Il Prof. Francesco Raspagliesi alla città della scienza per parlare HPV

Human Papilloma Virus tra prevenzione e cattiva informazione 

Parlare di una malattia, esaminarne le cause e cercare di prevenirla, sebbene non ne sussista cura, è sempre un grande vantaggio. Soprattutto quando per prevenire questa malattia è già stato scoperto un vaccino! La cattiva informazione, però, fa spesso cattivi scherzi.

Di questo e tanto altro ci ha parlato il Dirigente Unità operativa complessa di Ginecologia oncologica dell’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano, il prof. Francesco Raspagliesi, durante un incontro organizzato dalla Fondazione Cutgana presso la Città della Scienza di Catania.

Dopo una breve apertura del prorettore dell’Università di Catania, prof.ssa Maria Luisa Carnazza e del presidente della Fondazione Cutgana, dr. Angelo Messina, ha preso la parola la dott.ssa Amalia Daniela Palano, responsabile della U.O.S. Oncologia ginecologica preventivae colposcopia dell’Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico Vittorio Emanuele di Catania, la quale ha sottolineato che ‘l’infezione da HPV è la più diffusa a livello mondiale trasmessa a livello personale, sia attraverso rapporti sessuali che per trasmissione madre-figlio. Il virus – precisa- predomina nelle donne giovani (età compresa tra 18 e 24 anni), mentre decresce sensibilmente con l’età. Si sviluppa, infatti, una immunità, che diminuisce nel periodo peri-menopausale, aumentando nuovamente il pericolo di contagio’.

Ad introdurre l’illustre relatore è stato il prof. Francesco Basile,past-preside della Facoltà di Medicina dell’ateneo catanese, che ha offerto alla platea un panorama dettagliato degli studi e delle ricerche in cui Raspagliesi è impegnato.

Il prof. Raspagliesi ha parlato del vaccino anti-papilloma virus che, con una accurata campagna di prevenzione, è stato consigliato per tutte le ragazzine di massimo 15 anni. “Non che l’età abbia una importanza fondamentale – ha tenuto a sottolineare –, ma semplicemente si voleva colpire quella fetta di adolescenti che presumibilmente non hanno ancora avuto il loro primo rapporto sessuale. Perché il virus deriva proprio “dal contatto”. I rapporti non protetti da condom sono i principali deputati per la diffusione dello stesso che, nella peggiore delle ipotesi, può trasformarsi in carcinoma al collo dell’utero e ben il 70% delle donne che hanno avuto rapporti sessuali è sicuramente venuto a contatto con il virus“.

La campagna pro-vaccino, però, è stata scarsa e caratterizzata da mille paure, in quanto la stessa somministrazione del vaccino potrebbe portare alla manifestazione della malattia. Ma i casi in cui ciò possa verificarsi sono davvero rarissimi! E bisogna tener presente che trattasi di un vaccino profilattico, non terapeutico, per cui la somministrazione successiva non elimina la possibilità di contrarre il virus.

La malattia può regredire, ma anche progredire, ma mai scomparire. Solo una massiva vaccinazione probabilmente debellerà il virus“. E perché non tentare questa strada, dato che il tumore al collo dell’utero è l’unico che si può prevenire? Per tutti gli altri tipi di tumori non esiste prevenzione, ma solo una ‘diagnosi precoce’. Il pap-test è sicuramente un fattore di screening per diagnosi precoce: ma perché non prevenire qualcosa che si può evitare? 

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