Il Belgio dice “sì” all’eutanasia per i minori

BELGIO – Approvato dalla Camera il “diritto alla dolce morte” per i minori. È il primo Paese al mondo. Diritto o infanticidio?

Approvata l’eutanasia per i minori in Belgio. Mossa epocale, che apre parecchie discussioni, tra favorevoli e contrari.

Così il Belgio diventa il primo Paese al mondo ad estendere il “diritto all’eutanasia ai minori”, con un voto storico del parlamento federale e dopo mesi di polemiche e manifestazioni di piazza a favore e contro.

Tra l’altro, il parlamento ha approvato a larga maggioranza anche l’estensione della legge per i minorenni con malattie terminali.

La legge è stata approvata a larga maggioranza: 86 sì, 44 no e 12 astenuti. Il testo era già stato approvato lo scorso 27 novembre dal Senato. Non sono servite a nulla la veglia dell'arcivescovo di Bruxelles monsignor Leonard, le preghiere nelle chiese, le dichiarazioni di voto dell'ultimo momento. L'eutanasia per i bambini non è più un tabù, in Belgio.

La Camera dei deputati ha dato il via libera definitivo alla modifica della legge del 28 maggio 2002, che legalizzava l'eutanasia per gli adulti, estendendola ai minori. Per la prima volta al mondo, un paese accetta il principio che anche un bambino, senza limiti minimi di età, possa chiedere di essere “ucciso” per porre fine alle sue sofferenze. In Olanda, l’unico Stato ad avere già in vigore una legge simile, è previsto un limite d’età di 12 anni per poter dichiarare la propria volontà di ricorrere alla morte assistita, in caso di dolore insopportabile e i ragazzi di 16 e 17 anni possono optare per l’eutanasia solo dopo aver notificato la loro decisione ai genitori.

A favore della “depenalizzazione parziale” di quella che è conosciuta e definita come “dolce morte” per chi ha meno di diciotto anni (in Belgio i maggiorenni possono farvi ricorso già dal 2002), un’ampia maggioranza delle forze politiche del Paese, che comprende socialisti, verdi e liberali ma anche dagli indipendentisti dello N-Va che governano le Fiandre, ma tra di loro non sono mancate le obiezioni di coscienza. La destra e i cristiano-democratici si sono fieramente opposti, tentando di ribaltare il temuto risultato. Fino all'ultimo i cristiano-democratici, tanto francofoni quanto fiamminghi, hanno fatto piovere nelle dichiarazioni di voto le critiche ad una legge "inutile", "sbagliata", "mal fatta", di "portata più simbolica che pratica". "Solo Dio può togliere la vita, non i deputati", l'ultimo appello. Ed i vescovi belgi hanno espresso la loro delusione: ‘Un passo di troppo. Questa legge apre le porte all'estensione agli handicappati, ai dementi, ai malati mentali e magari anche quelli che sono stanchi di vivere’. Critici, oltre la Chiesa, i principali rappresentanti delle comunità ebraiche e musulmane, il Consiglio d’Europa - che in un suo parere ha raccomandato al Belgio di rivedere il provvedimento - e la maggior parte dei pediatri del Paese.

Le condizioni per poter richiedere l’eutanasia da parte di un bambino o un ragazzo sono restrittive. Il minore può chiedere l’eutanasia solo se è cosciente, in caso di malattia terminale grave e incurabile (come un cancro), abbinata a una sofferenza costante e insopportabile che non possa essere alleviata, con la prospettiva di un decesso comunque a breve, con il consenso di entrambi i genitori e con l’approvazione di uno psicologo o di uno psichiatra esterno all'equipe medica curante, che valuterà la "capacità di giudizio" del bambino, che capisca, insomma, cosa significhi morire. Il dolore psicologico, che può essere addotto come motivazione da un adulto che chiede di poter ricorrere all’eutanasia (come successo a ottobre per il caso di Nathan, 44enne che aveva cambiato sesso ma pativa “sofferenze psicologiche insopportabili”), non è preso, invece, in considerazione per quanto riguarda bambini e ragazzi.

In un Paese in cui circa 1.500 persone ogni anno ricorrono all'eutanasia, che rappresenta il 2% delle cause di decesso e dove è stato anche proposto di costruire centri specializzati per la “dolce morte”, nei sondaggi degli ultimi mesi l'opinione pubblica si è dimostrata largamente favorevole alla revisione della legge.

La legge entrerà in vigore dopo che verrà firmata da re Filippo, da cui non è attesa alcuna opposizione.

Dovranno essere gli stessi bambini a chiederlo, con l'accordo dei genitori, quindi. E se uno dei genitori non dovesse essere d’accordo? Su questo punto la legge tace.

Ma non sarà, forse, che una legge tale voglia tutelare più gli adulti che i minori, sollevandoli dalla indiscussa difficoltà di non riuscire a sostenere la sofferenza dei bambini?

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