L’olio di palma e i danni al pianeta

Sotto accusa l’olio di palma, la cui produzione è in forte crescita nell’ultimo decennio. Mila ettari di foreste disboscate e popolazioni indigene costrette ad abbandonare il proprio habitat.

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In questi ultimi anni, l’argomento “olio di palma” è sempre più frequente, poiché genera spesso accesi dibattiti sui possibili danni alla salute e sui danni che continua a provocare all’ambiente. L’olio di palma è un prodotto industriale ottenuto dalla spremitura del frutto (la pianta ha una vita media di 30 anni e può raggiungere l’altezza di 40 metri)  e utilizzato prevalentemente nel settore alimentare e cosmetico, soprattutto dalle più grandi multinazionali. Il suo costo è nettamente inferiore rispetto ad altri oli, infatti viene usato molto spesso in sostituzione all’olio d’oliva che ha un costo decisamente più alto. Le palme da olio sono originarie dell‘Africa occidentale, ma vengono coltivate anche in altri Paesi tropicali, come il Sud-Est asiatico e il Sud America.

La richiesta di questo prodotto, è sempre più alta e tutto ciò va a discapito delle foreste che vengono abbattute, provocando di conseguenza anche cambiamenti climatici, mancanza di piogge per la scomparsa delle foreste pluviali, scarsità d’acqua potabile e aumento dell’anidride carbonica. Un altro dei motivi che mette in discussione la sua etica, riguarda la popolazione indigena, che viene cacciata dal proprio territorio per dar spazio a nuove coltivazioni rischiando così anche l’estinzione, come già successo in Indonesia (Paese con maggiore produzione di olio di palma), dove la tribù nomade Orang Rimba ha subito delle violenze ed è stata privata dei suoi averi e poi costretta a dover vivere all’interno delle piantagioni.

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Anche gli animali che vivono sul posto, come oranghi, rinoceronti e molte altre specie, hanno sempre meno possibilità di sopravvivenza, in particolar modo gli elefanti, che vengono uccisi per evitare che distruggano le piantagioni. Per quanto riguarda la salute, ci sono dei pareri divergenti su quest’olio, perché si tende molto spesso a demonizzarlo, essendo ricco di grassi saturi (per il 50%) che provocano l’innalzamento del colesterolo e dei trigliceridi nel sangue, responsabili dell’insorgenza di patologie cardiovascolari. Contiene davvero sostanze tossiche per l’organismo? In alcuni alimenti analizzati, sono stati ritrovati dei contaminanti. Gli alimenti in questione sono perlopiù: latte formulato per neonati, merendine, biscotti, patatine e creme spalmabili. Il prodotto non raffinato contiene invece delle sostanze benefiche come antiossidanti e vitamine, che vengono però perse dopo la raffinazione, come afferma Renato Bruni, ricercatore in botanica e biologia farmaceutica dell’Università di Parma. Inoltre, l’olio di palma ha una maggiore stabilità alla frittura, poiché i grassi saturi sono molto più “resistenti” alle alte temperature e non si trasformano in sostanze cancerogene. Infatti, gli altri oli come quelli di mais, di soia e di girasole (ricchi di grassi polinsaturi), si deteriorano velocemente se esposti a temperature elevate.

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