‘La scuola delle mogli’ al Teatro Verdi di Gorizia

GORIZIA – Un altro appuntamento con la Prosa e altra “prima regionale” al Teatro Verdi di Gorizia con “La scuola delle Mogli ”, opera del commediografo francese Molière.  Una commedia allegra diretta dal regista Marco Sciaccaluga, il testo è stato  tradotto da Giovanni Raboni, massima voce della poesia contemporanea italiana.

  “Nel 1692 tutta Parigi compresa la famiglia reale, accorse a vedere ed applaudire La scuola delle mogli, lo spettacolo oltre alle risate suscitò gran scandalo tra i benpensanti, che lo descrissero come volgare, osceno e immorale”.

Mentre le luci del teatro si oscurano il silenzio viene interrotto dal fischio di un treno e sul palco appare la scena ambientata in uno scompartimento dove due distinti signori  parlano animatamente di donne.

Uno dei due, Arnolfo, è un ricco anziano signore che sogna di sposare una giovane ragazza semplice ed ingenua di nome Agnese che tredici anni prima, quando lei era ancora una bambina, ne aveva acquistata la tutela dalla madre ridotta in miseria. Il suo era un intento bonario cioè quello di tenerla lontana dalle tentazioni e dalle insidie della società e racconta al suo compagno di viaggio Cristaldo che per evitare tradimenti nel matrimonio ogni uomo dovrebbe cercare una donna che sia poco istruita e semplice “meglio una moglie ingenua e sciocca che una bella e intelligente”, sostiene convinto…

Intanto Orazio, figlio di un altro grande amico di Arnolfo, si invaghisce di una giovane ragazza e quando qualche giorno dopo va a fargli visita a casa sua gli confida il desiderio di volerla sposare ed inizia ad elencare tutte le qualità di questa giovane, comprese le avventure notturne.

 Ma nessuno dei due sa di parlare della stessa ragazza.

Al sentire il nome della promessa sposa Arnolfo ha un sussulto perché si tratta della stessa sua innamorata, la dolce, semplice, ingenua,  Agnese, la giovane che abita al primo piano del suo stesso palazzo.

Colto dalla gelosia chiama i domestici per dare una bella lezione ad Orazio, infatti, il giorno dopo il giovane si presenta da Arnolfo tutto incerottato e racconta l’accaduto, ma la sua disperazione è un’altra, il padre di Orazio ha deciso di farlo sposare con una ragazza che non è Agnese.

I due architettano un piano per nascondere la giovane perché temono un rapimento da parte del padre di Orazio.  Arnolfo la fa venire a casa sua, ma appena lei entra lo riconosce e lui ne approfitta per confessarle tutto il suo amore non ricambiato.  Infatti la giovane gli  confessa di amare un altro ragazzo.

Il giorno seguente in una festa di piazza viene fatto l’annuncio di matrimonio di Orazio, ma tutto finisce quando  viene svelato che Agnese ha due pretendenti, Arnolfo e il giovane Orazio, la ragazza contesa comunica che non sposerà nessuno dei due e va via.

In piazza resta solo il povero illuso Arnolfo che rientra a casa sconsolato e triste per il suo amore perduto.

Il pubblico applaude a scena aperta per più di 5 minuti.

 

prima regionale
produzione Teatro Stabile di Genova

di Molière
versione italiana di Giovanni Raboni
con Eros Pagni, Alice Arcuri, Roberto Serpi, Roberto Alinghieri, Mariangeles Torres, Federico Vanni, Marco Avogadro, Massimo Cagnina, Pierluigi Pasino

regia Marco Sciaccaluga
scena Jean-Marc Stehlé
costumi Catherine Rankl
musiche Andrea Nicolini
luci Sandro Sussi

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