Mamma Rai manda in pensione Oliviero Beha

Il giornalista Oliviero Beha va in pensione dalla Rai,
ma il suo futuro è ricco di progetti

Polemista, molto intelligente, nulla a che fare coi suoi colleghi: la Rai lo ha trattato come se fosse di troppo, e il troppo da fastidio e bisogna sbarazzarsene. Oliviero Beha, giornalista, classe ’49, è da ieri un pensionato. Divenne famoso per lo scalpore che destò una sua inchiesta, condotta nel 1984 assieme a Roberto Chiodi, in cui  asseriva che la partita tra Italia e Camerun del Campionato mondiale di calcio del 1982 fosse stata combinata tramite un accordo simultaneo di giocatori di entrambe le squadre; fu temporaneamente sospeso, e dopo il suo rientro in Rai, in lui vigeva sempre l’ombra del sospetto.

Comincia la sua carriera come inviato per La Repubblica, occupandosi di sport e società, in seguito editorialista e commentatore politico per La RinascitaIl Messaggero e Il Mattino e L‘Indipendente; il suo approdo in Rai avverrà nel 1987 con la conduzione di  Va’ pensiero’ con Andrea Barbato, poi sarà la volta di la ‘Gazzetta dello spot‘, un’analisi critica del mondo della pubblicità. Ancora per Rai 3, nel 1991 “Un terno al lotto”, programma televisivo su domanda e offerta di lavoro, grazie al quale duemilaseicento persone hanno trovato occupazione in due mesi.

Nel 2012 Beha si vede improvvisamente chiudere un programma di sei puntate in seconda serata, ‘Telepatia’ che ‘andava molto bene, faceva meglio di quella che loro chiamano media di rete, nel caso specifico era Rai3’. 

Oliviero Beha, così come ha rilasciato al Fatto Quotidiano, ha sottolienato “che  non è stato bravo a tessere le relazioni che contano, non ha protettori e non è mai sottostato alla gerarchia militare verso i potenti. Insomma non si è venduto allo schema delle logiche politiche, trafila che la maggior parte dei dipendenti Rai deve seguire per non finire ai margini. ‘In Rai, continua  il giornalista, ‘regna il principio del “lecco, dunque sono”. Non ho mai toccato con mano l’idea di servizio pubblico del presidente Annamaria Tarantola e del direttore generale Luigi Gubitosi”.

E quando si prendono le distanze da questa logica del servilismo, invocano l’età e ti mandano a casa.

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