Il rap contro il femminicidio, evento del Rotary club “Randazzo valle dell’Alcantara”

E’ stato presentato il libro di Rose Galante “Perché non lo lascio? Storie e psicoterapie di donne legate a uomini maltrattanti”. All’evento hanno partecipato: il  procuratore della Repubblica aggiunto Marisa Scavo, l’attrice Guia Jelo e il cantante rap Mirko Kiave

CATANIA – Al Centro fieristico “Le Ciminiere” si è svolto il convegno sul “Femminicidio” organizzato dal Rotary Club “Randazzo valle dell’Alcantara, presidente arch. Concetta Lazzaro, presenti il past president Gianfranco Todaro, il prefetto Adonella Faraone, il presidente del club “Catania Duomo 150” Angelo Alaimo con Nino Prestipino e il past governatore ing. Salvo Salpietro. Durante la serata il procuratore aggiunto Marisa Scavo ha parlato sui “Centri antiviolenza in Italia ed Europa”, ed è stato presentato il saggio “Perché non lo lascio? Storie e psicoterapie di donne legate a uomini maltrattanti” della psicoterapeuta Rose Galante, specializzata all’università di San Francisco, e svolge formazione e consulenza presso il Centro studi di terapia familiare e relazionale a Catania occupandosi di famiglia e coppie con problemi di maltrattamento.

L’attrice Guia Jelo ha letto alcune pagine del saggio, apprezzata la partecipazione del rapper Mirko Kiave con il brano “Mai più complici”. Moderatore la giornalista psicoterapeuta Lella Battiato. Mogli, compagne, figlie, fidanzate, spesso giovanissime: lo zoom della cronaca scava fino all’inverosimile le storie terribili che hanno come vittime donne, in un’alternanza di comunicazione e morbosa curiosità che lascia poco spazio alla riflessione.

L’Italia è all’80° posto nel “global gender gap” con un tasso molto alto di femminicidi. Il telefono rosa 124 vittime nel 2012: uccise dai mariti (48%), conviventi (12%), ex (23%). In Sicilia c’è una nuova legge, ma non i fondi per attuarla, poiché nelle casse della Regione Siciliana non ci sono soldi, per cui sono stati stanziati solo 40mila euro. Tra i dati più allarmanti l’84% delle violenze continuano ad avvenire in casa, all’interno di famiglie normali”. Per fortuna diminuisce da 14% all’11% la convinzione delle donne che si possa tollerare la violenza “per amore”.

Il saggio della psicoterapeuta Rose Galante parla di donne “cresciute con la violenza, si sono abituate e l’accettano”. Racconta la storia di “Angela” e la fa parlare, portavoce di tutte le donne maltrattate. E sarà Angela a rispondere alla domanda principale “perché non lo lascio?”. La Galante ci ha guidato in questa storia emotiva profonda, “nella dinamica coesistono i legami di famiglia e il ciclo purtroppo della violenza e pentimento, tra gelosia, controllo e isolamento; ma ci sono le storie di violenza familiare il 75% dei maltrattanti hanno assistito alla violenza del padre sulla madre”. La separazione è il momento più pericoloso per la donna, che deve spezzare il ciclo della paura, tra l’uomo che non vuole essere lasciato e lei che ha paura di lasciarlo. Guia Jelo ha letto alcune pagine toccanti del libro, raccontando la storia di Angela che interiorizza con la sua vita di donna, si autoconfessa e tratteggia le linee di confine fra lei e Angela “le donne dai tempi delle suffragette, o donne pilota sono uguali agli uomini ed è giusto che abbiamo le stesse opportunità”. Grossi applausi in pubblico durante l’interazione tra la scrittrice e l’attrice, che invitano le donne a capire che la gelosia, il dominio dell’uomo non è l’amore. Spesso una donna insicura è più facile dominarla.

La Galante “molte volte le parole di un uomo che l’appoggia, contano più di quelle di una donna, è importante che l’uomo l’apprezza e l’incoraggia”. Usa la metafora della corda, e come se la vittima fosse legata all’abusante con una corda elastica, quando lui si allontana la corda si tende, più lui si allontana e più lei sente la tensione della corda con l’attrazione di tornare da lui. Il rapper cosentino Mirko Kiave, volto noto di Mtv, ha dedicato una canzone e un video al tema del femminicidio, mosso dall’appello lanciato dall’associazione “Se non ora, quando”. “Questa battaglia culturale riguarda in primo piano noi uomini: dobbiamo esserci”. Il rap serve anche per sensibilizzare e aprire le menti di chi ascolta”, continua “ho cercato di dare il punto di vista dell’uomo e un messaggio per controllare i loro impulsi; le parole di questo testo rappresentano la cultura che deve entrare nella casa di tutti. Il mio genere parla di violenza, ma esiste l’alternativa costruttiva alla violenza, non bisogna relazionare con la superiorità fisica, ma combattere al fianco delle donne”. Marisa Scavo evidenzia “Nella canzone mi ha colpito l’espressione che con tanta sensibilità dichiara “se non li denunci” non riuscirai a uscire fuori da questo circuito. Sono forme difficili da provare in sede istituzionali”. Continua “non dimentichiamo i costi sociali e sanitari per la donna in depressione e la ricaduta nella formazione generazionale dei figli”.

A Firenze dal 2009 hanno aperto il centro maltrattante per uomo e vengono presi in carico uomini maltrattanti, in presenza di una denunzia penale per un lavoro di recupero. “La violenza è frutto di una cultura patriarcale, l’uomo si vuole impossessare del ruolo dominante nel rapporto di coppia”, come afferma il procuratore e insiste “occorre lavorare nella scuola, contenitore di violenze, e a volte la famiglia è incisiva dal punto di vista culturale e non bisogna trascurare la violenza nelle famiglie immigrate “reati ad orientamento culturale”, problemi religiosi degenerano in casi di violenza nel rapporto tra uomo e donna”. Cita Arat Rao indiana, “nessun gruppo sociale ha sofferto violazioni dei diritti umani nel nome della cultura quanto le donne” e Rashida Nanjoo inviato speciale Onu che si occupa del contrasto della violenza sulle donne. Cettina Lazzaro “la violenza dell’uomo è una malattia e non si sblocca il problema se non si istituisce un monitoraggio all’interno delle famiglie, delle scuole controllo sul territorio con l’intervento del ministero delle Pari opportunità”; ma pone ai relatori una domanda come annullare il fenomeno che addirittura si rigenera, anche nei confronti del figli. In conclusione hanno partecipato i presidenti dei centri antiviolenza di Catania per “Galatea”  Avv. Loredana Mazza. ”Abbiamo creato una rete telematica, appena riceviamo la telefonata di aiuto, la trasferiamo al centro territoriale più vicino. Il nostro telefono funziona 24 ore al giorno”. Per “Calipso” avv. Pimad Castiglia, “è necessario il lavoro della prevenzione, abbiamo lavorato ad Adrano, un territorio con una mentalità difficile, ma le istituzioni debbono darci una risposta” e per “Thamaia” avv. Loredana Piazza.

 

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