Il caso Prism si tinge sempre più di noir

Il caso Prism potrebbe avere risvolti rilevanti non solo sulla privacy dei cittadini ma addirittura sulle importanti implicazioni geopolitiche con la Cina. Alcune considerazioni a margine dell’incontro tra il presidente Obama e il leader cinese Xi Jinping – in cui si doveva parlare prevalentemente degli atti di cyberspy portati avanti da (presunti) hacker cinesi verso interessi strategici statunitensi – hanno evidenziato come la tattica di Obama sia stata leggermente oscurata dalle rivelazioni di Verax, al secolo Edward Snowden, ex membro della CIA e della Nsa, attualmente analista presso la Booz Allen Hamilton, azienda che produce sistemi di sicurezza per l’intelligence Usa.

Per capire meglio le analogie tra la spy story cino-americana e lo scandalo Prism, bisogna prima considerare due coincidenze più o meno sospette – o complottiste, per i fanatici del genere – che portano in Cina e in Europa.

Come si diceva, l’incontro tra i due maggiori leader mondiali era prevalentemente incentrato sui furti di dati e tecnologia sensibile attribuiti ad hacker cinesi. Obama aveva le prove per mettere con le spalle al muro Xi Jinping, ma la pubblicazione degli atti di spionaggio commessi dalla sicurezza americana ha portato tutto in secondo piano: con che coraggio l’America, baluardo della libertà, chiede a Pechino di fare mea culpa quando sono proprio gli Stati Uniti per primi a non rispettare ciò che la platea mondiale gli attribuisce da decenni? Gli Usa potrebbero richiedere l’estradizione di Snowden a Hong Kong, regione autonoma della Repubblica Popolare Cinese con cui gli Stati Uniti hanno siglato un accordo di estradizione. Il profilo giuridico dell’isola, come cita Time, è infatti protetto dall’art. 19 della Legge Fondamentale di Hong Kong – una sorta di Costituzione della Regione Amministrativa Speciale – dal quale ne deriva l’indipendenza del sistema giudiziario dalle interferenze di Pechino; tuttavia la Corte d’Apello di Ultima Istanza potrebbe richiedere una reinterpretazione della norma al Congresso del Popolo di Pechino, di fatto passando il cerino all’autorità centrale cinese.

C’è poi il risvolto politico da prendere seriamente in considerazione. La richiesta di estradizione metterebbe Obama nei guai oltre che in forte imbarazzo. Il tema dei diritti umani e della libertà di espressione è stato esacerbato lo scorso anno con la vicenda del dissidente Chen Guangcheng: in carcere per aver denunciato gli aborti forzati dello Stato alle donne che violavano la legge sul figlio unico, Chen stava scontando una condanna agli arresti domiciliari quando, in coincidenza con l’arrivo a Pechino del Segretario di Stato Usa Hillary Clinton, è riuscito a fuggire, raggiungere la capitale e rifugiarsi nell’Ambasciata statunitense. Dopo un lungo mese di trattative non facili, il governo di Pechino ha acconsentito alla partenza negli Stati Uniti con un visto per studio. Qualche giorno fa la New York University ha deciso di non rinnovare il visto e Chen potrebbe tornare in Cina. Inoltre è bene non dimenticare Bradley Manning, l’altro celebre whistleblower artefice principale dello scandalo Wikileaks.

Secondo Le Monde, il progetto Prism è solo l’ultimo degli incidenti accorsi tra Usa ed Europa su privacy e sorveglianza segreta. Il quotidiano francese indica l’inettitudine europea, sempre in ritardo sugli avvenimenti top secret d’oltreoceano e dotata di capacità d’azione molto limitata, come principale artefice per i passati e recenti incidenti diplomatici tra Stati Uniti e Vecchio Continente. L’ultimo caso riguarda un banchiere svizzero incastrato dalla Nsa per ottenere informazioni bancarie segrete. Il cancelliere tedesco Angel Merkel dovrebbe chiedere al presidente Obama informazioni più dettagliate sul progetto Prism durante il vertice di Berlino di settimana prossima. Ma c’è un problema. Il mese prossimo è previsto l’avvio dei negoziati commerciali tra UE e Usa; in vista delle trattative le società tecnologiche statunitensi hanno chiesto un allentamento nella restrizione per la condivisione di dati.

L’anno scorso Bruxelles ha presentato una bozza di legge sulla protezione dei dati che concederebbe ai legislatori Ue il potere di rafforzare le leggi sulla privacy. Le compagnie Usa si oppongono a molte di queste misure per timore di un danno ai loro affari. La legislazione Ue sulla privacy deve ancora essere approvata dagli stati membri e dal Parlamento europeo, e gli Stati Uniti sperano ancora di annacquare la proposta attraverso i negoziati sull’accordo commerciale.

Per cui, secondo il Financial Times, lo scandalo Prism potrebbe mettere ancora più in evidenza le divergenze tra Usa e Europa in merito al trattamento dei dati personali, a scapito della soddisfacente conclusione del negoziato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *