Canto in Malarazza. Incudine, Kaballà e Tony Canto omaggiano a Zafferana la Sicilia di Modugno

Canto in Malarazza: Mario Incudine, Kaballà, Tony Canto.  Dall’Anfiteatro Falcone-Borsellino di Zafferana Etnea (CT) un omaggio alla Sicilia di Domenico Modugno.  

In una calda serata d’estate etnea, alla presenza di un pubblico numeroso, lo spettacolo ‘Malarazza’ di Incudine, Kaballa & Tony Canto, in un crescendo di pathos, ha generato un’atmosfera unica, rendendo omaggio a ‘Mimì’ Modugno, pugliese ma siciliano di adozione. Un omaggio al ”Modugno siciliano”, al cantattore che fingendosi siciliano si calò a tal punto nella realtà dell’Isola da diventarlo veramente. A Zafferana Etnea, alle pendici dell’Etna, i tre cantautori siciliani, per la prima volta insieme, offrivano una versione dei brani più rappresentativi e popolari, un viaggio inedito e affascinante attraverso tutto il suo variegato repertorio in dialetto siciliano. 
Mario Incudine, cantante ennese, attore, ricercatore, musicista e autore di colonne sonore, uno dei personaggi più rappresentativi della nuova world music italiana. 
Kaballà Pippo Rinaldi songwriter catanese con un percorso intrapreso alla ricerca di contaminazioni di stili musicali, ispirazioni letterarie e dialetto siciliano, poi la passione per la canzone italiana d’autore e per le atmosfere del rock elettroacustico americano. 
Tony Canto, imprinting marcatamente brasiliano sebbene la sicilianità – messinese di nascita – da subito venga fuori e si misceli con la matrice tropicalista.

Diversi per storia artistica e caratteristiche vocali, ma uniti in questo originale progetto dall’amore per l’isola e dalla comune forza interpretativa.

Un’interpretazione magistrale da parte dei protagonisti che hanno narrato la storia biografica dell’uomo Modugno, ridisegnando uno spaccato di storia. Un inno alla musica, alla cultura siciliana, una contrapposizione netta, a quel tempo, in un Italia, paese avanzato, che dava futuro alle generazioni, grazie all’istruzione, tanto desiderata e voluta per progredire. 

Tutto nasce da una famiglia borghese e tradizionalista che avrebbe voluto un figlio, che rappresentasse l’evoluzione culturale, al passo con i tempi. E così è stato, ma in un modo diverso, con un uomo che invece ha segnato un’epoca con l’arte, con la musica, con la cultura trasformata in note, che ha fatto conoscere e tramandare i segni delle tradizioni locali, che ancora oggi con le sue melodie unisce tradizione e modernità. Il forte messaggio è stato trasmesso dall’interpretazione passionale di Mario Incudine, di Pippo ‘Kaballà’ Rinaldi e di Tony Canto.

Il concerto di Zafferana Etnea

Sul palco i tre sono stati accompagnati da Antonio Vasta alla fisarmonica, piano, organetto e zampogna ‘a paru’, Antonio Putzu ai fiati, Pino Ricosta al basso, Manfredi Tumminello alla chitarra acustica e elettrica, Salvo Compagno alle percussioni. Il service audio/luci, ben curato, di Alessandro Finocchiaro e la presenza del producer Arturo Morano hanno dato un tocco di grande professionalità al concerto organizzato da Musica & Suoni per Etna in Scena.

Si parte in trio con il brano- sogno-tormentone – La Vendemmia con Kaballà che inizia nella veste del Vate musicale. È importante questa figura, intrapresa da tutti e tre durante tutto lo spettacolo, quasi ad essere i cantastorie dell’evento Modugno Siciliano ridisegnato attraverso le melodie del canto. 
Tony Canto in La Cicoria con i due amici-cantastorie ai cori. Musciu Niuru con la voce di Incudine. Lu Grillu e la Luna canto-recitato da Kaballà.
E poi la leggendaria versione – molto ricercata – di
U pisci spada interpretata da uno struggente Tony Canto. La canzone – cantata in lingua siciliana da Domenico Modugno nel 1956 – è la storia di due pescespada innamorati: Lei viene catturata e il suo lui innamorato, vedendola colpita, soffre insieme a lei e fa di tutto per essere ucciso e morire insieme a lei. È la storia della fine di un amore ma di un amore struggente che non ha confini nel bene e nel male.

Si respirava l’istinto di protezione animalista allora come adesso e i tre lo mettono in evidenza per tutto il concerto: Lu Minatori, Mafia, Sciccareddu ‘Mbriacu, Attimu d’amuri, La Cia, Cavaddu Ciecu, Notte chiara, La sveglietta erano i brani nella prima parte di un concerto che non dava attimo di respiro all’attento e plaudente pubblico, che non mancava di canticchiare tutti i motivi, specie quelli più riconosciuti.

Autentica ovazione e canto corale con La Donna Riccia, cantata da Kaballà, e passando dal tormentone di La Vendemmia con il M° Vasta al piano, il concerto scorreva con uno dei brani più rappresentativi di ‘Mimì’, quell’Amara Terra Mia, che ha dato sangue e pane a tante generazioni – qui interpretata dalla magnifica e intensa voce di Incudine. Tambureddu e Tre Briganti e tre Somari, dalla storia di Rinaldo in Campo, una commedia musicale di Garinei e Giovannini del 1961, con Modugno ‘Dragonera’, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, poi per finire il classico dei classici, che nome al fortunato tour, Malarazza, dove il trio si supera coinvolgendo il pubblico ormai soddisfatto: “Tu ti lamenti …ma chi ti lamenti, prendi lu bastoni e …”, attualissimo!

Momento bis con una doverosa versione di Vitti ‘na Crozza e Vecchio Frack, corale al massimo con tutto l’anfiteatro in piedi.

Finisce l’inedito ed affascinante viaggio del Mondo Modugno attraverso tutto il repertorio in dialetto siciliano. Tutti a casa soddisfatti di aver ripercorso in musica uno spaccato della nostra storia, bella o brutta che sia, romantica o triste come solo Modugno potesse scrivere e il Trio di Incudine, Kaballà e Tony Canto potesse interpretare …ancora oggi, nelle attualità che il nostro Tempo ci concede!

Domenico Modugno (Polignano a Mare, 9 gennaio 1928 – Lampedusa, 6 agosto 1994) è stato un cantautore, chitarrista, attore, regista e uomo politico italiano. Considerato il padre dei cantautori italiani e uno tra i più prolifici artisti in generale, avendo scritto e inciso circa 230 canzoni.


 

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