La francese Azoulay al comando dell’Unesco. USA e Israele fuori

La francese Azoulay nuova direttrice generale Unesco, sconfitto per due voti il principale sfidante del Qatar, Abdulaziz Al-Kawari. L’annuncio dato dall’agenzia parigina dell’ONU. USA e Israele dal 2019 fuori dall’Unesco.

AFP PHOTO / Thomas SAMSON

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L’ex ministro della cultura francese Audrey Azoulay, smentendo tutti i pronostici dell’ultima ora, conquista la poltrona di direttore generale dell’Unesco. Sarà, se confermata, la seconda donna scelta a rivestire tale prestigioso ruolo. Sostituirà la bulgara Irina Bokova, direttrice uscente..
Azoulay ha, sconfitto lo sfidante del Qatar, Hamad bin Abdulaziz Al-Kawari, indicato tra i favoriti per assumere la guida dell’organismo ONU.
Nell’ultimo round di votazioni, con i delegati dei 58 Stati membri riuniti in ‘conclave’ a Parigi da quasi una settimana, Azoulay si è imposta con 30 voti – minimo richiesto per la vittoria – contro i 28 di Al-Kawari.
Hamad bin Abdulaziz Al-Kawari, lo sconfitto, 69enne ex ministro della Cultura di Doha, è vice presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Ad Al-Kawari sono mancati i voti decisivi di alcuni Stati sunniti del Golfo, in primis l’Arabia Saudita, che dal 5 giugno hanno rotto ogni rapporto con l’Emirato. Il Qatar era stato il primo Paese a lanciarsi nella sfida per prendere le redini dell’Agenzia dell’Onu nata nel 1945 dalle ceneri della Seconda Guerra mondiale.
Il 10 novembre a Parigi, sede dell’ONU, la ratifica – aggiunge il quotidiano Le Monde – deve essere convalidata dalla conferenza generale degli Stati membri.

Unesco lady

Titolare del dicastero della Cultura con Valls e consigliera di Hollande, la bella Audrey ha battuto il forte rivale del Qatar. (foto archivio LaPresse)

Azoulay 2La Azoulay, ha 49 anni, due figli ed è di origini ebreo-marocchine. Laureata all’Ecole Nationale d’Administration e a Sciences Po (Scienze Politiche) a Parigi, ha cominciato la carriera nel settore delle telecomunicazioni pubbliche di Francia.
Ex consigliera del presidente François Hollande, per cui ha lavorato come incaricata alla cultura e alla comunicazione, è stata in seguito ministro della Cultura nel secondo governo di Manuel Valls e in quello di Bernard Cazeneuve. Ora è il 
direttore generale dell’Unesco, l’Agenzia dell’Onu per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. 

Se sarò confermata la prima cosa che farò sarà restituire la credibilità all’agenzia, recuperare la fiducia degli Stati membri, in modo che possa agire affrontando le sfide che ci arrivano dal mondo, perchè è l’unica organizzazione a poterlo fare”, ha detto Azoulay nella presentazione ufficiale la pubblico.

Qualche giorno prima Stati Uniti e Israele avevano annunciato la loro intenzione di abbandonare l’Unesco a partire dal 2019. Gli Usa avevano già smesso di finanziare l’agenzia dopo la sua decisione di includere la Palestina come membro nel 2011, pur decidendo di mantenere il proprio ufficio nel quartier generale di Parigi per cercare di continuare ad avere un peso politico sulle decisioni. La decisione è stata comunicata dal Dipartimento di stato americano.

Anche Israele ha deciso di ritirarsi, come ha annunciato lo Stato ebraico in un comunicato: “Il capo del governoBenjamin Netanyahuha dato disposizione al ministero degli Esteri di preparare l’uscita di Israele dall’Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) parallelamente agli Stati Uniti”, si legge nella nota. Bokova

La decisione americana, che entrerà in vigore a partire dal 31 dicembre del 2018, è stata motivata dai presunti pregiudzi anti-israeliani che, secondo gli Stati Uniti, avrebbe avuto in questi anni l’organizzazione dell’Onu.
Grande rammarico per la decisione della Casa Bianca, già notificata ufficialmente del segretario di Stato statunitense Rex Tillerson, era stato espresso dalla direttrice generale uscente, la bulgara Irina Bokova.

La querelle: Tra le ragioni che hanno spinto la Casa Bianca a prendere questa decisione ci sarebbero le recenti risoluzioni che hanno condannato Israele e gli insediamenti, inclusa quella su Hebron, in Cisgiordania, dichiarata parte del patrimonio storico palestinese. Ma anche quella sulla Città Vecchia di Gerusalemme, con la quale l’Onu non avrebbe riconosciuto i legami ebraici con i luoghi santi come il Monte del Tempio (noto anche come spianata delle moschee) e il Muro Occidentale, conosciuto come “Muro del pianto“. Washington, come ha annunciato la portavoce del Dipartimento di stato degli Usa, Heather Nauert, sostituirà la propria rappresentanza attuale con una “missione di osservatori”.

(fonti Unesco, TgSky.it, Repubblica.it)

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