La casa editrice Armando Siciliano: l’impronta dell’editoria autorevole in Sicilia

Intervista all’editore Armando Siciliano.

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Armando Siciliano è uno tra i più importanti editori siciliani. E’ anche scrittore. Grazie della sua presenza qui. Un po’ di storia dell’editoria: ci racconti come è nata la sua casa editrice?

“L’idea di creare una casa editrice l’avevo già da molti anni, ma solo nel 1986 ho deciso di concretizzarla, date le molte richieste ricevute da tanti autori di curare i loro testi, di controllarli prima di affidarli alle solite case conosciute nel panorama italiano. Avevo quindi avuto modo di fare pratica e di capire come molto spesso questi autori venissero abbandonati a se stessi. Se dovevo rendere presentabili proposte librarie tanto valeva realizzarle sotto il mio nome, da qui la nascita dell’Armando Siciliano Editore”

Una giornata tipo in una casa editrice?

“Non c’è una giornata tipo per il mio lavoro, ci sono tantissimi tipi di giornata: dallo stare in ufficio e seguire correzione e impaginazione di testi al curare la distribuzione in giro tra Sicilia ed Italia, ad incontrare gli autori sia per decidere su eventuali pubblicazioni o meno sia per capire poi come portarle avanti per farle conoscere al grosso pubblico, a seguire le presentazioni alle quali partecipo sempre (tranne i casi in cui non posso sdoppiarmi) e che son diventate da una quindicina di anni almeno 250 l’anno, a partecipare alle fiere del libro, che purtroppo in questi ultimi anni perdono colpi per la diminuzione dei visitatori e della loro potenzialità di acquisto.”

Cosa vuol dire essere una casa editrice indipendente?

“Indipendente” è una parola molto difficile da comprendere. Indipendente significherebbe che non siamo sottomarche delle grandi case editrici, né abbiamo vincoli o joint venture con loro o con gruppi che possono anche decidere sulle nostre pubblicazioni e delle nostre politiche aziendali. Indipendente significherebbe anche che non abbiamo vincoli con il mondo politico e che quindi non seguiamo le solite politiche del do ut des. E, inoltre, che lottiamo per salvaguardare in tutti i modi la nostra indipendenza, spesso messa a rischio da leggine ad personam, vedi quelle adottate ad inizio decennio dai ministri Brunetta (non si può vendere libri nelle presentazioni presso sale pubbliche, il che ha portato ad un enorme incremento delle presentazioni presso le librerie, quelle grandi naturalmente per fare entrare più persone, naturalmente librerie per lo più Mondadori e Feltrinelli) e Scajola (soppressione della tariffa ridotta per le nostre spedizioni, e cioè per avere la tracciabilità della spedizione si andava da 0,98 euro a 7,00 euro). Solo in trecento circa abbiamo protestato contro questa iniqua leggina, volta a reperire fondi per la rottamazione delle motociclette (udite udite); una volta fallita l’iniziativa di rottamazione, la tariffa ridotta non ci è mai più stata restituita, tranne alle onlus (il mondo della Chiesa vedeva penalizzate tutte le proprie riviste parrocchiali ed aveva fortemente protestato)”

Qual è il vostro rapporto con le librerie indipendenti e con quelle di catena?

“I nostri rapporti con le librerie sono stati sempre ottimi. Abbiamo cercato di soddisfare nel più breve tempo possibile le loro richieste. Ultimamente si son creati un bel po’ di problemi, sia per noi che per loro, a causa dell’invadenza dei distributori on line che concedono al cliente lo sconto del 15%. Questo sconto lo paghiamo alla fin fine noi editori ed ha portato a un concreto e ingiustificato aumento dei prezzi da parte delle grandi case editrici. All’inizio di marzo 2020 era allo studio del Parlamento una legge per annullare questo sconto e dare quindi maggior possibilità di lavoro alle librerie. A questo precario stato di cose si è aggiunto l’arrivo destabilizzante sul mercato di Amazon, gigante che distrugge tutto ciò che tocca e al quale, purtroppo, si affida fin troppa gente. Abbiamo chiesto ufficialmente al nostro distributore nazionale di non dare i nostri libri ad Amazon. C’è da sottolineare che sta scomparendo la figura del libraio che leggeva e consigliava i libri, sostituito troppo spesso da un commesso che espone le classifiche (non si sa quanto veritiere) di vendita … e consiglia in base a queste.”

 Come scegliete i titoli e gli autori da pubblicare?

“Fortunatamente siamo presi in considerazione da molti autori di un po’ tutta Italia ed anche di fuori che ci sottopongono le loro proposte, aspettando pazientemente anche tempi lunghi ma consci che io leggo veramente i loro lavori e che decido premiando la qualità e non le mode del momento. Un libro deve sfidare i tempi. E infatti abbiamo nel nostro catalogo libri cult che ci vengono richiesti anche dopo 30 anni dalla loro pubblicazione.”

 Ci sono libri che risultano fuori catalogo e che vi piacerebbe ripubblicare?

“Diciamo che c’è la disponibilità di quasi tutti i libri inseriti in catalogo e una volta che dovessero esaurirsi provvediamo subito alla loro ristampa, naturalmente cercando anche di ripubblicizzarli. Proprio lo scorso 2019 ho ripubblicato uno dei migliori libri da noi mai realizzati, del 1995: Civiltà contadina di Concetto Lo Schiavo e subito dopo la stampa postuma di due inediti dello stesso autore, a distanza di 22 anni dalla sua morte.”

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Qual è il vostro rapporto con i social?

“Diciamo di reciproca sopportazione e di contestuale sfruttamento. Pubblicizzare qualcosa su Facebook, ad esempio, non porta facilmente a vendite, ma a far sì che tantissime persone possano seguire la tua attività e sapere “che esisti ancora”, viste le grandi incertezze di sopravvivenza date dal “ritorno graduale e veloce verso l’analfabetismo” della nostra società, perseguito con cura ed attenzione dalle lobby politiche e finanziarie. Noi siamo presenti si Facebook, inutile per adesso dedicarsi anche ad altri social, manca il tempo per farlo.”

Cosa deve fare un aspirante scrittore per convincervi a pubblicarlo?

“Mosse semplicissime. Innanzitutto presentarsi e parlare di se stesso e di cosa ha prodotto, inviarci poi il lavoro in forma “rispettosa del compito che ci sta affidando”, cioè non disordinato, non “sporco”, non illeggibile, non mandato contemporaneamente a 100 case editrici (della serie chi becco becco), facendoci capire di aver scelto noi per la qualità delle nostre pubblicazioni, infine attendere senza pressarci i nostri tempi tecnici per una lettura tranquilla di quanto giuntoci. Alla base di tutto, ovviamente, deve presentarci un lavoro valido.”

Prossimi progetti firmati dalla sua casa editrice?

“Innanzitutto c’è la piena determinazione a proseguire nel rimpinguare le nostre principali collane: “recupero della tradizione orale del territorio”, “impegno sociale”, “storia”, “filosofia”, “narrativa” e “poesia”. Una sferzante ventata di novità l’abbiamo avviata lo scorso anno e a settembre ci vedrà in prima fila per proporre alle scuole, ai comuni ed alle associazioni culturali i nostri format vincenti, tra tutti: “Non solo Shoah” (viaggio nella storia esaminando genocidi ed informazione data dai mass media, con proiezione di video storici e musicali, 90 minuti); “All or Nothing. La rabbia repressa. 1962-1969 viaggio nella beat generation” (analisi di un fenomeno che ha inciso profondamento nel rinnovo dei costumi sociali, svecchiandoli, con proiezione di video storici e musicali, 120 minuti); “Canti dell’aria dell’acqua della terra del fuoco” (i miti di Sicilia con versi di Francesca Spadaro e musiche di Gemino Calà, 75 minuti)”

Lei Armando è anche uno scrittore. Prossimi che ha in mente di scrivere?  Il libro che ha scritto ed al quale è più legato e perché?

“Non mi son fatto un contratto con obbligo di pubblicare almeno tre romanzi l’anno, quindi scrivo esclusivamente quando ne ho veramente voglia, cioè quasi mai. Son già troppo impegnato nella revisione dei lavori che pubblico e nel pubblicizzarli. Libri da me scritti? Per regola il mio nome compare sempre sotto come editore e mai sopra come autore … sono usciti nel corso degli anni alcuni libri … un po’ strani … per i quali il nome dell’autore non si riesce proprio a leggere perché … manca. Qualcuno di questi può essere attribuito a me, ma non sta scritta da nessuna parte la mia paternità.”

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