LA PSICOLOGA ELISA CAPONETTI SPIEGA COME VIVERE AL MEGLIO IL NATALE IN TEMPO DI COVID

Si avvicina il Natale e a dispetto di una scontata serenità e smania di dover essere felici a tutti i costi, quest’anno più che mai, si registra un vorticoso aumento dei sintomi ansiosi e depressivi. Eppure tutti ci dicono che questo dovrebbe essere il periodo più bello dell’anno!

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Durante le festività in generale – ma a Natale in particolare – si rileva un netto incremento di sintomi depressivi, ansiosi e psicosomatici. Aumentano inoltre momenti in cui ci si sente maggiormente irritabili e nervosi, diventando più reattivi e sensibili allo stress. Ma come mai le feste scatenano tutto ciò? In questo periodo dell’anno è come se ci si sentisse obbligati ad essere euforici, contenti e realizzati, come se non si potesse mostrare un lato diverso di noi, di tristezza e malinconia. Aspettative elevatissime e conseguente fallimento di esse, contribuiscono a generare malessere.
Come influisce il Covid in tutto ciò? Da lunghissimi mesi, stiamo ormai convivendo con vissuti di profonda paura determinati o accentuati dalla pandemia in corso.
Natale, è la festa per eccellenza da trascorrere in famiglia, ma quest’anno ci si chiede di trascorrerla principalmente isolati e lontani almeno fisicamente dai nostri affetti più cari. L'amore dei propri familiari rappresenta una vera e propria ossigenazione per tutti noi.
Il malessere si accentua in chi si trova a vivere situazioni di solitudine, in chi è privo di relazioni affettive importanti o ancora, in chi ha legami familiari labili e superficiali. Molto colpite sono anche le persone anziane e chi ha scarsi contatti sociali. Insomma, chi è solo, si sente ancora più solo. C’è poi chi non potrà ricongiungersi con i propri cari. Non bisogna sottovalutare il rischio di creare situazioni di solitudine estreme a cui il diffondersi del covid ci sta esponendo maggiormente facendo emergere anche di più le nostre fragilità e paure. Il rischio solitudine non va sottovaluto, può infatti arrivare a far morire e genera il manifestarsi di altre patologie. Rappresenta infatti un fattore di rischio per l’insorgere di altre importanti malattie mortali. La solitudine non è quindi soltanto un sintomo ma il segnale di una patologia.
Uno studio del Good Samaritan Hospital di Los Angeles ha messo in rilievo come il periodo compreso tra il Natale e il Capodanno, sia uno dei più stressanti dell’anno. Esagerazioni alimentari, uso aumentato di alcoolici, amplificazione di stimoli emotivi, smania all’acquisto, modificazione della normale routine quotidiana e diminuzione dell’attività lavorativa, possono avere effetti davvero devastanti sul nostro equilibrio.
Se da un lato è vero ciò, dall’altro, la pandemia in corso può esserci d’aiuto per affrontare le festività con uno spirito diverso. Occorre cogliere l’occasione per vivere un Natale più vicino al valore originario, meno legato al consumismo, recuperando il vero significato di questa festività e liberandoci da fattori stressogeni ad esso legati.
Tutto ciò può ricondurci ad una dimensione più introspettiva e più intima smettendo di rincorrere i nostri falsi bisogni e riuscendo così a recuperare una nostra maggiore autenticità, ritrovando i valori più semplici ma anche più importanti. Occorre quindi, nonostante la lontananza fisica, riuscire a trarre serenità dal contatto familiare, magari aiutandoci dall’uso della tecnologia.
Come diceva Maria Teresa di Calcutta si muore per mancanza d'amore per cui coltiviamolo comunque dentro di noi.
In chi dovesse ritrovarsi in questi giorni a provare vissuti ed emozioni negativi, o a manifestare sintomi a vario livello psicosomatici, un invito è quello di riuscire a differenziare se si tratta di una condizione e di uno stato abituale e magari accentuato dal covid e dalle festività, o se si tratta di uno stato momentaneo, che come tale, scomparirà con la fine dei giorni di festa. Capire, se insomma, si è di fronte a un malessere natalizio o a qualcosa di ben più profondo e radicato.
E’ necessario, quindi, riuscire sempre ad andare all’origine del malessere, ricordandosi che ogni sintomo ha una valenza comunicativa, per cui è importante dare ascolto e significato a ciò che si sta vivendo.

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