Litfiba: la tetralogia degli elementi fa vibrare il Teatro Antico di Taormina

Domenica 26 luglio i Litfiba sono tornati in Sicilia per la tappa del loro tour “La tetralogia degli elementi”. Un concerto ad alta intensità di decibel e di pubblico.

Taormina è stata scossa da un’onda anomala di puro rock.

I Litfiba sono tornati, dopo cinque lunghi anni di assenza sui palchi dell’Isola, a far sognare i siciliani e lo hanno fatto in uno dei teatri storici quello di Taormina. Chi ha assistito al concerto ha avuto quasi l’impressione che le colonne e il muro di cinta sopravvissuti a secoli di intemperie stessero per crollare sotto i colpi di rullante della batteria di Luca Martelli, del basso di Ciccio Li Causi (ex bassista dei Negrita), delle martellanti tastiere di Federico Sagona e della chitarra di Ghigo Renzulli e, la voce di Piero Pelù che ha fatto vibrare anche i sassi.

Il numeroso pubblico che ha affollato il teatro non si è risparmiato e già prima che i Litfiba facessero la loro comparsa sul palco si era riscaldato, preparandosi all’imminente spettacolo, intonando alcune canzoni come “Lacio Drom” e urlando alla band di uscire dal backstage.

Alle 21,30 si spengono le luci sul palco e, mentre i fan cominciano a scalpitare e a urlare più forte, si è sentito il rumore di un elicottero, seguito da sirene della polizia su un sottofondo musicale alquanto inquietante, ma nello stesso tempo elettrizzante perché ad uno ad uno cominciano a sbucare i membri della band che si posizionano ai loro strumenti, seguiti da Ghigo e Piero, travolti dalle urla del pubblico, che non attendeva altro che rivederli dal vivo per potersi scatenare.

“Resisti” è stata la canzone di apertura, seguita da “Dimmi il nome” (“Dentro i colpevoli e fuori i nomi”,  recita così la canzone, un terremoto di parole che, nonostante la canzone sia stata scritta vent’anni fa,ha ancora un significato attuale).

Si prosegue con “Africa” e “Dinosauro” seguite da “Sotto il vulcano” (canzone che è stata scritta in ricordo del cantante dei Nomadi, Augusto Daolio, deceduto nel 1992) e sulle note della quale sono è stata ripresa la canzone “Je so pazzo” di Pino Daniele per ricordare il loro grande amico. Poi l’esclamazione di Piero Pelù: “E chi ci ammazza!!!”, riferendosi alle migliaia di persone presenti, introduce “Lo Spettacolo”.

Si continua l’elettrico blues di “Animale di zona”, ma la delicata sonorità della canzone viene abbandonata per dare spazio al forte e potente rock di “El Diablo”, che infiamma ancor di più il teatro.

Dopodiché Piero fa alle donne presenti una proposta alquanto inconsueta: chiede alle signore e signorine di mettersi in topless perché non solo la serata è metereologicamente calda ma, soprattutto, quando sul palco ci sono i Litfiba, niente è ”Pro, pro, Proibito!!!”. Si è assistito a scene di puro delirio, anche se solo una ragazza ha accolto la richiesta di Pelù ed è stata applaudita dallo stesso e dal resto degli spettatori per il coraggio dimostrato.

Indossando un elmetto bianco e posizionandosi davanti al microfono Pelù dà voce ad una delle canzoni che più rendono l’idea sulle false scuse su cui vengono basate molte guerre, su chi spaccia piume d’equino insomma, parliamo di “Linea d’ombra”.

Si continua con “La musica fa” e la ballata rock “Tammuria” per poi passare a “Sparami”.

Per “Ora d’aria” Pelù indossa una maschera da Kendo quasi claustrofobica ma che rende benissimo l’idea e il senso della canzone, si continua con “Fata Morgana” tanto attesa dal pubblico, “Ragazzo” e una scatenata versione di “Spirito”.

Regina di cuori” e “Gioconda” rendono il pubblico femminile sfrenato e incandescente poi su “Ritmo” e “Maudit” i Litfiba salutano tutti e scendono dal palco, ma il pubblico non contento che questa magica ed elettrica serata stava volgendo al termine li richiama a gran voce per farli tornare in scena. Loro li accontentano e risalgono per dare un’ultima scossa adrenalinica con “Cangaceiro”.

Soddisfatto e felice il pubblico si avvia verso le uscite del Teatro Antico con un’unica consapevolezza, quella che i Litfiba hanno non solo fatto tremare i muri e le colonne ma soprattutto i cuori delle migliaia di persone presenti che non vedono l’ora che il gruppo ritorni in terra di Trinacria.

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