La Svizzera vieta l’esportazione di farmaci utilizzati nelle esecuzioni capitali

Il Parlamento svizzero vuole evitare che le aziende farmaceutiche del paese forniscano farmaci utilizzati per l’esecuzione capitale di prigionieri, esportazioni tra l’altro limitate dall’Unione Europea dal 2011

Il Parlamento svizzero vuole evitare che le aziende farmaceutiche del Paese forniscano farmaci utilizzati per l’esecuzione capitale di prigionieri, esportazioni tra l’altro limitate dall’Unione Europea dal 2011. Il 9 settembre il Senato ha approvato la proposta senza dibattere molto, seguendo la raccomandazione della sua Commissione Salute. Il governo elaborerà ora un disegno di legge e molto probabilmente aggiungerà una clausola alla legge sui prodotti terapeutici.

Il ministro dell’Interno Alain Berset ha detto che al momento non c’è alcuna base legale per vietare l’esportazione di tali farmaci, tuttavia le sostanze potrebbero diventare soggette ad un permesso imponendo alle imprese di assicurarsi che i loro prodotti non vengano utilizzati per le esecuzioni. Il governo ha ribadito che fondamentalmente sostiene la proposta in origine presentata da Barbara Schmid-Federer del Partito Cristiano Democratico (centro-destra) alla Camera dei Rappresentanti dal momento che la Svizzera si oppone alla pena di morte. La Camera dei Rappresentanti ha approvato la proposta a marzo.

«La Svizzera è impegnata per il rispetto e l’applicazione dei diritti umani – ha detto Berset al Senato il 9 settembre – Il governo appoggerà la misura perché vuole inviare un segnale forte per dimostrare il proprio sostegno all’abolizione universale della pena capitale».

Dal 2011 l’Unione europea ha richiesto alle aziende di ottenere un permesso speciale per esportare farmaci che potrebbero essere utilizzati per giustiziare prigionieri. Dopo la decisione del Parlamento, la Svizzera dovrà ora armonizzare la propria legislazione con quella dell’UE. Il capo della Commissione Salute Urs Schwaller, che ha presentato la mozione al Senato, ha dichiarato che la bocciatura non era un’opzione possibile, perché sarebbe stata interpretata come sostegno alla pena di morte. Allo stesso tempo la Commissione ha ammesso che sono rimasti alcuni problemi relativi all’attuazione pratica. Berset ha poi ammesso che sarebbe difficile determinare l’uso esatto in ogni singolo caso, perché comunemente i farmaci anestetici sono usati per le terapie e solo raramente per le esecuzioni. Allo stesso tempo, non sarebbe facile evitare la vendita dei farmaci tramite intermediari, ha detto il governo.

Da un lato il governo si oppone alla pena capitale; dall’altra è riluttante ad agire. Non c’è «urgente necessità di intervenire», risponde Berset. Il governo punta invece sulla condotta responsabile delle imprese, sostenendo che non può davvero essere nell’interesse delle case farmaceutiche fornire agenti letali usati nelle esecuzioni.

Ci sono solo pochi casi in cui imprese svizzere sono state legate alla fornitura di farmaci letali.

Nel 2011 si è saputo che la Sandoz, unità della Novartis, ha fornito Thiopental agli Stati Uniti tramite un intermediario. Nello stesso anno la casa farmaceutica Naari, con sede a Basilea, ha fornito lo stesso agente tramite un intermediario indiano al Nebraska. Entrambe le società hanno ripudiato l’uso del loro agente come farmaco letale.

Schmid-Federer ha depositato la sua mozione perché, a suo avviso, la Svizzera non deve in alcun modo contribuire all’applicazione della pena di morte. Per questo motivo vuole proibire l’esportazione di farmaci nei casi in cui questi vengano utilizzati per l’esecuzione di esseri umani. La legge svizzera sui prodotti terapeutici già vieta l’esportazione di farmaci che sono vietati nel Paese di destinazione o quando è chiaro che essi potrebbero essere utilizzati illegalmente. Tuttavia, poiché la pena di morte è di fatto legale in alcuni paesi, in realtà non c’è alcuna base legale per vietare l’esportazione di tali farmaci.

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