MESSINA: I LAVORI DI SCAVO RESTITUISCONO SETTE TOMBE PARTE DI UNA NECROPOLI DEL II SECOLO A.C.

L’ASSESSORE SAMONÀ SI TRATTA DI UN IMPORTANTE RITROVAMENTO CHE CI CONSENTE DI ARRICCHIRE LA CONOSCENZA DELLA STORIA DELLA CITTÀ DI MESSINA”

Palermo, 15 aprile 2021 – I lavori di scavo per la realizzazione di un edificio di civile abitazione hanno portato in luce a Messina un settore della più ampia necropoli ellenistico-romana degli Orti della Maddalena del II sec a.C. .

La necropoli, che fa parte di una più vasta e stratificata area documentata da ricerche sistematiche condotte nell’ultimo ventennio dalla Soprintendenza di Messina in tutta l’area, contribuisce ad arricchire il quadro delle conoscenze sull’estensione e sulle tipologie funerarie della necropoli meridionale dell’antica città di Messina.

Si tratta di un importante ritrovamento – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana – che si realizza a poche settimane di un analogo ritrovamento a Marsala. Ancora una volta tombe fino ad ora inviolate che ci rappresentano la ricchezza del nostro territorio e l’importanza degli scavi come elemento per la ricostruzione della nostra storia. Un grande apprezzamento alle soprintendenze di tutta le Regione per la puntuale attività di vigilanza preventiva grazie alla quale è stato possibile, ad oggi individuare numerose emergenze quali, appunto le tombe a Marsala, la residenza rurale del I secolo d.C. a Vallelunga Pratameno, la strada romana a Caltavuturo o il capitello a Gela. Sono tutte scoperte – evidenzia l’assessore Samonà – che devono indurre il governo regionale a potenziare ancora di più l’attività di ricerca”.

Lo scavo, avviato nel mese di gennaio 2020, ha permesso di riportare in luce sette sepolture che si trovavano a 90 centimetri di profondità. Si tratta di sepolture a “fossa terragna”, cioè fosse lunghe e strette scavate nel terreno all’interno delle quali sono stati ritrovati gli scheletri, ancora intatti, di individui deposti in posizione supina con il capo rivolto a nord-est e le braccia distese lungo i fianchi, di incinerazioni e di una sepoltura dentro una cassa di mattoni.

Le tombe hanno restituito anche oggetti di corredo funerario costituiti principalmente da unguentari fittili fusiformi oltre a una coppa “megarese” e una lucernetta con becco a incudine che consentono di individuare il periodo di utilizzo della necropoli nel II sec a.C.. “Questo ritrovamento– dice Mirella Vinci, Soprintendente di Messina – è di straordinaria importanza per le condizioni in cui le tombe si trovano e perché ci consente di ampliare la conoscenza sulle tipologie funerarie della necropoli meridionale dell’antica città di Messina. Proprio in considerazione dell’importanza del ritrovamento abbiamo effettuato un’occupazione temporanea dei terreni e consegnato i lavori di esplorazione archeologica ad una ditta specializzata che lunedì 19 inizierà le attività di approfondimento”.

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