra le più recenti e lunghe abbiamo quella del 1991, che cessò due anni dopo.

Nel 2013, l’Etna è entrata nella lista dei patrimoni dell’UNESCO, che lo ha definito uno dei vulcani più emblematici.

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Il 30 maggio 2019 alle ore 5:37, l’Etna si risveglia e l’INGV (Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia) di Catania, rileva una colata sommitale dal cratere di Sud-Est. Alle ore 03:35 si apre una bocca effusiva alla base del Nuovo Cratere di Sud-Est. L’eruzione essendo confinata in area sommitale, non è rischiosa per le popolazioni che vivono nelle zone circostanti.

Il vulcanologo Boris Behncke tranquillizza tutti riguardo agli allarmismi che girano sui social e scrive su Facebook: «Attenzione con le bufale che ovviamente stanno nuovamente girando a go-go: il fatto che ora c’è questa nuova eruzione in corso non significa per niente che ora ci saranno di nuovo terremoti come a dicembre. Certo, siamo in una zona ad alto rischio sismico, ma questo è a prescindere dalle eruzioni dell’Etna. La maggior parte delle eruzioni sui fianchi dell’Etna sono precedute da modesta attività sismica, che però questa volta proprio non c’è stata. In alcuni casi continuano i terremoti anche dopo l’inizio dell’eruzione (come nel 2002 e a dicembre 2018). Questo ha a che fare con la dinamica dei fianchi dell’Etna, soprattutto quello orientale, che in alcuni casi riceve una forte spinta e si muove, facendo muovere anche le faglie che vi si trovano dentro. Al momento, non c’è alcun segno di un nuovo movimento di questo tipo».

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