Una intensa Tosca a Siracusa apre il Festival estivo dei Teatri di Pietra

Lo scenario millenario del teatro greco ha accolto la popolare opera pucciniana, la cui esecuzione si svolse con densità e stile.

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Lo scenario incomparabile del teatro greco di Siracusa, che vide nel V secolo a.C. le tragedie “I Persiani” e “Le Etnee” di Eschilo (per celebrare la rifondazione di Catania dovuta a Ierone il grande) nonché tutta la storia della Sicilia greca e romana, ha ospitato l’inaugurazione del “Festival dei teatri di pietra”, bella e laudevole iniziativa del Coro Lirico Siciliano, che volendo impegnarsi nella valorizzazione della nostra storia, ha scelto per questa estate di esibirsi in tre teatri estremamente importanti della Sicilia: il greco di Siracusa, quello di Taormina e il greco romano di Tindari.   Inaugurazione molto partecipata dal pubblico sabato 13 luglio con Tosca, notissimo capolavoro di Giacomo Puccini, con libretto di Giacosa e Illica, il quale sin dalla prima nel gennajo del 1900 al Costanzi di Roma (presente il Presidente del Consiglio Generale Pelloux e Sua Maestà la Regina Margherita: Puccini era molto legato alla Real Casa di Savoja) riscuote ampio successo anche tra i non melomani.

Nel nostro caso, l’abilità del presidente del Coro Lirico, Alberto M.Antonio Munafò Siragusa (anche bravo attore in scena) e del Direttore del Coro Francesco Costa, è stata quella di scegliere titoli popolari, cast di livello e scene semplici ma suggestive. La Tosca siracusana ha avuto la regìa del noto giornalista televisivo Alessandro Cecchi Paone, non nuovo ad esperienze del genere anche in Sicilia, che ha deciso di attenersi alla tradizione con inserzioni classiche e caravaggesche (la copia della decollazione del Battista nel secondo atto) e letterarie (l’angelo enorme al terzo atto troneggiante, che ci ha fatto pensare a quello della morte del romanzo di Meyrink: infatti così finisce il dramma).  I costumi ben curati della sartoria Pipi, la professionalità degli artisti del Coro Lirico (hanno provato per molti giorni a Catania ospiti della chiesa vetusta di Sant’Agata le Sciare in via Vittorio Emanuele, la strada più bella della città) hanno decretato il gradimento della serata, accolti dal teatro scavato nella pietra di tufo del Temenite, onusto di voluttuosa historia.

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Nel dettaglio: Floria Tosca fu il soprano bulgaro Svetla Vassilieva, non nuova a codesta esperienza e con un curriculum notevole di interprete pucciniana e verdiana. Diede il meglio di sè attraverso un profluvio di note alte e dense, con nessuna sbavatura, anzi da vera professionista: tanto da rammentarci, per quel che se ne può udire dalle poche registrazioni in rulli reperibili, Hericlea Darclèe, che fu la prima e più prestigiosa Tosca, protagonista della premiére pucciniana, scelta proprio dall’illuminato Maestro. E non a caso anche Hericlea era orientale, rumena di origine greca. Se v’ha una nota da trovarle, è la non precisa pronunzia delle parole del testo, coperte dalle note.  Cavaradossi venne interpretato, per l’ennesima delle volte, dallo stranoto (sia da noi che oltre lo stretto) tenore Marcello Giordani, che “giocava in casa” poiché meritamente filantropo della sua Augusta ove ha creato una bella Accademia canora e un valido gruppo di giovani artisti. Voce ancora notevole anche se  deframmentata in diversi punti, Giordani è sempre un gran bel personaggio poiché laddove, specie nel celeberrimo finale di “E lucevan le stelle” sa di non poter volare come si deve (ma pochi se ne accorsero) calò intelligentemente di tono e resse da consumato Maestro il ruolo che non è facile.

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Lo Scarpia di Alberto Mastromarino, baritono che ci è noto poiché lo udimmo l’anno scorso sempre in Tosca a Catania al cortile Platamone, fu accettabile -compensato dal recitativo- nella misura in cui si sorvolò sulle defaillànce più che udibili del secondo atto; v’ha tuttavia da dire che l’aiuto regista all’inizio avvertì che sia lui che la Vassilieva (ma ella non lo fece notare) erano sino al giorno prima vocalmente sofferenti causa l’afa estiva.   Tra gli altri personaggi, bravo Spoletta (Francesco Congiu) e il pastore(Adonà Mamo, controtenore, dalla caratteristica voce femminile).  Seppure vi fu l’amplificazione (a parer nostro non necessaria, anche se alla fine Cecchi Paone si giustificò dicendo che il teatro siracusano “non è nato per la lirica”, ma lo sapevamo…) essa si dimostrò carente, nel brusìo dei microfoni come nella ridondanza dei passi degli artisti in scena: non sappiamo se per cattiva gestione della struttura o altri motivi. Infine l’orchestra diretta da Gianluca Marcianò, costruita con varii elementi, alcuni noti e locali, fu senza infamia e senza lode. Da segnalare con plauso il coro di voci bianche diretto da M.Cirinnà.  Nel complesso, la partitura tradizionale venne rispettata e la serata fu piacevole, se non fosse stato per la dilatazione enorme dei  tempi (inizio 21,15, fine dell’opera alle 00,25: gli stacchi tra gli atti furono lentissimi) e la diffusa non educazione (per usare un eufemismo) di molta parte del pubblico: tralasciamo di dettagliare le chirurgiche operazioni di pulizia e mostra senza ritegno di piedi sventolanti, che diversi diedero quasi con soddisfazione: il discorso sarebbe lungo e si innesta nella diffusa inciviltà italica attuale, poiché non vi è nessuno che si assuma l’autorità di dare una regola… saremo ripetitivi ma in altre epoche novecentesche dalla rinascita delle rappresentazioni siracusane, non sarebbe stato minimamente pensabile tenere certi atteggiamenti senza essere pesantemente censurati. Tuttavia la serata fu partecipata da molti interessati e attenti uditori (tra essi, esponenti degli Ordini Dinastici sabaudi e della Legione Garibaldina coordinamento regionale di Sicilia); il festival dei teatri di pietra del Coro Lirico Siciliano prosegue con la replica di Tosca il 30 luglio a Taormina e il 4 agosto a Tindari,  con Cavalleria Rusticana a Tindari il 13 agosto, il gala Fuoco di gioia sempre a Tindari il 25 agosto e lo spettacolo Nigra Sum ancora a Tindari il 14 settembre.

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