Missione Rosetta: Philae è ufficialmente ancorato alla cometa 67P

Gli esperti dell’Esa temono ancora un distacco. Si conclude il viaggio, lungo 10 anni, del lander Philae, dotato di uno strumento made in Italy

Ieri, alle ore 17.04 (ore italiane) il lander della missione Rosetta è atterrato sul nucleo della cometa 67P/ Churyumov-Gerasimenko, dopo una discesa di circa sette ore.

Applausi liberatori e lacrime di commozione al centro di controllo missione a Darmstadt all’arrivo del segnale elettronico dalla spazio: è la prima volta che un congegno costruito dall’uomo scende sulla superficie del nucleo della cometa.

Ci son voluti ben 10 anni prima dell’agognato atterraggio: la sonda, infatti, era stata lanciata il 2 marzo 2004.  

Questa missione consentirà di ottenere una visione della natura delle comete inedita.

Il tanto atteso segnale di Philae è arrivato dopo una lunga sequenza di manovre, durate quasi sette ore, durante le quali il lander si è sganciato dalla sonda principale, raggiungendo automaticamente il nucleo cometario. Una discesa preparata dall’ESA (Agenzia Spaziale Europea) nei minimi particolari, ma non priva di rischi.

In realtà, però, la fase finale dell’ “avventura in volo” di Rosetta è iniziata molto prima: il team dell’ESOC (European Space Operations Centre), infatti, non appena verificata l’orbita della sonda, già nella notte precedente, ha iniziato a inviare i comandi finali per la discesa. Le informazioni inviate dalla Terra necessitano di circa 28 minuti per raggiungere il lander, trovandosi a più di 500 milioni di chilometri dalla Terra! Ciò implica che l’atterraggio in sé non è stato eseguito in diretta dalla Terra.

Dopo una serie di controlli, condotti durante la notte e la prima mattinata di ieri, alle 10:03 italiane il team dell’ESA ha ricevuto la conferma di avvenuto distacco. Da lì il countdown di ben sette ore prima dell’ancoraggio, con un tasso di successo, valutato a priori dagli esperti, del 70%.

Pericoloso il basso campo gravitazionale del nucleo: uno dei rischi principali era un impatto troppo violento, tale da poter fare rimbalzare il lander nuovamente verso lo spazio. A tutela di questa fase gli esperti hanno fatto affidamento sugli “arpioni di Philae”, che hanno permesso l’ancoraggio del lander al nucleo: procedimento osservato – sebbene in differita – grazie alle riprese degli strumenti CIVA e ROLIS.

La missione, Philae volendo, dovrebbe continuare fino alla prossima primavera, fornendo una cronaca dettagliata dei cambiamenti della cometa, man mano che si avvicina al Sole.

Al momento, però, c’è ancora un problema che continua a tenere gli scienziati con fiato sospeso: Philae (questo il nome del lander) non è perfettamente ancorato e rischia il distacco.

Nella speranza che questo rischio venga scongiurato, per Philae inizia adesso il vero e proprio lavoro…

Pesante circa 100 kg, il lander trasporta con sé 10 strumenti scientifici, progettati per condurre vari tipi di esperimenti, dall’analisi del campo magnetico del nucleo cometario all’analisi dettagliata della superficie e degli strati superficiali. Fra questi, di fondamentale importanza è SD2, il “trapano” che perforerà la superficie della cometa fino a 30 centimetri di profondità, fornendo i campioni da analizzare agli altri strumenti.

SD2, realizzato sotto la guida della prof. Amalia Ercoli-Finzi del Politecnico di Milano, è uno dei principali contributi italiani alla missione. “Il nostro compito è raccogliere i campioni. Con una velocità bassissima, impiegheremo circa una paio d’ore per raggiungere il suolo cometario. Una volta raccolti, dobbiamo portarli al livello del suolo da una profondità di 20 centimetri e poi consegnarli ai vari fornetti, dove verranno scaldati per leggerne la composizione“, ha spiegato la scienziata.

La batteria primaria di cui è dotata il lander ha un’autonomia di 65 ore, pari a circa due giorni e mezzo di esperimenti.

Il resto della missione dipenderà dalla batteria secondaria e dalla capacità dei pannelli fotovoltaici di ricaricarla. Se tutto andrà per il meglio, questa missione porterà risultati “spaziali”: potremo studiare questi fossili cosmici e capire come è nato il Sistema Solare con tutti i pianeti, compreso il nostro. 

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