Il maestro Pietro Alessandro Trovato, l’artista dallo Shock Visivo

L’artista inizia la sua carriera pittorica aderendo alla pittura figurativa. Il passaggio è breve, passerà allo studio dell’informale e del concettuale per poi ritornare allo stile futurista ritraendo donne

Foto Pietro

Pietro Alessandro Trovato, classe 1972, nasce ad Acireale, provincia di Catania. Pietro, per tutti maestro, è un pittore che vive su due mondi paralleli: il reale e l’irreale. Si diploma all’Istituto Tecnico per geometri, ma il suo segno distintivo è la pittura. Nel 1998 si laurea all’Accademia di Belle Arti di Catania con il massimo dei voti, discute la sua tesi sperimentale: i macchiaoli siciliani, con il relatore e critico d’arte Paolo Giansiracusa. L’artista inizia la sua carriera pittorica aderendo alla pittura figurativa. Il passaggio è breve, passerà allo studio dell’informale e del concettuale per poi ritornare allo stile futurista ritraendo donne. Da piccolo, e in parte da adolescente, Pietro vive un mondo fantastico tutto suo, isolandosi con tutti e con tutto, rimanendo terrorizzato dalla sua immaginazione. Forse, le paure notturne, hanno caratterizzato le sue scelte future. Immaginava esseri amorfi che si agitavano nel buio, dai volti estatici, che si avvicinavano al suo letto causandogli incubi notturni. Pietro scappava dalla madre in cerca di riparo. La chiamava con insistenza: Mamma, mamma, mamma, fino a quando non si svegliava e gli chiedeva quale fosse il problema. Pietro per pudore non diceva mai quali fossero le sue paure, semmai che stava poco bene e necessitava del suo aiuto materno. A letto con sua madre trovava tutto il conforto per sconfiggere il pericolo scampato. Sin da piccolo amava inventare, sperimentare, disegnare e colorare. Oggi il maestro Trovato dipinge un mondo iperrealistico riproducendo la realtà, da farsi apprezzare nel mondo dell’arte.

Pietro, anzi, maestro, come è stato il tuo esordio pittorico? Ce ne puoi parlare?

Subito dopo aver completato gli studi in Accademia la mia ricerca si è protesa sulla figura umana. I miei personaggi, ritratti su uno stile futurista, hanno presto suscitato interesse tra galleristi ed anche critici d’arte, anche se ancora non era diffusa la condivisione virtuale attraverso i social; quindi farsi conoscere aveva meccanismi del tutto diversi rispetto ad oggi. Ma le mie prime mostre senz’altro hanno creato un certo interesse già sin dai primi esordi. Successivamente anche i collezionisti hanno rivolto la loro ammirazione ed interesse nei confronti delle mie nature morte che ad oggi mi hanno portato ad una certa notorietà.

Il professore Vittorio Sgarbi, noto critico d’arte contemporaneo, ha speso delle belle parole sulla tua arte di pittura per nulla tradizionale, paragonandoti al grande Caravaggio in una delle sue opere pittoriche più importanti: Bacco, conservata nella Galleria degli Uffizi. Quale è stata la tua impressione nel sentire queste parole importanti dall’uomo più impopolare d’Italia?

Senza alcun dubbio onoratissimo. Devo dire che non mi aspettavo che un uomo geniale e colto come lui, ma anche spesso criticato per i suoi modi non sempre ortodossi, spendesse così tante belle parole sulla mia arte. Personalmente il prof. Sgarbi l’ho sempre stimato non solo per il suo enorme talento come critico d’arte, ma anche per la sua schietta onestà nell’esprimere il suo giudizio critico, pregio assai raro. Ad esempio, ho letto delle spietate critiche del prof. se pur commissionategli dietro compenso, relativamente ad alcuni circuiti artistici, che definisco paralleli al vero mondo dell’arte, ma che di fatto sono circuiti costituiti da artisti dilettanti che purtroppo, mossi dalla propria ambizione, cadono vittime di vere speculazioni al fine di promuovere la loro arte che risulta essere alquanto mediocre. Ecco dunque la sua incorruttibile sincerità dinnanzi all’arte. Purtroppo oggi più che mai tutti dipingono, ma c’è una netta e sconfinata distinzione tra chi è un reale artista professionista e chi è semplicemente uno pseudo artista, un dilettante. Con questo non ho nulla in contrario che l’arte venga fatta come disciplina nel tempo libero perché a qualsiasi livello ha un suo perché e un suo motivo di esistere, ma certi circuiti artistici commettono, a scopo di lucro, l’errore di mescolare i due mondi danneggiando o meglio illudendo questi poveri appassionati. L’arte è qualcosa di più serio dal semplice paesaggio della domenica.

Sei passato, con saggezza e maturità, dalla pittura figurativa in stile futurista al realismo e l’iperrealismo. In quale tecnica ti riconosci? “L’iperrealismo risulta essere solo una mera rappresentazione della realtà, addirittura alle volte patinata, ma in questo caso non è così. Parole del critico Paolo Levi. Ti riconosci in questa affermazione?

Non riesco ad etichettarmi, in effetti neanche il prof. Vittori Sgarbi l’ha fatto nella sua critica. L’artista iperrealista è colui che riproduce fedelmente una fotografia trasformandola in un gioco virtuosistico ma impersonale. Nel mio caso la pittura deve essere frutto della fantasia, io devo giocare sul creare l’illusione nei confronti dell’osservatore illudendolo che ciò che osserva sia reale. Tutto questo con l’ausilio della mia tecnica sviluppatasi nel tempo. La mia formazione accademica e la mia natura attenta mi hanno portato a sviluppare una certa qualità percettiva, direi raffinata; con uno sguardo riesco a cogliere forse più del reale, per questo molti critici mi hanno definito artista iperrealista, ma con il trascorrere degli anni, maturando, sento sempre più la necessità di esternare, di evidenziare il mio tratto, la mia gestualità, che come la propria calligrafia diventa espressione e caratteristica di ognuno di noi… trasmettendo così l’aspetto più profondo e psicologico del mio animo. La mia pittura si evolve sempre più in una ricerca fatta di introspezione, fatta di sentimenti e passioni che vibrano con incessante delirio il mio essere. Nella mia arte si riflette la mia mutevolezza ma anche la nostalgia di qualcosa che credo sia intrinseca nell’essere umano stesso, dunque un sentimento universale.

Maestro, la tua pittura è una poetica evoluta nella ricerca in profondità dell’essenzialità della materia. Cosa c’è di vero in tutto questo?

Da sempre la mia attenzione è stata rivolta ad oggetti di uso comune nella vita quotidiana. Questo come a voler dare agli oggetti una dignità, una nobiltà, trasformandoli da oggetti di uso comune a protagonisti, ponendoli in spazi puliti e perfetti come a volerli collocare in un mondo diverso e più pulito, in un mondo dignitoso, tralasciando le sozzure di ciò che di fatto siamo circondati in questa vita. E’ vero che nel tempo sono passato da una sorta di neobarocco ad una pittura più essenziale, difatti definirei le mie nature morte minimali ed in effetti così li ha definite anche il prof. Paolo Levi in una sua recensione affiancandomi al minimalismo.

Foto Pietro 1

“Uno stile d’intonazione classicistica con venature barocche in una sorta di visionarismo iperrealistica che reinterpreta il realismo Esistenziale della Milano tra la metà degli anni cinquanta e la fine degli anni sessanta. Considerazione del critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese. Sono numerosi i giudizi positivi dei critici italiani nei confronti del maestro Trovato. Pietro, tutto questo ti fa sentire orgoglioso o ti imbarazza?

Beh! Di certo per me è un grande traguardo avere a tutt’oggi l’attenzione da parte di grandi critici e personaggi del mondo dell’arte, comunque spesso quando parlano di me, della mia arte complimentandosi, avverto un certo imbarazzo; questo mi capita forse perché non ho mai avuto la consapevolezza della mia validità artistica, ma credo che questo atteggiamento possa essere un vantaggio per me come per tutti: il non sentirsi arrivato sicuramente dà la possibilità di crescere artisticamente e di evolversi sempre di più.

Le tue opere sono state inserite nelle riviste d’arte più prestigiose d’Italia, sei conosciuto anche all’estero, ormai sei un artista affermato, sei fiero della tua italianità?

Sicuramente sono molto fiero perché non a tutti gli artisti gli è concessa questa grande opportunità, ma la mia umiltà mi fa sempre restare con i piedi per terra perché sarà solo il tempo a decidere se sono davvero all’altezza di trasmettere qualcosa che merita di restare immortalato nei libri di storia dell’arte.

Qual è la prima cosa che fai quando ti svegli la mattina?

In fase creativa, quasi come una ossessione, la mia mente è completamente invasa dalla necessità di esprimersi artisticamente rielaborando il mio lavoro anche incosciamente mentre dormo, per cui non appena apro gli occhi la mia attenzione è subito rivolta tutta sul mio lavoro, infatti nella fase del sonno si libera la mente, per cui mentre dormo trovo quasi sempre le intuizioni più interessanti; ovviamente non appena mi sveglio dopo la “toilette del mattino” (con questa espressione mi rifaccio all’opera di Telemaco Signorini) faccio una sostanziosa colazione e successivamente scappo a lavorare.

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *