Intervista ad Enzo Castrenze Cassata, presidente dell’Istituto di Cultura Siciliana” Federico Secondo” e di “Gran Sicilia”

È stato definito uomo di una nuova “primavera siciliana”;  per una rinascita  culturale e sociale. Vive a Santa Caterina Villarmosa, in provincia di Caltanissetta.

Enzo libreria Pititto

Da palermitana, posso solo dire che l’unica cosa bella della Sicilia è la Sicilia! Questa antica terra acquista sempre maggiore valore quando alcuni uomini e donne di cultura e di sani valori, dedicano parte della loro vita al bene ed al suo progresso culturale economico e sociale. Enzo Castrenze Cassata, certamente merita di essere annoverato come cultore e amante della Sicilia. Da  sempre  il suo impegno, gentile Enzo,  per questa isola anzi arcipelago… è evidente. Per chi la conosce veramente e la stima il suo supporto è palesemente diretto al miglioramento e alla valorizzazione delle nostre tradizioni millenarie, che si avvallano anche e soprattutto della tanta storia che abbiamo alle spalle delle tante dominazioni che ci hanno preceduto. Ci parli della sua excursus da studioso?

“Da quando sono rientrato in Sicilia ho avuto la fortuna di potermi occupare della passione più grande coltivata sin da ragazzo per merito di un grande maestro, padre Minnici; la Storia della Sicilia. La constatazione che la storiografia ufficiale ha deliberatamente ignorato quando non proprio stravolta la Storia di Sicilia, mi ha spinto a trovare il modo per divulgare la “vera” Storia di Sicilia. Ho scoperto che l’amore per questa Terra è cresciuto con la conoscenza, ho pensato quindi di fondare l’Istituto di Cultura Siciliana “Federico II” per far conoscere meglio; la “vera” Storia di Sicilia, la Lingua siciliana, gli usi, i costumi e le tradizioni, in altre parole l’insieme di elementi valoriali che definiscono “l’Identità Siciliana”. La consapevolezza dell’immenso patrimonio archeologico, storico-culturale, paesaggistico-ambientale, ha fatto maturare in me la necessità di divulgare e fare apprezzare – ai nostri conterranei – tutta questa ricchezza. Attraverso questo Istituto, unitamente alla collaborazione di Dirigenti scolastici “illuminati” e di studiosi di varie discipline, come Fonso Genco, il prof. Mario Scaglia, insigne studioso e autore della Grammatica siciliana e di altre pubblicazioni sempre in Lingua siciliana, abbiamo avuto modo di parlare nelle scuole di varie città siciliane; Palermo, Bagheria, Gela, Marianopoli, S,Caterina Villarmosa. La soddisfazione più grande è stata constatare l’interesse suscitato negli alunni nell’apprendere di fatti come la strage di Bronte, ad opera del criminale Bixio, o come la Rivolta del sette e mezzo così definita per la breve durata dei moti, oppure ascoltare le gesta di Federico II lo Stupor Mundi, o una poesia in lingua Madre di Ignazio Buttitta etc. etc. Molti non conoscevano che la Sicilia è stata Regno sin dal 1130 e che è rimasta tale “quasi” – tranne brevi periodi – ininterrottamente fino al 1816. Il paradosso; nelle scuole siciliane si studiano gli Assiri, i Babilonesi i Fenici, tutto interessante per carità, ma non si fanno conoscere; I Sicani, i Siculi e Sicelioti e la millenaria Storia della Sicilia che vanta presenze umane sin dal Paleolitico. I graffiti della Grotta dell’Addaura a Palermo, ne sino testimonianza. Desidero fare una precisazione; l’ Unesco, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura,ha classificato il Siciliano Lingua Madre. E’ singolare come questa  Istituzione Internazionale conferisca questo riconoscimento e l’Italia lo disconosce!”

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Come e quando con Caterina Carsidonia, sua compagna di vita ed amica da sempre è iniziata la vostra collaborazione? 

“Mi ritengo  un’instancabile studioso ed un  narratore ineguagliabile. Lavorare con  me non e’ mai stato un problema poiché sono un mite. Tutto questo dinamismo e questo incedere da un capo all’altro della Sicilia è stato possibile per la vicinanza e l’amore di Caterina Carsidona. Compagna di vita, di intenti e finalità politiche. Persona di straordinaria fede patriottica. Siamo legati dall’amore per la Sicilia e il desiderio di volerla vedere rifiorire”.

Lei, Enzo, è anche presidente di “Gran Sicilia. Ci potrebbe descrivere, per sommi capi, i progetti ed i programmi pro Sicilia?

“Gran Sicilia è un Movimento Politico che intende ispirarsi ai principi universali di libertà, democrazia, uguaglianza e solidarietà sociale. Nel rispetto dello stato di Diritto e del diritto naturale ed imprescrittibile all’autodeterminazione dei Popoli e delle Nazioni senza Stato. Agiamo privi di condizionamenti ideologici che potrebbero inficiare le libere scelte del Movimento stesso. Siamo partiti poco più di due anni fa e oggi abbiamo Circoli in varie città siciliane. Intendiamo attraverso la nostra azione nei Territori, con la divulgazione e con le informazioni contribuire alla crescita sociale ed economica della Sicilia.  Intendiamo occupare quello spazio politico che caratterizza chi fugge da logiche precostruite e da pregiudizi invalidanti per il libero pensiero e per la logica della razionalità. Vogliamo essere riferimento per chi le scelte le pratica con ponderatezza ed equilibrio, ma allo stesso tempo con adeguata determinazione. Rivendichiamo in prima istanza la piena applicazione dello Statuto Speciale per l’Autonomia, che, pur se Legge Costituzionale aspetta ancora oggi di essere attuato ed applicato. Chiediamo da subito la piena applicazione degli articoli del titolo V dello Statuto. Vogliamo poter adottare provvedimenti fiscali, tributari, doganali e monetari, che ci consentirebbero ulteriori entrate per svariati miliardi di euro annui! Preciso soldi esclusivamente dei contribuenti siciliani. Credo che infondere consapevolezza contribuirà alla crescita sociale ed economica del Popolo Siciliano. Vogliamo adottare misure atte a prevenire e combattere la contrazione demografica. La diaspora a cui sono costretti migliaia di cittadini siciliani, giovani e meno giovani. Diaspora, atto finale di un dramma che si svolge senza soluzione di continuità dal 1860, che ha comportato e continua a causare la disgregazione del tessuto sociale siciliano. Famiglie condannate alla negazione degli affetti e dei luoghi più cari. A riguardo vorremmo istituire una “Autorità per la Diaspora e l’Immigrazione” che: oltre a rilevare semplici dati statistici possa creare le condizioni burocratico-amministrative per favorire eventuali ritorni di chi è stato costretto ad emigrare in precedenza. Che possa interfacciarsi con chi voglia trasferire know-how alle aziende siciliane, oppure favorire i finanziamenti di imprenditori siciliani residenti all’estero nei confronti di Start up innovative. Assistere ed agevolare chi esprime il desiderio di ritornare e ancora istituire l’anagrafe di chi voglia far valere lo ius sanguinis. Questo in estrema sintesi quello che è e che vuole realizzare Gran Sicilia. Come si evince l’Istituto Federico II e Gran Sicilia hanno un denominatore comune; l’amore per la Sicilia, per la sua Storia e per il suo Popolo. La passione per questa Terra meravigliosa, troppo spesso sfruttata ed espropriata delle proprie risorse Umane e Naturali”.

enzo marinella

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