Kiss in “Monster tour 2013”

“You wanted the best, you got the best! The hottest band in the world… Kiss!”.

L’altoparlante  grida la frase che apre da sempre i concerti della band di New York, dal palco, immenso, crolla un enorme telo nero su cui svetta la scritta KISS e scopre il nuovo palcoscenico, stellare e kitch, da rimanere a bocca aperta, come nella migliore tradizione del gruppo che in 40 anni di musica ha creato un impero su ‘stupire e divertire’.

Inizia lo show, gli ottomila arrivati da mezza Europa a Villa Manin di Codropio, Udine, non aspettano altro da ore.

Un mega ragno di tubi e fari sovrasta i quattro musicisti che compaiono tra fumi e giochi di luce, mentre la batteria di Eric Singer su una piattaforma mobile, plana al centro del palco come una navicella spaziale,  a bordo il capitano The Cat.

Poi ci sono i due fondatori, l’oscuro The Demon, Gene Simmons, basso e voce, il giullare The Starchild, Paul Stanley, chitarra e voce, e ancora l’ultimo entrato Tommy Thayer, The Spaceman, chitarra solista.

Ognuno ha il suo make up, ognuno il suo costume e le zeppe alte 30 centimetri su stivaloni borchiati, ognuno le proprie mosse e i propri numeri, marchi di fabbrica che il pubblico vuole vedere nel circo stellare dei Kiss.

Psycho Circus” apre lo show, fiamme alte dieci metri, esplosioni e fuochi d’artificio. Ma è solo l’antipasto per l’affamata Kiss Army che impazzisce per il primo dei classiconi “Shout It Out Loud”. Su “Let Me Go, Rock ‘N’ Roll” Simmons si mette anche a cantare rifoderando per un po’ la lingua smisurata che ne ha creato il mito: 35 gradi sopportati da eroe, tenuto conto dei quasi 64 anni.

 “Come state, bene? – chiede al pubblico Stanley – siamo in Italia per questa prima notte. Amiamo l’Italia, il Brunello e il Lambrusco, qui c’è la passione: domani saremo a Milano ma voi siete i numeri uno, grazie mille!” e si lancia su “Let Me Go, Rock ‘N’ Roll”. Quando il rock si fa (leggermente) più pesante interviene Mr. Simmons, “I Love It Loud” è sexy, kitch, sfacciata e pazza, proprio come i Kiss, e i numeri d’insieme si sprecano tra cortine di fumo e fiamme, mentre The Starchild può finalmente esibirsi nel numero dei plettri sulla lingua sputati sul pubblico, qualche passo di danza ammiccante e, la chitarra suonata di spalle sotto le gambe. “Vi state divertendo? Eccovi qualcosa di nuovo, questa è “Hell or Hallelujah””, strilla il cantante lanciando il primo singolo del nuovo album “Monster” con il palco che si trasforma in un inferno rosso fuoco, tra fiamme (vere) e i profili di sexy diavolesse (virtuali) sul grande schermo.

Simmons e il suo basso ipnotico, cadenzato dal movimento della testa che tiene il ritmo delle canzoni, è chiamato ad un “nuovo” numero e su “War Machine” fa anche da mangia fuoco sputando fiamme nel delirio estatico del pubblico, mentre Tommy Thayer si esibisce in un assolo degno del migliore The Spaceman. Una caldissima “Heaven’s on Fire” invita il classico “Calling Dr. Love” (che in scaletta sostituisce “Deuce”). Poi la sorpresa delle sorprese, Stanley inizia a cantare “Nel blu dipinto di blu”: “Volaaare, cantaaaare”, accenna, con il pubblico incredulo che alla fine segue The Starchild nella sua esibizione.

 Certo nulla a che vedere con l’istigazione ad esplodere per “Sonic Boom” e alla sua coinvolgente “Say Yeah” in cui il buon Simmons mulina la lingua  sul manico del basso.

 È arrivato il momento per i due “giovani” Eric Singer e Tommy Thayer che da soli, con The Spaceman alla voce, mettono in piedi un medley tra “Shock Me” e la nuova (e scritta da Thayer) “Outta This World”, in un tripudio d’assoli e dialoghi batteria/chitarra con pedane che portano al cielo, razzi dalla chitarra, e le zampe del ragno meccanico che sembrano avvinghiarsi alle loro note.

Da delle botole compaiono anche i due fondatori e ora è il momento dello show di The Demon che esce con il suo mitico basso a forma d’ascia esibendosi sull’oscura “God of Thunder” nel classico numero, sempre d’effetto, del sangue vomitato sulla maschera bianca e del volo (di venti metri) sulla piattaforma ragno dove Simmons conclude la canzone mostrando ali, lingua e le corna del rock.

Questa è del 1983”, chiama Stanley iniziando la hit “Lick It Up”, dimostrazione del sillogismo aristotelico: il rock è divertimento, i Kiss sono rock, i Kiss sono (puro) divertimento. E se qualcuno avesse ancora dei dubbi, ci pensa “Love Gun”:

Stanley si attacca ad una specie di carrucola  e vola sulla folla fino al second stage dove si mette a cantare la hit.

Delirio. Il finale, come da tradizione, è con il manifesto “Rock and Roll All Nite”; dalla torre e dal palco i cannoni sparano miliardi di coriandoli che diventano una neve festosa, mentre sul palco ci si scatena alla grande prima dei saluti, finendo, i quattro cavalieri mascherati del rock, praticamente sul pubblico ognuno su una pedana mobile.

I bis esplodono con “Detroit Rock City” (che diventa “Udine Rock City” secondo il frontman), la zuccherina “I Was Made for Lovin’ You” (in cui Simmons, provato dal caldo e da due ore di show sbaglia il ritornello) e la grandiosa “Black Diamond” che segna il finale con un orgia di fuochi d’artificio che illumina la notte di Codroipo.

 Le ultime immagini sono la scritta luminosa sul palco vuoto “Kiss loves Udine” e, in diffusione dagli altoparlanti, la preghiera laica “God Gave Rock ‘n’ Roll to You II”.

Il pubblico, truccato e felice, si abbraccia come dopo la vittoria della Champions. E si impara una lezione.

L’immortalità è anche una maschera fatta di rock, chiunque l’indossi sarà uno dei Kiss, sopra o davanti al palco.

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