I Liutai Lo Verde. Tradizione e passione di famiglia

Tra trucioli e attrezzi dai nomi anche un po’ buffi, Santo e Davide Lo Verde lavorano instancabilmente dal mattino presto al tramonto

Entrare in un laboratorio di liuteria rivela l’emozione di assistere al legno che prende forma e alla forma che diventa arte e all’arte che, catarticamente, assurge a suono puro magicamente rinchiuso, per poi esplodere con veemenza, dalla rosetta di una chitarra classica o dalle effe di un violino, e farsi finalmente musica. Tra trucioli e attrezzi dai nomi anche un po’ buffi, Santo e Davide Lo Verde – padre settantunenne e figlio trentaduenne – lavorano instancabilmente dal mattino presto al tramonto, testimoni di una sapiente tradizione artigiana catanese che esprime la voglia di resistere e di esistere ancora, soffocata com’è dalla morsa della crisi economica e dalla produzione seriale a bassi costi.

Realizzano chitarre, mandolini, violini, viole e violoncelli i Lo Verde, prendendo spunto dalle tecniche costruttive del rinascimento, epoca in cui il liuto, portato in Europa dagli Arabi, è il precursore della chitarra e del mandolino e periodo nel quale Stradivari, Guarneri e Amati creano i violini famosi ancora oggi nel mondo. Santo si incuriosisce e si appassiona sin da bambino guardando il padre realizzare chitarre che di buono hanno solo la forma e che finiscono per essere strimpellate dai cantastorie e dai barbieri. “Mi piaceva vederlo mentre lavorava il legno e cercavo di rubargli il mestiere, che lui abbandonò mentre io continuai, facendo apprendistato dai fratelli Salamone e dopo da La Mendola.

Ero innamorato del suono di quegli strumenti e volevo suonare la chitarra, ma non avevo idea di come si facesse e un giorno ne presi una e cercai di farne uscire qualche nota ma era scordata, i tasti sporgevano fuori e le corde erano troppo alte. Mi sono messo a lavorarci su, limando i tasti e abbassando le corde, ma il risultato fu pessimo. Decisi allora di costruire da me la mia prima chitarra, prendendo spunto un po’ qui e un po’ lì e abbandonai l’idea di imparare a suonare. Il risultato fu buono e gli amici, sentendola, mi chiesero di costruirne una anche a loro. Cominciò così il mio vero e proprio lavoro di liutaio, nel cortile di casa”. Lo Verde padre studia i vecchi libri e legge le riviste di settore che riesce a procurarsi sulle tecniche di costruzione delle chitarre spagnole, dei violini cremonesi e dei mandolini napoletani, approfondisce la ricerca dei legni e nel 1993 apre un vero laboratorio nel quartiere San Giorgio di Catania. Nel frattempo la storia ha il suo ricorso: il figlio Davide, finiti i compiti, scende in laboratorio e si aggira tra casse e tavole armoniche, manici in lavorazione: nasce anche in lui l’amore per la liuteria, che lo porta a dedicarsi totalmente al lavoro finite le scuole medie. “Mi piace scegliere i legni giusti adatti allo strumento che devo realizzare, per esempio per le chitarre di alta qualità utilizzo per la fascia e il fondo il palissandro di Rio, per la tavola cedro o abete e per il manico cedrella. Io a differenza di mio padre so suonare e sentire sotto le mie dita lo strumento che ho realizzato è una bellissima sensazione”.

Le chitarre Contreras, Ramirez, Bernabè sono per Santo da studiare e da perfezionare. La ricerca della finezza del suono, dell’intonazione della tastiera, dell’equilibrio tra le note alte e quelle basse è l’obiettivo da raggiungere. “Abbiamo lavorato con Davide sullo spessore della tavola armonica per avere un suono chiaro, brillante e siamo arrivati a ottenere il risultato di un millimetro e mezzo. Ma ci voleva qualcosa che sostenesse questa misura ridotta e allora ho ideato una raggiera da applicare proprio sulla tavola, così da non far inarcare o addirittura spaccare la tavola, a causa del tiraggio delle corde. Poiché questa raggiera lega le venature del legno, oltre alla sua funzione di sostegno fa si che si ottenga un suono più armonioso. Inoltre ho ideato un ponte a doppio foro per le singole corde, che crea maggiore stabilità ed evita che il tiraggio lo possa curvare o scollare dalla tavola. Anche le vernici antiche che abbiamo trovato e che usiamo, creano un perfetto legame con lo strumento, venendo assorbite negli anni completamente dal legno e facendo maturare il suono”. La figlia più grande di Davide ha dieci anni e sta studiando chitarra, le piace anche vedere lavorare il papà e il nonno. La tradizione Lo Verde, malgrado tutto, continua.

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