Millecinquecento pagine de “I miserabili” rappresentati al Teatro Stabile di Catania

Dal 12 al 17 marzo, al Teatro Verga di Catania, è andato in scena lo spettacolo “I miserabili”, tratto dal romanzo di Victor Hugo (adattamento teatrale di Luca Doninelli), con Franco Branciaroli e la regia di Franco Però, in cartellone per la Stagione 2018/19 del Teatro Stabile di Catania.

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Un galeotto appena uscito di prigione e un vescovo, l’uno accanto all’altro in una perfetta antitesi, amplificata dal grigio della scena e dalle luci soffuse. Si apre così l’ambizioso spettacolo diretto da Franco Però, riadattamento de I miserabili di Victor Hugo, uno dei capolavori della letteratura di tutti i tempi. Un’opera monumentale e complessa, della quale tuttavia Luca Doninelli riesce a cogliere il senso ultimo e più profondo, dando vita a due ore e mezzo di pura commozione e ad una riflessione etica che tocca i nervi scoperti della nostra contemporaneità. A convincere definitivamente è poi il Jean Valjean di Franco Branciaroli. L’attore gestisce magistralmente il ruolo e riesce a dare anima e corpo al gigantesco personaggio di Hugo. Valjean è un uomo risoluto, che non si lascia definire, che ci stupisce ed emoziona per l’alta tensione morale che l’accompagna, inafferrabile e forse incomprensibile. Un uomo pronto ad assumersi le proprie responsabilità e a caricarsi del peso del mondo, espiando anche i peccati non propri. La voce profonda ma ferma di Branciaroli, ogni suo movimento, ogni battuta ci restituiscono l’impressione di assistere a qualcosa di autentico e necessario. L’estrema naturalezza dell’interpretazione rapisce lo spettatore: le pareti del teatro svaniscono e ci ritroviamo semplicemente ad assistere al dramma di un uomo posto di fronte ad un passato che deve riscattare.

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Jean Valjean è il collante, il filo rosso della narrazione. Un personaggio a sé, un gigante – sempre sfumato, sempre ai margini – che spicca rispetto al resto dell’umanità, alla quale egli pur appartiene ma dalla quale allo stesso tempo si distacca. Ed è da questo continuo scivolare da una definizione all’altra, è da questa irriducibilità che si sprigiona tutta la poesia e drammaticità della sua figura. Egli fa parte sì di quei miserabili a cui si richiama il titolo dell’opera – che potremmo in fondo identificare con il sottoproletariato della Francia ottocentesca, quell’umanità reietta e imbruttita, condannata alle catene e alla fame – ma Valjean è anche l’uomo che è riuscito infine a redimersi, a riscattarsi da quella miseria materiale e morale che, in un circolo vizioso, degrada l’essere umano, spingendolo verso l’esclusione sociale e la morsa, spesso insensata e cieca, della Legge. Valjean è allo stesso tempo ladro e benefattore, amico di prostitute e vagabondi, nei quali egli rivede se stesso. Ed è proprio in nome del riconoscimento di una comune umanità che gli stigmi sociali cadono e vanno a perdere di senso. Ciò che emerge è il concetto di una Giustizia superiore a cui potersi appellare e dalla quale far discendere la propria azione e il proprio giudizio.

L’adattamento teatrale di Luca Doninelli ha donato ai personaggi creati da Victor Hugo una dimensione in più, pur essendo già in origine tutti dotati di vissuti importanti, dalle tonalità intense e ricche di chiaroscuri e nella regia sobria, elegante e raffinata di Franco Però essi si stagliano su uno sfondo lineare ed evocativo, altamente funzionale alla resa di un ritmo sempre vario che riesce a catturare per tutto il tempo l’attenzione del pubblico.

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Per questo spettacolo, prodotto CTB Centro Teatrale Bresciano, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro De Gli Incamminati, le scene sono di Domenico Franchi, i costumi di Andrea Viotti, le musiche di Antonio Di Pofi, le luci di Cesare Agoni.

Sul palco anche Alessandro Albertin, Silvia Altrui, Filippo Borghi, Romina Colbasso, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Andrea Germani, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos, Valentina Violo.

Un romanzo geniale, che parla a ogni epoca perché tocca grandi temi universali come la dignità, il dolore, la misericordia, la giustizia, il male e la redenzione. L’opera di Victor Hugo continua ad essere moderna, pur essendo stata pubblicata nel 1862.

 

 

 

 

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