Le note sublimi di Mozart e Haydn risuonano nel teatro Machiavelli di Catania

Le note sublimi di Mozart e Haydn risuonano nel teatro Machiavelli dirette da Claudia Patanè per il Festival Magie Barocche

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Con la brillante presenza solistica del violoncellista Gleb Stepanov, l’orchestra da camera del teatro ha reso l’armonia del Settecento nelle celebri pagine contenuta. Per il Festival internazionale del Val di Noto Magie Barocche, si è tenuto presso il teatro Machiavelli di Catania la sera del 19 ottobre, l’importante evento musicale a cura dell’Orchestra da Camera del teatro, diretta per l’occasione dalla notevole bacchetta di Claudia Patanè, con solista il violoncellista russo Gleb Stepanov. Rinnovando il successo delle precedenti edizioni, la manifestazione che vede come Presidente il musicologo professor Antonino Marcellino, ha voluto offrire alla città -in un momento di particolare crisi del settore musicale, vedi la situazione del teatro Bellini che egli ha voluto citare nella introduzione- uno spettacolo di alto livello qualitativo e contenutistico, proponendo al numeroso e qualificato pubblico, un programma da intenditori ma di grande densità: il concerto per violoncello e orchestra n.1 in do maggiore di Franz Joseph Haydn, seguito dalla Sinfonia n.29 in la maggiore kv201 di Wolfgang Amadeus Mozart: ovvero, il trionfo del barocco e lo scoprimento della modernità.

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La particolare, intensa, creativa, seria nella sua ampia musicalità, direzione d’orchestra di Claudia Patanè che -già la più giovane direttrice d’orchestra d’Italia, nativa di Giarre ma sostanzialmente catanese-  vede negli ultimi anni meritamente crescere la sua stella (direttrice principale dell’orchestra del Conservatorio di Santa Cecilia a Roma fino al 2016, attualmente dirige la nord Czech Philarmonic Orchestra; numerosissime le collaborazioni con enti teatrali in tutto il mondo, basti dire che nel luglio di quest’anno ha diretto il Flauto Magico e, sempre nella Repubblica Ceca, Idomeneo Re di Creta del ‘divino’ Mozart…) senza mai dimenticare il profondo legame con la Sicilia, tornando quando può a dirigere le orchestre nella terra nativa, sicchè con gioja la incontrammo in codesta occasione; ciò ha dimostrato nella sua direzione orchestrale, con la ventina di musicisti, in gran parte provenienti dal corpo artistico del Teatro Bellini, fiati ed archi, manifestando superlativa  resa armonica nell’antico e rinnovato teatro di Don Angelo Grasso (ove nacque la genialità di Angelo Musco) che dall’oscurità in cui era piombato, negli ultrimi anni, complice il luogo strategico in cui si trova, la piazza Università ex cantine del palazzo del Marchese di San Giuliano (il migliore Ministro degli Esteri dell’Italia del primo quarantennio del Novecento), è tornato ad essere spazio creativo e culturale per il popolo e gli intellettuali.  All’evento assistette folto e numeroso pubblico che lungamente applaudì gli esecutori, tanto da spingere il Maestro Patanè a ripetere il famoso quarto movimento della sinfonia mozartiana, assai gradito; tra i presenti, insigniti dell’Ordine al Merito Civile della Real Casa di Savoja.

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E se la composizione del concerto di Haydn risale al 1765 circa, venendo ritrovato circa sessanta anni fa in una versione non autografa ma appartenuta al primo violoncellista , Weigl, dell’Orchestra del Principe Esterhazy per cui Haydn si esibì col suo ensemble per circa trent’anni divenendo famosissimo e costituendo un grande esempio per il giovane Wolfgang, la versione data dalla Patanè unitamente al brillante talento del violoncellista Stepanov (di scuola russa, insegna al Conservatorio Tchaikowsky di Mosca)  fu di vasto effetto. Così il concerto op. 29 che, partendo dalle orme di colui che Mozart considerò sempre un Maestro (e che nutriva e nutrì infinita ammirazione per la genialità del salisburghese) si dipana dalla capacità timbrica barocca verso l’universo romantico, distaccandosi dalla scuola italiana onde definire con elevatissima armonìa, la personalità europea del compositore. Siamo nel 1774, la vigilia della celebrazione, per Mozart, del suo più grande evento privato, dopo le umiliazioni ricevute dall’Arcivescovo Colloredo : l’ingresso nella Massoneria, società filantropica che esalta i valori della Umanità e della fraternità, ove egli -uguale ai grandi di allora come al clero come a chiunque, in pura libertà- fu ammesso nel dicembre 1784; subito dopo passa nel gruppo “Alla vera Armonia” dove è responsabile il mineralogista e scienziato Ignaz Von Born (probabilmente il Sarastro del Flauto è ispirato da lui) e qui persuade l’amico Haydn, col quale si frequentavano da poco ma il cui trait d’union era il fratello di quest’ultimo (che era abitualmente a casa Mozart) ad essere introdotto nella nobile Fratellanza: passo che Haydn compie nel febbrajo del 1785, auspice Mozart e il padre Leopold. Famoso è l’aneddoto seguito a questo evento, per cui dopo l’ammissione Mozart si rivolge ad Haydn dicendo: “Maestro, qui io vi sono Maestro!”. 

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Tale spirito brillante e supremamente armonico era già in nuce nelle due pagine dei grandi musicisti che hanno risuonato nella Catania del XXI secolo, la quale non ha dimenticato le radici settecentesche (non a caso il palazzo San Giuliano ove è il teatro Machiavelli, è uno degli edifizi di quel tempo) che fecero librare, come disse qualcuno, l’aquila barocca dal palazzo di Ignazio V Principe di Biscari, alla Biblioteca dei Benedettini, luoghi ove il sapere laico e puro si celebrava. Che ciò sia accaduto con la direzione d’orchestra al femminile, ha un significato non secondario. In questo senso, sono meramente importanti gli appuntamenti musicali che il Festival Magie Barocche propone, come è evidente che la bravura notevole dei protagonisti ne impreziosisce il valore. Catania può ancora dire : vivo, siccome la purità del tempo senza tempo, che è Amore, vòlle.

                                                                                                       

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