Intervista all’autore Massimo Benenato, figlio di Franco Franchi

Massimo Benenato parla del suo interessante libro “Sotto le stelle di Roma” e ricorda la figura di suo padre il famoso attore palermitano Franco Franchi  che ci ha lasciato  27 anni fa  il 9 Dicembre 1992.

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Persona affabile e gentile Massimo Benenato, che si è dedicato fin da giovanissimo all’arte. Non poteva infatti non intraprendere  questa strada dato che è figlio di un grande artista: Francesco Benenato, in arte Franco Franchi, che tutti ancora oggi ricordano con tanta simpatia e stima. Cosa l’ha spinto ad intraprendere la carriera di scrittore?

“Sono sempre stato un creativo, una di quelle persone che sentono il  bisogno di esprimere la propria interiorità attraverso l’arte. Ho studiato chitarra classica, pittura, scultura, partecipando a concerti e mostre collettive. Ho provato anche la recitazione, sia in teatro che nel cinema, cercando sempre di impegnarmi al massimo. Essendo un accanito lettore, alla fine mi sono cimentato anche nella scrittura, scoprendo che, sedermi davanti ad un computer e avere la possibilità di dare sfogo a tutto il mio estro, fosse la sensazione più appagante che avessi mai provato. Così ho iniziato a inventare storie Fantasy, racconti avventurosi e intricati, pieni di elfi, nani e maghi dai poteri straordinari. Mio nipote Simone, innamorandosi di uno di questi racconti, mi ha spinto, con il suo entusiasmo e la tenace insistenza tipica dei bambini, a trasformarlo in un vero e proprio romanzo. Così, dopo più di un anno di appassionante lavoro, è nato “Geremia Fiore e il libro di Oberon”, la mia prima opera da scrittore”.

Ha delle abitudini particolari durante la scrittura?

“Mi piace scrivere soprattutto la mattina, quando la mente è riposata e lucida. A casa ho la fortuna di avere una veranda protesa su un piccolo giardino, il posto ideale dove potermi concentrare e lavorare in tutta tranquillità. Adoro il silenzio e il verde della natura, sono entrambi dispensatori di energia rigenerante. A volte, però, quando mi inceppo e non riesco a sviluppare bene le idee, ho l’abitudine di ascoltare musica mentre corro, un rimedio molto efficace per ritrovare l’ispirazione”. 

Che messaggi ha  voluto lanciare con il suo romanzo “Sotto le stelle di Roma”?

“Ci sono diversi messaggi in “Sotto le stelle di Roma” che, celati dietro ad una storia divertente e romantica, invitano il lettore a riflettere su alcuni aspetti fondamentali della vita. I più importanti sono sicuramente l’amore, inteso nella sua essenza globale e non soltanto nel limitato rapporto tra due persone, la bellezza della diversità, i condizionamenti sociali e il significato dell’esistenza, concetto che per me va ben oltre i confini del mondo fisico”. 

Come e quando ha conosciuto il professore Antonio Fiasconaro che ha scritto la prefazione del suo romanzo?

“Ho conosciuto Antonio a Roma, alla presentazione del suo “Istant book “Il mistero di Ninfa”. È stato come ritrovare un vecchio amico, una di quelle persone affini con cui senti di avere un legame speciale, anche se non lo hai mai visto prima. È grazie a lui e alla sua grande disponibilità se sono approdato a Spazio cultura edizioni, la mia casa editrice. Quando ho letto la prefazione che ha scritto, sono rimasto colpito dalla bellezza delle parole che mi ha riservato e ho provato una forte emozione.  Io credo che questa vita sia solo una tappa di un percorso molto più ampio e, perciò, considero il nostro incontro tutt’altro che casuale”.

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Ci parli del suo romanzo che trama ha?

“Sotto le stelle di Roma” è una storia brillante, dalla trama imprevedibile e piuttosto intricata. Eugenio ed Elvira, due fratelli, lui pianista e lei promettente attrice, si stanno recando ad una serata mondana in compagnia del loro amico Marcello, vulcanico dentista vicino di pianerottolo, amante del gossip e della vita gaudente. Durante il tragitto verso la villa, dove si tiene la festa, il destino vuole che soccorrano Paola Dini, la più grande attrice del mondo, rimasta in panne con la propria auto. Per ringraziarli dell’aiuto, la diva li invita al tavolo con i propri ospiti, tra cui spicca Ajna, una donna indiana dotata di capacità al limite della credibilità, innescando una serie di intrecci amorosi, situazioni impreviste e colpi di scena dai risvolti insospettabili. Tutto si svolge in pochi turbolenti giorni che cambieranno la vita esteriore e interiore di ogni personaggio per sempre”.

Franco Franchi era il suo caro papà. Anche io, come moltissimi suoi ammiratori, anche se ero  piccolina, ricordo i film  che ha interpretato . Lui ha dato tanta gioia ai suoi fan e tutt’oggi è ricordato con grande affetto. Vuole condividere con i lettori del GLOBUS MAGAZINE  dei pensieri sul suo papi?

“Parlare di papà è una vera gioia, perché mi porta a rivivere un periodo della mia vita particolarmente felice e magico. Quando c’era lui, in famiglia si respirava sempre aria di festa, di spensieratezza e allegria. Aveva un’incredibile energia positiva che ti contagiava, spingendoti ad affrontare il futuro con fiducia ed entusiasmo. Con noi si comportava da amico e, avendo una mentalità molto aperta, ci si poteva parlare di tutto. Oltre che per la recitazione, aveva una grande passione per le parole crociate, l’astronomia, la pittura e la musica. A casa si cantava e suonava per ore e, spesso, eravamo vittime di scherzi molto divertenti. Io e mia sorella Letizia ci riteniamo molto fortunati ad averlo avuto come genitore e ne siamo orgogliosissimi, sia come artista che come uomo. Ancora oggi ci sorprendiamo nel riscontrare quanto la gente lo abbia amato e continui a ricordarlo con affetto”.

Ha preso in considerazione di presentare il suo romanzo anche nella città che ha dato i natali a suo padre, ovvero Palermo?

“In realtà, a Palermo, il 23 marzo dell’anno scorso, ho fatto la prima presentazione nazionale, nella capiente e accogliente struttura del “Magneti Cowork”. Abbiamo trascorso un pomeriggio bellissimo e sono intervenuti tanti amici e personaggi dello spettacolo. A breve spero di riprendere il giro in Sicilia, interrotto ormai da mesi a causa della spiacevole comparsa del Covid.  

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