“Jukebox all’idrogeno” nell’intensa ed incisiva performance di Margherita Smedile

Bello ed emozionante il lavoro teatrale dell’attrice messinese per il reading/concerto “Jukebox all’idrogeno” di Allen Ginsberg andato in scena ai Magazzini del Sale per la Stagione Teatrale 2019/2020

Jukebox--all’Idrogeno

Nell’ambito della Stagione di prosa 2019/2020 del Teatro dei Naviganti, sabato 7 dicembre alle 21.00, è andato in scena ai Magazzini del Sale il secondo appuntamento per la sezione “Giusto un Sabato”, una nuova programmazione di incontri teatrali che da quest’anno si pone l’obiettivo non solo di variegare l’offerta delle rappresentazioni ma, come ulteriore valore aggiunto, di proporre un teatro che, abbattendo i muri della passività, si offre come un’esperienza da condividere attivamente con lo spettatore.

Ed ecco perché dopo lo spettacolo ti viene offerto un calice di vino, accompagnato da pane, verdure ed altro, proprio per invitarti a rimanere e partecipare attivamente, esprimendo le proprie opinioni, sensazioni ed idee per uno scambio relazionale e per poter così socializzare (direttamente e non virtualmente come sui social) in questa “casa comune” che è il teatro, rivalutando uno degli aspetti principali dei luoghi deputati a produrre e diffondere cultura.

In questa cornice, in cui si vuole valorizzare la reciprocità del “sentire”, ben appropriata si è innestata l’interessante performance di Margherita Smedile, con il suo reading/concerto “Jukebox all’idrogeno”, sui testi di Allen Ginsberg, che, fuori da ogni dubbio, ha colpito nel segno!

Allen Ginsberg e la sua produzione poetica si inserirono prepotentemente in quella corrente artistica/letteraria denominata Beat Generation,  insieme ad autori come Jack Kerouac (che ne coniò il termine nel 1947), William S. Burroughs, Gregory Corso e Lawrence Ferlinghetti. Tale corrente fu cuore e anima di quella contestazione giovanile che attraverso la letteratura, il giornalismo, gli spettacoli e la musica, soprattutto la musica rock, divenne propulsione di una epica rivoluzione culturale che, partendo dall’America e da quegli anni del secondo dopoguerra, porterà al Sessantotto, anno-simbolo di un’intera stagione, conclusione di un decennio di grandi cambiamenti nei costumi e nella mentalità.

“Jukebox all’idrogeno” fu la prima raccolta di poesie di Ginsberg  ad essere pubblicata in Italia dalla Mondadori (1965), con la traduzione a cura di Fernanda Pivano.

Il poema “Howl” (L’Urlo), che Alan Ginsberg lesse per la prima volta in pubblico il 13 ottobre 1955 alla Six Gallery di San Francisco (dedicato all’amico e poeta Carl Solomon), viene ritenuto uno dei più rappresentativi manifesti della Beat Generation.

Programma-2019-2020

Proprio dall’epico “Howl” ha inizio il reading di Margherita Smedile che, ben accompagnata dalla chitarra elettrica di Marco Spadaro, avvia l’incipt di quell’Urlo in lingua madre: una sentita e forte interpretazione che ne marca il senso, con appropriata grinta, procedendo in un crescendo di percettibile emozione che l’artista fa “sentire” in un bel mix di palpitante di rabbia, commozione ed amara allegria.

Howl” è un testo importante, complesso e di alta valenza letteraria che fu portatore di un messaggio veramente rivoluzionario. Con quei versi urlati Ginsberg denunciava la rovina delle migliori menti della sua generazione a causa del materialismo americano e incitava i giovani a prendere coscienza affinché si rendessero conto di quel lavaggio del cervello operato da quei pochi che puntavano a disumanizzare la società.

Margherita Smedile si immerge totalmente nel caleidoscopico percorso del poema portando a galla tutti gli elementi contro cui l’autore indirizzava la sua lente d’ingrandimento. Ed ecco che scattano, inevitabilmente,  riflessioni ed associazioni alle nostre vicende contemporanee e richiami sui molteplici e subdoli pericoli che incombono nel nostro presente e nel nostro futuro. Sfiorando il verso libero di Walt Witman, padre della poesia americana e punto fermo di riferimento per i giovani artisti della Beat Generation, Margherita affronta la rocambolesca “Bomb”, poesia di Gregory Corso (anch’essa ennesimo manifesto della Beat Generation): una vera esplosione poetica di forte ed irriverente denuncia, di rifiuto delle convenzioni dell’epoca e di ribellione alle censure e alla morale americana.

Tra la lettura e la recitazione di un testo poetico e l’altro l’artista ci regala accattivanti brani cantati e ben interpretati, con spiccata originalità, come la mitica “Whisky Bar” (di Brecht, ripresa da molti autori quali il carismatico Jim Morrison dei “The Doors”) e anche “Cosa sono le nuvole”, pezzo cult di grande atmosfera, scritta da Pasolini con la musica di Modugno, dove regala sempre profonde e grandissime emozioni. Poi ancora l’Urlo che il poeta lancia a “Carl Solomon! Sono con te a Rockland/dove sei piu’ pazzo di me…” ; quindi una delle sue liriche più famose, “Canzone”, a cui consegna la speranza che, nonostante l’impari lotta contro il male, possa esistere la maniera di riconquistare il bene grazie all’amore perchè “Il peso che portiamo è amore/Sotto il fardello/di solitudine/sotto il fardello/dell’insoddisfazione…” (da “Canzone”) e ancora il poema che Ginsberg dedicò alla madre “Kaddish for Naomi Ginsberg”.

Programma 2019--2020

Veramente brava e autentica Margherita Smedile: applauditissima ha saputo rendere e comunicare quello che ha rappresentato quell’Urlo di una generazione, da cui tanto ha avuto inizio e, soprattutto, ha messo nella giusta luce il senso profondo ed ancora attuale del messaggio dei poeti della Beat Generation che affidiamo alle stesse parole e sensazioni che l’artista ha espresso alla fine del reading/concerto:  “È una passione la mia… ci macìno, ci macìno da quando ero ragazzina. È  una passione che non è mai finita e trovo le parole di queste poesie assolutamente attuali. Non è passato proprio per niente quel momento.  I poeti della Bit Generation vivono ancora, sono stati gli ispiratori di una rivoluzione che speriamo continui ancora e che poi, alla fine, porta all’Universo, all’Eternità, porta a Dio, porta alla Spiritualità ma che deve far tremare… Bisogna dire basta di essere lobotomizzati dal Denaro, dall’Industria, dai poteri forti e tutte queste cose… Basta! È il tempo di vivere! Vivere! Basta!”

Locandina - Jukebox all’Idrogeno

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