Interclubs dei Rotary: “L’utilizzo delle cellule staminali in terapia”

Foto: da sin.: Concetta Fisichella, Angelo Alaimo, Agata Campisi, Carlo Pafumi, Concetta Lazzaro e Giuseppe Testai

CATANIA – Organizzato dai Rotary club Etna Sud – Est, Paternò- Alto Simeto, Randazzo -Valle dell’Alcantara, Catania Duomo 150, si è svolto nei locali dell’Hotel Nettuno, un convengo interclub sull’utilizzo delle cellule staminali in terapia. Le cellule staminali costituiscono una delle frontiere della conoscenza scientifica dei nostri tempi. Studiate dagli anni ’60, esse sono oggi ritenute una speranza per la cura di molte malattie.

Lo studio più approfondito di queste cellule e la conservazione nelle banche permetterà agli scienziati, in futuro, di curare, grazie al trapianto,  tutte le malattie che colpiscono gli esseri umani. L’incontro è stato aperto dall’intervento del prefetto del club di Catania Duomo 150, prof. Antonio Cacciato, che ha salutato il past governatore,ing. Salvo Salpietro, i presidenti dei clubs ed il presidente della commissione distrettuale sulla Disabilità, dott. Nino Prestipino.
Dopo l’introduzione sull’argomento del presidente del club di Randazzo-Valle dell’Alcantera, Concetta Lazzaro, è intervenuta la prof.ssa Agata Campisi, docente di Biochimica dell’ Università di Catania, la quale con la sua relazione ha parlato delle cellule staminali embrionali che si possono individuare nei primi giorni di vita e di quelle  adulte  che si trovano in  molti  tessuti. Entrambe, ha sottolineato, hanno caratteristiche diverse e possono svolgere funzioni diverse nel curare diverse malattie. Quelle del midollo osseo sono capaci di riprodurre cellule di altre parti del corpo con dei processi  separati. Le cellule staminali possono essere orientati con dei processi sottoposti alla ricerca scientifica, ricerca che purtroppo oggi, per mancanza di fondi, viene molto limitata. ll prof. Carlo Pafumi, docente di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Catania, nella sua relazione, ha parlato del cordone ombelicale. “Le cellule staminali – ha detto -si  trasferiscono dalla placenta nel cordone ombelicale e preservano la donna in gravidanza, dalla formazione di tumori e di malattie degenerative. La ricerca in futuro sull’utilizzo di queste cellule dovrebbe offrire molte opportunità grazie alla ricerca che in Sicilia ha molti professionisti che da tempo vi si dedicano”.

Dopo avere parlato delle tecniche di raccolta dei queste cellule  e del loro utilizzo, il relatore ha sottolineato che il cordone ombelicale viene donato dopo il parto e poi dopo essere stato tipicizzato viene conservato nella banca del cordone ombelicale  dell’ospedale di Sciacca  dove viene  messo a disposizione di coloro che ne hanno bisogno.

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