La Corte Suprema Usa approva il matrimonio gay

Con una storica sentenza la Corte Suprema statunitense abolisce la norma con la quale potevano contrarre matrimonio solo le persone di sesso opposto

 

La Corte Suprema statunitense affossa il Defense of Marriage Act (Doma), la legge del 1996 che lasciava discrezionalità ai singoli stati per il riconoscimento delle unioni omosessuali.
Con cinque voti a favore su nove, l’Alta Corte ha deciso di far passare l’incostituzionalità della norma secondo cui solo le persone di sesso opposto possono sposarsi e quindi vedersi attribuiti tutti i diritti principali della Carta. Da ieri il vincolo del matrimonio è uguale in tutti gli stati dell’Unione, ciò significa pari diritti – welfare, pensione, benefici federali etc. – a qualsiasi coppia, etero o gay che sia.

Il caso. Tutto nasce dalla causa intentata da Edith Windsor agli Stati Uniti: Edith Windsor e Thea Clara Spyer si sono sposate nel 2007 in Canada, due anni dopo la Spyer muore e lascia l’intero patrimonio alla coniuge; l’Internal Revenue Service (il fisco americano) però non riconosce lo status di moglie della Windsord in base alla legge del 1996 e le chiede un’imposta di 360.000 dollari che non sarebbe dovuta se il coniuge fosse stato un uomo. La Windsord intenta una causa agli Stati Uniti per discriminazione sessuale. L’anno scorso la Corte d’Appello di New York aveva rigettato il Doma, ieri la Corte Suprema ha confermato quella sentenza definendo la legge “deprivazione di libertà eque“.

La sentenza della Corte Suprema mette fine anche alla Proposition 8, la legge californiana confermata due anni fa con un referendum popolare dopo il rigetto della Corte Suprema federale, che vietava il matrimonio tra persone dello stesso sesso perché la volontà popolare non può in nessun caso cancellare un principio incostituzionale. Dopo due anni tutto ritorna al suo posto: in California le unioni celebrate prima del divieto ritorneranno valide.

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