Il Welfare al tempo della crisi – Famiglia & Minori

CATANIA – Partecipato convegno sul tema del Welfare in una società in crescente crisi economica. Un modo per disquisire sui problemi, ma soprattutto proporre soluzioni, nella difficile situazione di favorire il reintegro e il recupero dei minori in situazioni di devianza

Sabato 12 aprile il Salone "Sant'Ignazio di Loyola" di Via E. Pantano 42, Catania, ha ospitato un interessante convegno, volto a porre l’attenzione sullo stato del Welfare al tempo della crisi, con particolare attenzione alla Famiglia ed ai Minori. Titolo dell’evento “Il Welfare al tempo della crisi: famiglia e minori”, organizzato da Officine Siciliane nel suo percorso di approfondimento delle tematiche sociali.

La spinosa questione è stata analizzata e affrontata sotto fronti differenti, offerti dai vari relatori, ognuno nel proprio ambito, accomunati, però, da un unico denominatore: il Comune spende troppo per ogni minore che ha bisogno di assistenza attraverso i centri diurni. Bisogna interrompere questo sperpero eccessivo di soldi impiegati nell’utilizzo del semiconvitto, strategia che, fino ad oggi, non ha evitato di far diventare Catania la capitale della devianza minorile d’Italia, insieme a Napoli e Bari.  Con un investimento dimezzato rispetto all’attuale, attraverso un maggiore uso dei centri diurni, si può ottenere una vera integrazione dei minori a fronte di un costo molto inferiore, più efficiente ed efficace.

La prof.ssa Rita Palidda, ordinario di sociologia economica - Dipartimento di Scienze e Politiche Sociali presso l’Università di Catania, ha, in prima battuta, offerto uno squarcio sulla società moderna, evidenziando come, purtroppo, il reddito dei giovani (in un’età pari a 40 anni) sia in netto calo rispetto agli adulti. ‘Una situazione pressoché drammatica, se teniamo conto che la maggior parte delle famiglie ad oggi è riuscita a mantenere se stesse e i figli disoccupati,  facendo affidamento non tanto sui propri guadagni, quanto sul patrimonio immobiliare o sui risparmi accumulati in una vita. Un dato emerge con chiarezza e non promette nulla di buono: minore è l’età, infatti, del capo famiglia, minore è lo stato di ricchezza, inteso come capacità di sostentamento. Nella fascia d’età compresa tra i 35/40 le famiglie pensano ai figli e lo stato di povertà inevitabilmente aumenta. La povertà al Sud Italia è altissima. E non si parla di povertà relativa, definita con un reddito pari a meno della metà del reddito pro capite, ma di povertà assoluta, ove non si ha nemmeno il necessario…I poveri del Mezzogiorno sono soprattutto le famiglie con figli minori: un dato terribile, in quanto significa far crescere questi bambini in un clima di emarginazione, differentemente da quanto si verifica al Nord, dove gli anziani soli sono annoverati tra i poveri. Se consideriamo la spesa per la protezione sociale in Italia, questa rientra nella media europea, ma tutti gli altri Stati hanno un Welfare decisamente più generoso del nostro. La maggior fetta della spesa di protezione sociale, in Italia, è impiegata per l’erogazione delle pensioni; al secondo posto si qualifica la spesa per la salute; subito seguita da quella per l’invalidità, la famiglia e, infine, la disoccupazione. Siamo il Paese, così, che spende meno per famiglie e disoccupati, situazione ulteriormente incancrenita dai prepensionamenti sconsiderati e dall’illogico sistema dei pensionamenti baby. Una distortura dell’ordinamento, che incide ed ha inciso profondamente – e negativamente – nell’impianto Welfare, creando un carico sociale ed economico eccessivo. Questo sistema di prepensionamenti, oltretutto, va debitamente addotto anche alle industrie, che hanno incentivato sconsideratamente i pre-pensionamenti al fine di eliminare gli eccessi di personale… Occorre, allo stato attuale, una riequilibra tura del Welfare, che sposti tutto dagli anziani ai giovani, favorendo il lavoro femminile, perché sarà proprio la crescita dell’occupazione femminile la chiave di volta per far ripartire l’Europa, svilendo il luogo comune della necessità di maggiori sussidi, ove, invece, necessita una maggiore disponibilità di posti di lavoro. Diventa d’obbligo cominciare a pensare alla messa in opera di un Welfare di Comunità: nei quartieri a rischio, infatti, i figli dovrebbero essere il più possibile sottratti alle famiglie ed impegnati in attività sociali e/o ricreative, allo scopo di far loro apprendere il vero senso di cittadinanza. Ma un fattore, innanzitutto, è da metter bene in chiaro: perché si possano vedere dei risultati bisogna mettere in campo tanta perseveranza, in quanto solo la presenza di questo ingrediente fondamentale può portare alla risoluzione di problemi di questo genere, mantenendo condotta e formando un senso di corresponsabilità collettiva’.

La d.ssa Vincenza Speranza, direttore dell’Ufficio del Servizio Sociale Minorile del dipartimento di Giustizia, ha, invece, centrato il tema della difficoltà di recupero della devianza minorile alla vita civile. ‘Il Welfare deve essere di aiuto alla devianza dei minori, ma deve essere anche supportato da tutti noi cittadini. Quando si parla di procedimento penale minorile non si parla di una lex specialis, ma semplicemente di un procedimento sussidiario al procedimento penale ordinario, con attività di recupero del minore. È una fusione tra le garanzie penali processuali, ove il procedimento minorile è visto anche come un processo di aiuto alla persona, con una aggiunta di garanzie comportamentali alle standard penali. Quando a compiere un reato è un minorenne – parliamo di ragazzi minori di 14 anni -, questo non è processabile: in tal caso, viene così considerata l’ipotesi della sospensione dell’accusa, per dare la possibilità al minore di poter usufruire dell’“onere della prova”, affinché lo stesso possa cioè riscattarsi nei confronti della società tramite progetti mirati al reintegro, togliendoli alle famiglie che spesso vivono in un contesto sociale difficile e pregiudicante. Ci coadiuvano in questi progetti di reintegro diversi enti ed associazioni. Attorno al nostro ufficio, infatti, possiamo vantare un’ottima disponibilità da parte di tutte le istituzioni pubbliche come anche di molto privato sociale. E dobbiamo tener presente che ciascuno di noi può essere privato sociale, capace – in molti casi – di andare anche al di là dei finanziamenti. Perché il Welfare di aiuto alle devianze dei minori deve essere supportato da tutti noi cittadini…’.

La d.ssa Giusi Scalia, Assistente Sociale – Componente Esperto Tecnico-Sociale, dal canto suo, ha disquisito in merito a “Riflessioni su percorsi alternativi all’attività educativo – assistenziale in favore di minori”. La relatrice di Officine Siciliane ha denunciato, infatti, come, in un quadro di scarse risorse disponibili, le spese per la gestione di ogni minore siano sproporzionate ai risultati, modesti, che si ottengono, considerando che la spesa sostiene strutture specifiche nonché personale che spesso non viene nemmeno utilizzato, pur venendo considerato obbligatorio. ‘In Italia si registrano numeri esorbitanti: 1.822.000 minorenni sono in stato di difficoltà e di questo numero, ben 200.000 sono concentrati solo in Sicilia. L’Autorità Garante dell’infanzia e dell’adolescenza segnala che il 6% di minori vive oggi in stato di povertà. 70 bambini su 100 nascono in famiglie numerose e questo aumenta lo stato di indigenza, situazione, purtroppo, molto presente al Mezzogiorno. Prima della Legge dell’8 novembre 2000, n. 328 - "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali" – non sussisteva in Italia alcuna normativa che imponesse o anche semplicemente gettasse delle linee guida sul principio di integrazione tra sociale e sanitario. Questa, invece, assicura la presenza attiva e fattiva della cittadinanza. I servizi residenziali, meglio conosciuti come istituti, come anche l’affidamento familiare sono soluzioni largamente utilizzate, atteso comunque l’interesse superiore del minore, che rimane sempre e in ogni caso la necessità di crescita all’interno della sua famiglia per una corretta formazione psico-fisica…

Nel solo 2013 il Comune di Catania ha speso ben 5 milioni di euro per il servizio di semi – convitto (servizio che va dalle 7.30 alle 16.30), ossia all’interno di istituti educativo – assistenziali, per 600 mila bambini, con una spesa pro-capite di oltre 9mila euro l’anno. Un costo davvero troppo esoso! Ma gli interventi sui minori sono e continuano ad essere necessari, in quanto si tratta di un investimento per il futuro. Perché lavorare sui minori – e questo dovrebbe essere chiaro a tutti e a tutti i livelli – significa lavorare di prevenzione!

La Legge del 28 agosto 1997, n. 285 - "Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza" – dell’allora ministro Livia Turco sottolinea come bisogna lavorare sui minori, ma anche sulle loro famiglie, in quanto il minore non può e non deve essere considerato una monade, ma parte integrante di una famiglia. Per recuperare un minore, quindi, bisogna lavorare assiduamente su di lui e sulla sua famiglia, luogo ove cresce e da cui apprende… Ritengo, al fine possano arginarsi i costi senza dover rinunciare a interventi seri sui minori, dovrebbe valutarsi un servizio di educativa domiciliare: un esperto costa 22 euro l’ora, mentre un animatore 18 euro. Considerando al mese l’intervento di un esperto per 8 ore mensili e di un animatore per 12, la spesa annua pro – minore ammonta appena a €4.704,00 l’anno! Un costo decisamente inferiore rispetto agli oltre 9mila euro attualmente spesi l’anno per ogni bambino per i servizi residenziali! Il minore deve essere protagonista e perché ciò avvenga si rende necessario un sistema di programmazione serio delle politiche sociali, evitando allo stesso Comune di sentirsi obbligato, per esempio, a contratti capestro che devono garantire fatturati agli erogatori dei servizi, senza offrire servizi ai minori. E perché tutto questo trovi realizzazione si richiede alla politica di ricominciare ad essere presente, riprendendo un po’ il vecchio concetto plutoniano di polìs…’.

Moderatore dell’evento è stato l’avv. Salvatore Giuliano, che ha evidenziato, riprendendo dalle mosse delle varie relatrici, come ‘Welfare non è intervenire sui fronti di necessità immediate, ma creare un programma preventivo. Tutto questo deve essere di monito allo Stato, spendendo meno e prima… L’esorbitante problema dei costi si aggrappa troppo facilmente alla falsa soluzione di una riduzione dei costi stessi, tagliando i servizi. Auspichiamo, piuttosto, ad una ridistribuzione delle forze sul territorio…’.

 

Ha offerto la sua opinione anche l’avv. Giuseppe Castronuovo, presidente dell’associazione ciechi e vittime di guerra: ‘Al mondo ci sono 1miliardo circa di disabili. Ciascuno di noi può fare della solidarietà, a prescindere dalla personalissima condizione economico – culturale… Impariamo a coltivare quotidianamente e a livello personale la solidarietà: solo così la società diventerà più civile…’.

A concludere l’evento Maurizio Caserta: ‘La famiglia è l’elemento centrale sul quale si deve lavorare. L’attuale approccio paradossalmente fa spendere molto di più il Comune e non aiuta la famiglia con minori a rischio di devianza a crescere complessivamente… Officine Siciliane intende proseguire la propria attività in favore di Catania e della Sicilia indicando non solo i problemi, ma anche le possibili soluzioni: “non solo le famiglie devono superare i loro problemi sociali, ma devono essere messe in condizioni di avere quella vita libera e dignitosa che nessuno mette in discussione, ma che ancora le istituzioni non riescono a garantire. Noi intendiamo farlo!’.

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