Incontro con… Antonio Presti

La politica della bellezza per riappropriarsi della propria dignità di cittadino.
Importante la condivisione del cambiamento.
Un popolo del fare e non solo del chiedere

CATANIA – Antonio Presti, presidente della Fondazione Fiumara d’Arte, continua a mettersi in gioco per la sua terra con un animo d’artista e una determinazione pari a pochi uomini si presenta al Senato per Il Megafono nella lista del governatore siciliano Rosario Crocetta. Pronto a cambiare il modo di fare politica, trasformando il modus operandi vigente in una politica della bellezza perché solo attraverso di essa ci si può riappropriare della propria identità.

Lo abbiamo incontrato in redazione e gli abbiamo posto alcune domande.

Perché ha deciso di scommettersi nel mondo della politica?

Premetto che da una vita faccio la mia politica quella dell’arte e della bellezza. Ho sempre ritrovato nel bene comune il valore dell’essere cittadino e quindi, al servizio di una società contemporanea che, purtroppo, in questi ultimi 20 anni,  ha scelto la decadenza dell’apparire, svuotandola dei veri valori. Una società, che ahimè, ha assunto una negazione di futuro. In questo momento, come non mai, vi è la necessità di restituire il valore del futuro attraverso la conoscenza. Purtroppo i cittadini abbiamo perso la nostra dignità, diventando dei meri sudditi, indebitati. Inoltre, con l’ignoranza, oramai imperante, non vi è più il valore della coscienza etica, civile capace di ribaltare la situazione esistente. Quindi, vi è la necessità di una politica ‘nuova’, che non abbia dei canali autoreferenziali  rispetto al potere e denaro. Un nuovo modo di far politica potrebbe essere quello di dare l’esempio, ma, oggi il popolo non chiede più senso civile, etica, progetti per il bene comune, ma chiede solo per sé. E proprio quest’ultimo ha fatto sì che implodesse il senso della politica. Tre sono gli elementi necessari da recuperare: sviluppo, innovazione e conoscenza.”

Come mai ha abbinato il concetto della bellezza e, quindi di tutto ciò che suscita emozioni piacevoli attraverso i sensi, alla politica cioè all’arte di governare la società?

A mio avviso si può governare con la bellezza, intesa come valore universale. Quindi non solo riferito a livello estetico artistico, ma è un mezzo, non un fine, attraverso cui si manifesta a un pubblico che deve condividere un processo di crescita, di cambiamento.  Una politica della bellezza, oggi tangibile, è quella del quartiere periferico di Catania, Librino. Io ho preso l’impegno civile per tutte le generazioni del quartiere, consegnando la conoscenza perché attraverso essa si ritorna al valore del diritto della cittadinanza. L’educazione alla bellezza, che può essere trasmessa da un’artista o uomo di cultura, è quella di restituire al cittadino la necessità che per esistere non deve più chiedere, ma fare. Perché attraverso esso si riacquista il diritto alla cittadinanza. Mi piace pensare a un Librino che sia formato non da uomini sottomessi al potere scellerato, ma che sia in grado di manifestare il proprio potere politico, esercitato attraverso il fare. La porta della bellezza di Librino è stato un esempio positivo per la comunità ed è tangibile da più punti di vista. Un’opera che da più di tre anni non è stata violata, diventando la risposta concreta come l’arte, da una parte, educa  e dall’altra è maietiuca, impegno civile, condivisione di bellezza e tutti gli abitanti del quartiere l’hanno riconosciuta come simbolo del bene, amata da tutti, aperta verso la luce, facendo entrare la bellezza. Questo è il modello politico giusto. E in propri in questi luoghi periferici le scuole devono essere il tempio della conoscenza”.

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