Jesus Christ Superstar, 50 anni e non sentirli

Il doppio album “Jesus Christ Superstar – A Rock Opera”, nato dalla genialità di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, fu edito nel 1970, successivamente divenne musical e il famoso film con Ted Neeley

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Jesus Christ Superstar, l’opera rock cult per eccellenza, taglia il nastro del mezzo secolo. Il celebre musical nasce come doppio album nel 1970, 50 anni fa, ed è subito un grande successo che lo pone sotto le luci dei riflettori; scalando le prime posizioni in ogni classifica guadagna così prestigiosi riconoscimenti quali i dischi d’oro negli Stati Uniti ed in Canada. Gli  interpreti principali furono la mitica voce dei Deep Purple, Ian Gillan, nel ruolo di Gesù, Murray Head nel ruolo di Giuda mentre Yvonne Elliman e Barry Dennen furono protagonisti nei rispettivi ruoli di Maria Maddalena e Ponzio Pilato, parti che ricoprirono poi anche nella trasposizione cinematografica del 1973, ad opera del regista Norman Jewison.

JCS_AlbumAnnoverando milioni di fan in tutto il mondo “Jesus Christ Superstar” all’inizio era “solo” un album discografico, con una partitura musicale concepita per un’orchestra sinfonica con l’intento di coniugare per la prima volta il rock e la musica colta, con sei musicisti rock e tre cori; una partitura che ebbe l’audacia di raccontare la Passione di Cristo, tra suoni di chitarre elettriche (non immuni certamente agli echi della musica pop del post ’68), con una filosofia di sapore hippies. Una filosofia che ne rileggesse la storia partendo dalle riflessioni di Giuda, il discepolo, che nel suo ruolo di traditore è anch’egli “strumento provvidenziale” e un aiuto per Cristo nel suo cammino verso la Croce, ribaltando quindi il tradizionale punto di vista con una proposta fuori dagli schemi usuali.

I due giovani autori di Jesus Christ Superstar, allora sconosciuti, Andrew Lloyd Webber e l’amico Tim Rice, erano destinati a diventare i re del musical (con successi mondiali come Cats, Evita o Il Fantasma dell’Opera) ma, mentre conquistavano milioni di sostenitori, il loro disco fu considerato scandaloso e venne censurato dalla Bbc che lo giudicò “sacrilegious” (sacrilego). Ma quella storia così umana, così intensamente piena di vita, di dolore, di originale passione e singolare accostamento di generi musicali, colpì profondamente il pubblico che ne decretò il successo con milioni di copie vendute.

Andrew Lloyd Webber e Tim Rice negli anni ‘70

Andrew Lloyd Webber e Tim Rice negli anni ‘70

Sono numeri importanti che caratterizzarono l’evolversi del trionfo. Il 15 maggio 1971 avvenne la prima assoluta in concerto con Yvonne Elliman, Anita Morris, Ben Vereen e Bob Bingham a Kansas City (Missouri) e nel luglio 1971 fu rappresentato in concerto al Civic Arena di Pittsburgh con Carl Anderson e Yvonne Elliman davanti a 13.000 persone. A Broadway lo spettacolo viene rappresentato per la prima volta il 12 ottobre 1971 dove rimase in scena con 720 recite, per 18 mesi, e ricordiamo anche il successo della versione presentata nel West End londinese, curata da Jim Sharman, riprodotta per otto anni con oltre 3300 repliche.

Fu il produttore Roger Stigwood a voler investire nell’impresa decidendo di realizzare sia il musical – ricordato come uno dei più grandi successi di Broadway – e sia il film, nel 1973, che venne girato da Norman Jewison in Israele con protagonisti Ted Neeley (Gesù), Carl Anderson (Giuda nero), Yvonne Elliman (Maria Maddalena) e Barry Dennen ( Ponzio Pilato).

La trama dell’opera narra l’ultima settimana della vita di Cristo prima della morte per crocifissione.

Per la loro interpretazione Ted Neeley (Gesù) e Carl Anderson (Giuda) furono candidati al Golden Globe nel 1974.

Nacque così un’opera simbolo della controcultura, in cui quel Gesù che apparve troppo umano, intimorito dalla sua missione, affascinato dalla Maddalena, venne all’epoca criticato e giudicato “scandaloso” da varie voci (tra ebrei e cristiani ortodossi) ma la spiegazione di Tim Rice, nella sua naturalezza, fu insieme disarmante e molto semplice: «Abbiamo trattato il Cristo più come uomo che come Dio: noi, come autori, non prendiamo posizione. Però il primo spunto ce l’ha offerto il decano di San Paolo (St. Paul’s Cathedral) che una volta ci ha detto: “prendete Gesù e portatelo via dalle vetrate istoriate”».

JCS_Neeley_Anderson - CopiaPiù lungimirante e di ampie vedute si dimostrò il Vaticano che nel 1974, con la Commissione nazionale valutazione film CEI, definì l’opera cinematografica: “Una tale fisionomia di spettacolo-fantasia-religiosa è esaltante e stimolante, anche per la ricchezza artistica del lavoro; merita perciò una raccomandazione, ma esige, tuttavia, un accostamento avveduto e cosciente.” [da “Segnalazioni cinematografiche”, Vol. 76, 1974]

Cinquant’anni, tornando ai nostri giorni, che non pesano affatto per “Jesus Christ Superstar”: non ha perso nulla della sua potentissima carica innovativa e “rivoluzionaria” (consentite il termine) per cui conquistò, a ragion veduta, quel ruolo da protagonista nella storia dell’opera rock (ancora oggi amatissima), del musical e del cinema divenendo quel cult movie che rientra nella programmazione, tra le proposte dei tradizionali palinsesti televisivi, da vedere e rivedere per il giorno di Pasqua.

JCS Una replica del 2005

Interrotto a causa del Covid-19 il tour del cinquantennale (con protagonisti Aaron LaVigne, nel ruolo di Gesù, James Delisco Beeks come Giuda e Jenna Rubaii nel ruolo di Maria Maddalena), nella Settimana Santa l’opera è tornata alla ribalta proprio con Sir Andrew Lloyd Webber che ne ha offerto la visione (dalle h 19:00 del 10 aprile e per 48 ore) sul suo canale YouTube, The Shows Must Go On, nell’edizione del 2012 con Tim Minchin, Melanie C e Chris Moyles.

Per i 50 anni dell’album, anche Stefano Bollani ha colto l’occasione per coronare un sogno coltivato da quando aveva 13-14 anni: rivisitarlo a suo modo e lo fa nell’album appena uscito “Piano Variations on Jesus Christ Superstar” con una versione strumentale ed inedita per pianoforte solo (con il benestare dello stesso Lloyd Webber).

Jesus_Christ_SuperstarAnche il regista Massimo Romeo Piparo per il 2021 vorrebbe riprendere la sua brillante versione del musical, segnata per oltre 20 anni da applauditi successi in Italia e in Europa e che dal 2014 ha protagonista proprio Ted Neeley, lo storico Gesù del film diretto da Norman Jewison.

Personalmente mi limito a ricordare la mia emozione e l’adrenalina a mille per quella stupenda edizione del 2014 (firmata da Piparo e prodotta da PeepArrow Entertainment) quando, tra le date in programma per il tour, in Sicilia il 13 e 14 settembre andò in scena anche a Messina, all’Arena in Fiera.

Accanto a Ted Neeley nel cast vi furono nomi affermati del musical italiano come Gloria Miele (Maria Maddalena), Emiliano Geppetti (Pilato), Paride Acacia (Hannas), Francesco Mastroianni (Caifa), Salvador Axel Torrisi (Erode), Riccardo Sinisi (Simone/Pietro) e, nel ruolo di Giuda, Feysal Bonciani che venne scelto, da Piparo e da Ted Neeley, tra oltre cinquecento candidati arrivati da tutta Italia per le audizioni dello spettacolo.

Sul palco si esibì un ensemble di 24 artisti tra ballerini, trampolieri, mangiafuoco e acrobati sulle coreografie di Roberto Croce; le scenografie furono di Giancarlo Muselli, elaborate da Teresa Caruso; i costumi di Cecilia Betona e una bella orchestra dal vivo di 12 elementi, diretta da Emanuele Friello, protagonista anch’essa di primo piano.

Con questo stesso cast “Jesus Christ Superstar” il 12 ottobre 2014 andò in scena all’Arena di Verona per il «Celebration Day», in occasione dei quarant’anni del film e dei venti dalla rielaborazione italiana di Massimo Romeo Piparo.

Ma #andràtuttobene e #celafaremo con la speranza e la certezza che, passato questo difficile periodo di emergenza dettato dal Covid-19, ritorneremo a vivere, tutti insieme, queste splendide, uniche ed insostituibili emozioni.

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