Le controversie del mondiale del Brasile

Le mille contraddizioni del mondiale del Brasile: il più grande sindacato del paese appoggia  la Coppa del Mondo di Calcio. Il paese diviso tra il ritorno economico dell’evento con l’incremento del turismo e la capitalizzazione dei guadagni ed i detrattori che denunciano povertà e cattiva gestione del denaro pubblico

Si sta giocando la fase finale del campionato del mondo di calcio in Brasile. Una manifestazione controversa, che suscita l’interesse di molti ma anche l’indignazione di tanti brasiliani che protestano per l’ enorme spreco di denaro pubblico per l’organizzazione dell’evento. Lo stesso Michel Platini, un tempo grande calciatore e oggi presidente dell’Unione delle Associazioni Calcistiche Europee, prima della manifestazione aveva lanciato un appello: «Fate uno sforzo, fermate i disordini sociali e datevi una calmata per un mese».

Secondo le ultime stime, il costo per l’intera organizzazione dei mondiali sarebbe il più elevato della storia, con circa 15 miliardi di dollari spesi per la costruzione di infrastrutture e la ristrutturazione di quelli preesistenti.

Con investimenti stimati in circa 8.200 milioni di euro, sono in tanti a pensare che con tali cifre si potevano costruire più case, più scuole e ospedali per il popolo. Ora, benché il paese abbia fatto passi da gigante con le classi medie che progrediscono e 20 milioni di persone che sono uscite dalla povertà, resta tuttavia ancora un divario sociale tra le classi, un divario incolmabile sul piano delle diseguaglianza sociale.

Per questo molti si chiedono se non sarebbe stato meglio da parte del governo brasiliano investire così tanto denaro per combattere l’analfabetismo, la malnutrizione o migliorare il sistema sanitario.

A tutto ciò si aggiunge la problematica causata dall’organizzazione della manifestazione: il governo per dare un’ immagine diversa di sè, più affidabile e pulita, ha iniziato con lo sgombero delle favelas, la distruzione delle baracche in prossimità degli stadi e l’allontanamento delle gang dalle zone turistiche.

Registriamo dunque una contraddizione di fondo: ad un lato un mondiale che si sta svolgendo sotto l’entusiasmo del pubblico internazionale e dall’altro la protesta di una parte del popolo brasiliano.

La nazione ospitante sembra spaccata da una profonda divisione ideologica tra chi sostiene un ritorno economico attraverso l’incremento del turismo nella capitalizzazione dei guadagni e i detrattori che denunciano la cattiva gestione del denaro pubblico. Molti considerano questo mondiale un torneo per ricchi – pur essendo il calcio lo sport popolare per eccellenza in Brasile – che non porterà alcuna ricchezza al Paese in quanto un evento concepito per fare presa sui turisti. Basti pensare che il prezzo più basso per vedere una partita è di 80 reais mentre il salario minimo di un brasiliano è di 780 reais. La domanda nasce spontanea: chi spenderebbe il 10 per cento del proprio stipendio per vedere una partita di calcio?

In tal senso molte sono la campagne di sensibilizzazione diffuse fra l’opinione pubblica e tra queste quella nata sui social network con il messaggio “I’m not going to Brazil” con l’obiettivo di astenersi dalla visione delle partite.

Realisticamente ritengo che nonostante il silenzio, l’assenso e l’indignazione ci sia anche una tendenza diffusa nel pensare che sia impossibile decidere di non guardare i mondiali. Ora accertato che sono innegabili gli interessi economici che girano intorno all’evento, a partire dalla Fifa (Fédération Internationale de Football Association) e dai grandi sponsor, quali la Coca Cola, McDonald’s, Budweiser ecc. Forse a mondiale inoltrato abbiamo una percezione più realistica dei fatti, anche perché le paure iniziali delle violenze diffuse nel paese sono rimaste circoscritte alla fase iniziale.

Per maggiori approfondimenti sui fatti del 13 giugno leggere il nostro articolo che segnaliamo di seguito: Mondiali 2014: la festa comincia con feriti e scontri.

A mondiale inoltrato la Presidente Dilma Rousseff conferma la posizione del governo nel  difendere l’organizzazione della Coppa del Mondo e ribadire che i soldi spesi non sono stati sottratti al walfare state. Per completezza dell’informazione, sollecitati anche dai dati diffusi dal più grande sindacato del paese la Cut (Central única dos trabalhadores) rileviamo che, con sette milioni e mezzo di iscritti, appoggia senza mezzi termini la Coppa del Mondo di Calcio in Brasile. Tra i vari punti si sottolinea che il mondiale avrebbe creato circa 100.000 posti di lavoro e 165.000 giovani hanno frequentato o stanno frequentato corsi in turismo.

La proiezione di crescita del PIL 2014 legato alla coppa è di 10 miliardi di €. È infine incalcolabile la ricaduta sulla conoscenza nel mondo dell’arte e della cultura brasiliana. Inoltre i progetti di viabilità sono stati realizzati in parti quasi uguali con investimenti federali e locali. Gli aeroporti sono stati realizzati al 60% con investimenti privati. Per approfondire vedi link: Quase 100 mil empregos e projeção de R$ 30 bi no PIB: é o legado da Copa ao Brasil

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