Hikikomori: il fenomeno giapponese sempre più diffuso tra i giovani

Cosa spinge i giovani ad isolarsi dal resto dal mondo? Negli ultimi anni, questo fenomeno è sempre più in crescita, soprattutto nei Paesi sviluppati come il  Giappone, gli Stati Uniti e l’Europa, Italia compresa.

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Il termine “Hikikomori” viene dalla lingua giapponese e significa appunto “isolarsi“. Molte persone, soprattutto in giovane età decidono di loro spontanea volontà di rinchiudersi in casa e isolarsi totalmente dalla vita di tutti i giorni, per giorni, mesi o addirittura anni. Le ragioni possono essere svariate e molte di esse riguardano la sfera sociale. La fascia di età è compresa tra i 14 anni e i 30 anni e interessa maggiormente gli individui di sesso maschile e di ceto sociale medio-alto. Solo il 10% dei soggetti è di sesso femminile e di solito il loro periodo di reclusione è più breve. Molti casi di hikikomori tra le donne possono anche essere non considerati tali, poiché all’interno della società giapponese, il ritiro in casa delle donne è considerato normale.

Altre cause note sono: scolastiche, familiari, caratteriali e la dipendenza da internet e videogames. Questo termine fu creato dallo psichiatra giapponese Tamaki Saitō, quando cominciò a notare che gli adolescenti mostravano sintomi come letargia e isolamento totale.

Questo fenomeno si sta radicando soprattutto in Paesi sviluppati e con un maggiore disagio sociale. Esso nasce negli anni 80 e aumenta negli anni 90. Si stima che i giapponesi coinvolti fossero circa un milione, negli anni 2000. Altre stime parlano di un numero compreso fra 100.000 e 320.000. L’Università di Okinawa parlava addirittura di 410.000 soggetti colpiti, ma secondo i dati di Saitō il numero di hikikomori sarebbe di 2 milioni. Per quanto riguarda l’Italia, invece, non vi sono dati ufficiali ma si stimano almeno 100 mila casi.

GG-hikikomori-350x260La paura di uscire, di essere giudicati, di approcciarsi con il prossimo è una piaga sociale alla quale bisogna fronteggiare.

Le persone hikikomori appaiono infelici, sono insicuri e aggressivi verso i propri genitori, infatti, preferiscono i rapporti virtuali anziché quelli fisici e sociali, soffrono spesso di depressione e disturbi ossessivo-compulsivi e il loro ritmo sonno-veglia risulta quasi sempre irregolare. La maggior parte di essi impiega il tempo oziando, leggendo, consumando i pasti nella propria camera e non si preoccupa di frequentare la scuola (in giapponese ” futōkō” ovvero assenteisti. Le scuole giapponesi, inoltre, non spronano gli studenti e non cercano di convincerli a ritornare a scuola) o di cercare lavoro. Questa mancanza di “realtà” ha effetti deleteri sulla salute mentale e mette a rischio le abilità necessarie per poter interagire con l’esterno. Nel caso degli hikikomori giapponesi, alcuni perdono semplicemente la loro energia, anche se la percentuale dei suicidi tra essi è bassa. L’approccio psichiatrico (sedute di psicoterapia e assunzione di psicofarmaci) risulta fondamentale per uscire da questo tunnel, anche se la terapia potrebbe richiedere alcuni anni. Hikikomori Italia è la prima associazione a offrire supporto a ragazzi propensi all’isolamento volontario e ai famigliari di questi ultimi.

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