“Il Morandini 2015” in Sicilia

Luisa Morandini, figlia del grande Morando, presenta a Catania la nuova edizione del dizionario dei film e delle serie tv

L’annuale edizione de “Il Morandini” è approdata a Catania, presso l’Auditorium di Palazzo della Cultura, con il patrocinio dell’Assemblea Regionale Siciliana.

A presentare il “dizionario dei film e delle serie tv”, edito da Zanichelli, vera e propria “bibbia” per ogni cinefilo e appassionato, è stata proprio Luisa Morandini, figlia del pioniere della critica cinematografica italiana e, insieme a questi, coautrice dell’opera.

Il dizionario, giunto alla diciassettesima edizione, può da più di una decade essere definito una “bussola”, per addetti ai lavori e non, indicando per ogni film: titolo originale, Paese di produzione, anno, regista, principali interpreti, una sintesi della trama, una concisa analisi critica, durata, indicazione grafica sul giudizio della critica (da 1 a 5 stellette) e, unico nel suo genere, sul successo di pubblico (da 1 a 5 pallini).

Nonostante le sale non siano più gremite come un tempo e nonostante l’avvento dell’home entertainment, “Il Morandini”, consueta presenza nelle case degli italiani, è sempre riuscito a mantenere il ruolo di imprescindibile presidio culturale, a dimostrazione del fatto che nessun database web può competere con il monumentale e minuzioso lavoro di un critico di chiara fama.

Un successo senza fine, una realtà, quella del dizionario, quasi a dimostrazione che il grande schermo può essere apprezzato e interpretato anche grazie alle parole, ai giudizi e alla mediazione del critico, sfogliando semplicemente un libro.

Un cult, con oltre 19.000 film nella versione cartacea, che cataloga e recensisce ogni prodotto distribuito sul mercato italiano dal 1902 all’estate 2014.

Nella prefazione alla nuova edizione del volume, gli autori hanno definito “in crescendo” la stagione appena conclusasi e quella appena iniziata, rivelando un cauto ottimismo, anche a seguito della nutrita serie di prodotti italiani di notevole pregio, presentati e visionati alla 71ª Mostra del cinema di Venezia.

Una presentazione ufficiale de “Il Morandini” in Sicilia era immancabile per una terra che dato molto alla cinematografia, in termini di location, di attori e di autori. Del resto, da sempre, l’isola si presta a essere un immenso set naturale a cielo aperto per film e fiction di successo, che hanno reso celebre nel mondo l’immagine del nostro territorio (vedesi “Il commissario Montalbano”, tratto dai romanzi di Camilleri o, in epoca recente, la serie tv “Squadra Antimafia”). D’altra parte, nella chiesa di Ognina sono state girate alcune scene di “Mimì metallurgico ferito nell’onore”, così come il monte Etna è stato location di alcuni ciak di “Guerre Stellari”. All’evento sono state presenti anche le attrici Mita Medici e Donatella Finocchiaro (quest’ultima già in copertina su “Il Morandini 2007” n.d.r.).

La presenza in sala delle due note attrici – afferma la Morandini – ha anche un significato particolare: ‘A quindici anni iniziai ad approcciarmi al cinema come attrice, mestiere che ho poi fatto per dieci anni, venendo ovviamente osteggiata da mio padre. Mita Medici, grossomodo mia coetanea, era per me un idolo’.

La Finocchiaro è stata, invece, la protagonista dell’unico film sceneggiato da Morando (“Non lo so ancora” n.d.r.).

Il critico, novantenne lo scorso luglio con tanto di festa al cinema Anteo e insignito dell’Ambrogino d’oro 2014, ha dovuto rinunciare ad essere presente in quanto, al termine di un anno particolare, viaggiare è diventato per lui faticoso. A quanto pare, dopo questo traguardo, Morandini ha affermato di potersi permettere di lavorare un po’ meno. La figlia Luisa, che a questo punto sarà la principale redattrice del dizionario, dovrà lavorare un po’ di più e promette di seguire il professionale esempio e insegnamento del padre: ‘Preferisco non parlare, quando non ne so abbastanza’, assicura la Morandini, da sempre costretta a rapportarsi con ‘un padre severo intellettualmente e culturalmente’.

Con l’occasione, è stato anche presentato il premio Morandini “Corti d’Autore”, con Ferzan Özpetek presidente di giuria e sul tema di 55 voci/riflessioni del dizionario Zingarelli riscritte da altrettante personalità del calibro di Mina, Guccini, Verdone, Servillo, Toscani, Salvatores, Armani e tanti altri… Dizionario che si fa, così, promotore e passerella di nuovi talenti nel settore del filmmaking: i primi tre classificati verranno inseriti nell’edizione 2016 e il corto vincitore affiancherà e precederà i film in programmazione nelle sale milanesi.

Ad ogni modo, l’opera dei Morandini, in continuo aggiornamento, correzione e crescita, non diventa però un grattacielo: per linea politica editoriale, l’opera deve mantenere sempre lo stesso numero di pagine e lo stesso volume, sebbene nel corso degli anni sia stata utilizzata una carta più sottile e ridotto il carattere. Sempre e per sempre in un unico volume, a differenza di altri dizionari che “si sono ingrossati e ingrassati negli anni”. Pertanto, con l’aggiunta annuale di 300-500 titoli, della nuova stagione o di passate, si è pensato di ricorrere a un’espansione multimediale, che permette così al dizionario di annoverare oltre 26000 film sui 37000 prodotti nella storia del grande schermo. Cifre, di certo, non da poco, confrontate con quelle di altri concorrenti che, però, non includono la critica. ‘I nostri 26.000 – rivendica con orgoglio l’autrice – sono stati visionati personalmente da me o da Morando, o magari da entrambi’.

Semplice la regola de “Il Morandini”: film usciti in Italia, salvo qualche eccezione e l’assenza di alcuni è dovuta a esclusioni di generi, a dimenticanze o ad altre ragioni. Grazie ai suggerimenti e alle richieste dei lettori, “Il Morandini” è comunque in continua revisione e, in qualche modo, riflette il gusto dei propri autori. A detta di Morando, il critico è ‘un parassita che campa sul lavoro degli altri’, che abbia letto molto e abbia così imparato a scrivere e, nel caso della critica cinematografica, deve aver visto parecchi film e magari avere anche conoscenze pratiche. La Morandini ha poi enfatizzato sul fatto che il parere del critico si basa sul gusto, sulla sensibilità, sulla psicologia, dal fattore generazionale e, al di là delle proprie predilezioni, l’esperto deve sempre sforzarsi di essere sensibile ad ogni genere e di valutare obiettivamente. Un parere colto e competente, ma pur sempre un parere.

Due le domande ricorrenti tra Morando e la figlia: ‘Lo guardo io o la fai tu?’ e ‘Ti è piaciuto? Ne parliamo?’. Questi sono gli ingredienti essenziali di una grande operazione di comunicazione quale “Il Morandini”, che quest’anno vede raddoppiate le serie tv e i cortometraggi.

Il pubblico, da parte sua, si affida ai Morandini con cieca e rinnovata fiducia, rispondendo, di fatto, alla perdita di valore della visione collettiva e di confronto culturale nelle sale, oggi sempre più vuote (e provate dallo streaming).

Abbiamo avuto il piacere e l’onore di incontrare Luisa Morandini, cortesissima e affabile, alla quale abbiamo avuto modo di porgere qualche domanda.

Secondo una Morandini, quali dovrebbero essere le peculiarità di un emergente film maker?

Oggi il critico non deve soltanto aver visto tanti film, ma deve avere anche una cultura generale e tanta voglia di fare. L’Italia ha un mercato difficile, non tanto per il pubblico e è arduo affermarsi come autore… Un giovane cineasta deve provare, farsi vedere e conoscere. Quando noi eravamo ragazzini provavamo con il Super 8, era tutto più caro e più difficile! Adesso i mezzi sono tanti e anche con un low budget puoi provare a fare un corto al computer o con le telecamerine. Puoi fare di tutto, senza spendere quello che una volta si doveva obbligatoriamente spendere. Oltretutto, ci sono anche un sacco di attori professionisti, più o meno famosi, che sono disposti a partecipare a progetti interessanti. Paola Minaccioni, ad esempio, ottima e versatile attrice comica, con la quale abbiamo fatto una presentazione de “Il Morandini”, di fronte a una bella sceneggiatura di un corto, è disposta a prendervi parte anche gratuitamente”.

La copertina de “Il Morandini 2015” è stata dedicata al premio speciale della giuria a Cannes, “Le Meraviglie” di Alice Rohrwacher. A cosa si deve questa scelta?

Quest’anno è la prima volta che va in copertina il film di una regista donna. Sarebbe stato, in realtà, l’anno de “La grande bellezza”, vincitore dell’Oscar. Ne abbiamo discusso con la Zanichelli. Era già presente come scheda nella scorsa edizione, in quanto film della stagione precedente. Avremmo, quindi, dovuto mettere l’Oscar piuttosto che il film, ma, avendo sempre dedicato la copertina a un film significativo, italiano e della stagione, l’abbiamo poi escluso. “Le Meraviglie” a Morando piacque molto. Io, tra l’altro, non l’ho visto, poiché non mi trovavo in Italia nel periodo in cui uscì. Non sempre riusciamo entrambi a vedere il medesimo film. Quella volta lo guardò lui e ne rimase colpito; così ci ha tenuto a dare la copertina a due donne: le sorelle Rohrwacher. É stata una stagione un po’ povera, che ha visto una minor distribuzione di film rispetto al solito. Abbiamo anche avuto pochi film “a 5 pallini”, per cui la scelta è motivata da diverse considerazioni’.

Quali parametri vengono adottati per l’attribuzione delle storiche “5 stelle”?

Beh, basta guardare quelli a cui le abbiam date… Noi siamo forse un po’ severi… I film non vengono solo aggiunti ma, talvolta, anche rivalutati. Per esempio, un film che ho visto trent’anni fa potrei vederlo oggi con occhi diversi. A proposito di stellette, siamo stati anche accusati di averne assegnate di più a quelli meno recenti rispetto a quelli usciti ultimamente. Ove possibile, tenteremo di essere più “indulgenti”. Il criterio è generale: il film deve essere oggettivamente ben fatto, con una fotografia di un certo tipo, con una trama interessante e così via… Dopo di che, il parere del critico è soggettivo’.

É possibile per un critico cinematografico indicare un film preferito?

Uno in particolare è difficile da individuare… Ogni volta che mi viene rivolta questa domanda, dico quelli che mi vengono in mente. Adesso, siccome è stato nominato, potrei dire “C’era una volta in America”. Finale superbo, film che regala tante emozioni. In ogni caso, è quasi impossibile per un critico scegliere. Ogni tanto si fa il gioco: “se dovessi naufragare su un’isola deserta con un film solo, quale sceglieresti?” Beh, sarebbe una vita dura… Tanto più per me, che, in media, vedo tre film al giorno per cinque giorni a settimana!’.

Cosa ne pensa degli stereotipi della Sicilia spesso proposti in ambito cinematografico?

Io sono venuta in Sicilia come turista e come amica di siciliani soltanto negli ultimi anni. È stata una mia mancanza: ho girato tanto in tutto il mondo ma non ero mai stata nella vostra splendida isola. Ho trovato la Sicilia, che ho avuto modo di conoscere, molto diversa da quella che viene venduta nel mondo. Tuttavia, sembra che, almeno in alcune cose, lo stereotipo e i cliché, ad esempio quelli legati alla mafia, facciano audience. Indipendentemente, vera o no, è chiaro che buona parte dell’immagine che traspare dal mondo del cinema è chiaramente falsa’.

Avendo la possibilità di viaggiare molto e avendo conosciuto diverse realtà, come giudica la situazione culturale italiana?

In Italia è evidente un appiattimento generale, forse più che altrove. Reputo abbiano inciso gli ultimi 25 anni di malgoverno e la cattiva gestione dei media e in particolare della televisione, nel caso di quella di Stato, vittima di un riprovevole abbassamento culturale. Invece di essere uno stimolo per le realtà private, la Rai ha abbassato gli standard. Io faccio corsi di cinema nelle scuole superiori dall’inizio del ’90: ho notato un’involuzione, un progressivo e inesorabile appiattimento culturale. Quest’anno, invece, ho notato una “rinascita”: tanto del cinema quanto dei ragazzi. Per la prima volta dopo tanto tempo, ho visto giovani interessarsi di politica in un certo modo, manifestare con un certo sommovimento interiore ideologico ed etico. Non a caso un film come quello su Leopardi, “Il giovane favoloso”, sta andando bene anche presso un pubblico giovane. Penso che i giovani con un po’ di fermento, di curiosità, di insoddisfazione, si identificano nel Leopardi di Martone. Cupo, prigioniero di affetti e cultura, ma vitale. Un po’ come l’ho sempre immaginato io… Faccio un appello ovunque io vada, nelle scuole, alle presentazioni: si dice che i libri non contino più nulla e che la cultura sia in declino. Sto proponendo a tutti di regalare almeno un libro per Natale’.

Potrebbe anticiparci qualche progetto in cantiere?

Vado a Cuba dal 1982, lavoro per il governo e mio fratello vive lì. Ho presentato un progetto per lavorare con i bambini ed è stato approvato in 24 ore dalla provincia di Santiago. Si tratta di una specie di corso di cinema, da intendersi come arte e non come prodotto commerciale. Ho portato a Cuba alcuni film in lingua spagnola, li guardo con i bambini e, insieme a un docente di storia dell’arte, facciamo fare loro dei lavori. Realizzano pitture, campagne pubblicitarie, slogan, giriamo corti. Parallelamente, anche una rassegna cinematografica con film che lì non arrivano’.

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