Interessante convegno sull’allattamento naturale a Catania

In una società che sembra aver dimenticato la figliolanza, educare consapevolmente a dare il latte in modo tradizionale è ritenuto essenziale dal mondo scientifico.

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Rieducare la donna che si appresta ad essere madre o la neo madre del XXI secolo ad una pratica ancestrale e per questo essenziale, l’allattamento al seno: tale il tema dell’interessante e partecipato convegno svoltosi all’hotel Nettuno di Catania nei giorni 16 e 17 maggio dal titolo “Io allatto – passato, presente, futuro“, di carattere scientifico ma anche didattico, valevole inoltre come corso ECM, destinato alle categorie professionali dei medici chirurghi, farmacisti, psicologi, ostetriche di ogni specializzazxione. L’evento, organizzato dal curatore scientifico dott.ssa Gabriella Patrizia Caruso (che è anche tra i responsabili del club Rotary Paternò alto Simeto), col supporto della Università di Catania, dell’ASP e di diversi sponsor del settore medico e farmaceutico ivi presenti, ha avuto la partecipazione del Direttore generale dell’ASP di Catania e dell’Assessore regionale alla Salute; la responsabile dott.ssa Caruso ha tenuto a precisare, nell’ambito della prima sessione dei lavori, che le scelte delle neo madri e future, a proposito di allattamento, vanno accompagnate e condivise con l’intiero nucleo che collabora con la puerpera prima e dopo il parto. “Oggi questo convegno”, ha ella affermato, “unisce molte figure professionali diverse dal solo ginecologo e ostetrica, perchè la multidisciplinarietà e la integrazione dei saperi e il coinvolgimento degli interessati può portare alla realizzazione di una nuova cultura dell’allattamento, affinchè vi siano bambini meno obesi e più sani, più donne meno depresse e famiglie migliori”.

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Tra le relazioni seguite, merita menzione quella dello psichiatra professor Eugenio Aguglia, già docente di psichiatria nella Facoltà di Medicina della Università etnea, che ha trattato il tema della depressione post partum e allattamento, soffermandosi sul fatto che non tanto il medicinale, pure da egli bene illustrato, può concorrere ad evitare tale grave discrasia nel comportamento della neo madre, quanto le condizioni socio economiche della stessa e la massima compartecipazione dei componenti del nucleo familiare; altresì ha egli precisato che mentre esistono donne predisposte ad essere madri, altre non lo sono e dovrebbero avere il coraggio di “guardarsi allo specchio e introiettare la propria inclinazione fino a rispondere a se medesime, un sì o un no laddove si sentano pronte ad affrontare o meno il ruolo materno”; dappoiché talune non desiderano passare notti insonni per mesi, realtà che un neonato inevitabilmente provoca, con lo scompenso sociale che immette nella neo costituita famiglia, laddove essa vi sia e non si tratti di situazioni borderline o particolari, che hanno necessità di trattamenti psicologici ben più che medici, forse anche di un colloquio con lo psichiatra il quale, nella pubblicistica comune, viene immaginato, e non è, come il “medico dei pazzi”.   A questo proposito -aggiungiamo noi- basterebbero degli esempi che un campo apparentemente lontano, ovvero la Letteratura Italiana, ha già fornito: è stato lo psichiatra Mario Tobino a tracciare, sull’onda di diversi romanzi di successo (citiamo Il deserto della Libia e le libere donne di Magliano) un rapporto prettamente umano fra problemi psichiatrici e psicologici e società.

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Il convegno ha voluto altresì dare spazio a una esposizione di trattamento “shiatsu” da parte della Amrys Schamanic School con sede in Catania, proprio relativamente all’allattamento. Il quale, per concludere la visione, se è stato ben rilanciato in una certa epoca storica quando in Italia si prolificava a lode e gloria della Patria comune (pensiamo al volume del celebre professore Vavassori, “come allevare il proprio bambino”, degli anni Trenta, ove si intessevano le lodi del latte materno financo dalla Lupa capitolina, invitando le madri ad allattare sino ad otto nove anni i piccini, come fu per Romolo e Remo…), oggi risente del diffuso benessere che spinge molte donne “in carriera” a ritardare la figliolanza e a preferire l’immagine del sen curato alla profusione naturale che il materno latte può e deve essere, per il neonato. Ben vengano dunque codesti eventi per un futuro di mamme sempre più consapevoli, convinte e destinate a ripopolare le nostre terre ultimamente desolate dal basso numero di nascite.

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