“Magie dell’India”. Spiritualità e sfarzosità: come riscoprire i valori di un’antica sorgente culturale.

Alla Casa dei Carraresi di Treviso si attraversa un crescendo di sensazioni, volte alla conoscenza dell’arte indiana. Dalle statue delle divinità hindù, giainista, buddista, alla preziosità degli oggetti, simbolo di indiscussa ricchezza.

Magica e misteriosa è l’atmosfera del sub-continente indiano ricreata per la mostra “Magie dell’India“, progettata da Adriano Màdaro, curatore scientifico, con la preziosa collaborazione di Marilia Albanese, nota indologa e di Renzo Freschi, da sempre appassionato ed esperto di civiltà asiatiche.

Il percorso, dedicato a tutti coloro che vogliono immergersi nell’anima umile e sacra dell’India, tocca principalmente due grandi tematiche: l’India Classica, rappresentata dall’onnipresente raffigurazione del divino e dal sovrapporsi di fedi religiose e l’India dei Maragià, antico titolo utilizzato per definire i principi indiani, dove vengono spiegate anche le loro abitudini, usi e tradizioni. 
L’immenso patrimonio culturale dell’India, lasciato nel corso della storia, emerge nell’accentuata spiritualità, nell’eleganza e sinuosità delle statue, nel vivo luccichio di colori che affolla diversi tessuti, (specialmente le vesti tipiche) e affiora anche in moltissimi reperti e antichi dipinti.

La numerosa raccolta delle opere, che comprende duecento miniature soprattutto settecentesche, risale al periodo che spazia dal secondo millennio a.C. fino alle soglie del 20° secolo facendo breccia nella mente e nel cuore di molti di noi, grazie all’alta qualità, alle forti sensazioni che nascono spontanee dall’immediato impatto visivo.

Ci sono soprattutto rappresentazioni di molte divinità, dalle quali emergono le innumerevoli virtù, come ad esempio Ganesha, divinità protettrice, raffigurata con la testa di elefante, che si merita il primo posto di apertura della mostra perchè considerata familiare per tutti gli indiani. Troviamo numerose sculture del Dio Shiva, padre di Ganesha, divinità che propizia l’inizio di ogni impresa e dipinti di Vishnu, custode della vita, che divenne la principale figura di devozione dell’induismo.

Contemporaneamente a quanto appena affrontato vi è la presentazione delle religioni, associate appunto alle varie divinità, che sono le fondamenta storiche della popolazione indiana.

Fortemente sentito è l’induismo, uno dei credi maggiormente professati, ricco di un patrimonio di concezioni filosofiche, religiose, sociali che prendono vita in diverse espressioni. Si basava sul fatto che l’anima di ogni persona, afflitta dal dolore e dalla morte, necessitasse della liberazione attraverso la pura e semplice conoscenza della propria interiorità.

Al contrario il buddismo, è invece una religione minoritaria, il cui principale scopo è l’illuminazione; seguono poi il giainismo, in cui le anime, condannate da continue rinascite e morti, possono raggiungere la liberazione solo coltivando una retta conoscenza, fede e condotta.

Interessante, inoltre, è la visione del sikhismo, che professa la credenza di un unico Dio, padre caritatevole, presente in ogni essere umano come voce interiore e guida.

La seconda tematica, inerente l’altra faccia dell’India, tratta la parte della ricchezza, il modo di vivere dei nababbi, (nobili musulmani) e l’esposizione di oggetti, strumenti e materiali preziosi, appartanenti ai maharaja, (ai grandi re), oppure alle loro donne chiamate maharani.

Per quanto riguarda gli oggetti, i gioielli, ad esempio, facilmente paragonabili al valore di un vero e proprio talismano, avevano un significato elevato sotto ogni punto di vista, potevano infatti essere utilizzati anche come simbolo di unione sentimentale.

Noto valore era affidato al palki o doli, un palanchino, all’interno del quale erano trasportati i nobili indiani, seduti in una cabina posizionata sopra due stanghe orizzontali e sorretta dalle spalle dei portatori, che aveva la funzione di “mezzo di trasporto” anche all’interno delle loro case.

Arte dal carattere suggestivo e intrigante, viene catapultata nel nostro territorio in forma semplice, ma accurata, attraverso un percorso articolato in varie stanze, fornite di storia scritta e narrata dalla voce di Adriano Màdaro, (attraverso l’opportunità di servirsi di un’audioguida). 

L’India, terra da vivere a pelle e specialmente da cogliere nell’interezza di sfumature emotive e visive viene resa particolarmente affascinante rispetto a tanti altri contesti etnici.

Risulta, in questa occasione, raccontata in tutta la sua nudità, come se potesse trasparire la vera essenza e lasciarla in ognuno di noi.

 

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