Magico 3 novembre al Teatro Bellini di Catania

Omaggio al 213° anniversario dalla nascita del “Cigno catanese”

Giornata fitta di  incontri, quella del 3 novembre, per rendere omaggio al 213° anniversario della nascita di Vincenzo Bellini, a conclusione della sesta edizione del Festival Belliniano, promosso da Enrico Castiglione, che ha salutato il pubblico del Teatro Bellini insieme alla giornalista Caterina Andò.

In sintonia col sindaco Enzo Bianco, presidente della massima istituzione lirica catanese e con l’Associazione Festival Euro Mediterraneo,  la programmazione ha preso corpo sin dalla mattina, coordinata dal critico cinematografico Franco La Magna, che ha predisposto alcuni eventi nella Sala Refettorio del Palazzo della Cultura, con la proiezione, alle ore 10, del film Casta Diva, prodotto nel 1935 dal regista Carmine Gallone e, nel pomeriggio, del documentario Nei luoghi del melodramma, a cura di Simone Pera.

A seguire, un accattivante excursus del musicista con il film di montaggio “Vincenzo Bellini nel cinema: dal 1930 ad oggi”, preceduto dalla conversazione sul tema “La presenza di Bellini nel cinema: estetica del melodramma”.

Fabrizio Maria Carminati

Il profilo strettamente musicale ha contemplato due manifestazioni: la prima, alle 19.30 in cattedrale dove il maestro Nunzio Schilirò ha diretto la Cappella Musicale del Duomo catanese; organista il Can. Giuseppe Maieli, interpreti vocali Salvo Fresta, Sandra Fallica e Angela Curiale, su  pagine di musica sacra del compositore; la seconda, alle 21, al Teatro Bellini, con l’orchestra guidata dalla vigorosa bacchetta di Fabrizio Maria Carminati e il coro istruito da Gaetano Costa.

Una consistente platea, a fronte dei numerosi palchi vuoti, ha esternato il suo vivo compiacimento per la ricca esibizione improntata a un’avvincente melodia belliniana, che ha posto in luce la competenza orchestrale sulle forbitevoci di un cast  attualmente impegnato nella rappresentazione deI Capuleti e i Montecchi.

Sul fondale scenografico dell’opera, un’espressiva compagine corale risaltava nel veemente Guerra, guerra, da Norma, dopo il coro che segue alla Sinfonia  introduttiva di quest’ultima e della suddetta. Carminati le ha affrontate con  forte unitarietà, imprimendo qualche stretta agogica all’interpretazione, senza lesinaresfumature al dettato belliniano. A valorizzare quest’ultimo, il mezzosoprano Laura Verrecchia, che nella Scena e cavatina di Romeo (Se Romeo t’uccise un figlio….La tremenda ultrice spada)  ha sciorinato una virtuosa e lucida emissione, i soprani Noemi Muschetti, in Eccomi, in lieta vesta…Oh, quante volte (Scena e cavatina di Giulietta) con i suoi ammirevoli filati dalle plurime delicatezze umbratili, e Gonca Dogan, che ha sfoderato un registro possente quanto di capillare lirismo nei rivoli di Ah,non credea mirarti…Ah! Non giunge, nella Scena  ed aria di Amina dal secondo atto de La Sonnambula; e  ancora la voce sopranile di Francesca Tiburzi, determinata e pastosa in una selezione di spicco del secondo tempo, conclusosi con  la Scena ultima da Norma (Deh, non volerli vittime).

Non da meno, tra le voci maschili, il basso Maurizio Muscolino, con la sua profondità stentorea, nel ruolo di Oroveso, e il tenore Jesus Léon nel Recitativo e cavatina di Tebaldo E’ serbata a questo acciaro…L’amo, ah! l’amo ed entrambi nel coro finale del capolavoro operistico che ha inaugurato il nostro teatro il 31 maggio del 1890.

Ad imperitura memoria del sommo Vincenzo che, in piena adesione al clima romantico, scrisse al librettista Carlo Pepoli nel 1834  “Il dramma per musica deve far piangere, inorridire, morire cantando…”.

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