Grande debutto per lo spettacolo “Piano, piano dolce Carlotta” al Musco di Catania

Applausi di pubblico per l’opera di “Piano, piano dolce Carlotta” al Teatro Angelo Musco di Catania, per la regia di Sebastiano Mancuso

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Il 29 e 31 marzo al Teatro Angelo Musco di Catania, in prima nazionale, l’inedita pièce “Piano, piano dolce Carlotta”, si tratta di un thriller psicologico, che segue il filone di un altro spettacolo “Che fine ha fatto Baby Jane, film del 1964 con protagonista Bette Davis.

Il cast formato da Loriana Rosto, Antonella Scornavacca, Elmo Ler e Gaetano Festinese della Compagnia Absinthe Teatro e sono i primi attori che hanno debuttato con un genere insolito, quello del thriller psicologico.

A dirigere la pièce, è stato Sebastiano Mancuso, con Davide Toscano come aiuto regia. Visual/Abiti di scena Carlotta: GiamPiero Nicita. Light Design: Luigi Galatioto. Scenografia: Francesca Nicosia. Foto di scena: Maria Regina Betti.

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Charlotte Hollis, interpretato da Elmo Ler, una signorina avanti negli anni, vive tutta sola nella villa lasciatale dal padre, con l’unica compagnia di un’anziana governante, Antonella Scornavacca, non molto istruita, e il peso di incubi provocati dal ricordo di John Mayhew, l’amante che secondo l’opinione pubblica lei stessa ha trucidato orrendamente. Nel tentativo di difendere la propria casa dall’esproprio, Charlotte chiede aiuto a sua cugina Miriam Deering, Loriana Rosto, ed al suo amico il dottor Drew Bayliss, Gaetano Festinese. I due si installano nella villa con lo scopo apparente di convincerla ad andarsene, ma, in realtà, per appropriarsi di tutti i suoi averi. Per questo i due cercano di farla impazzire con una serie di macabre trovate, assecondati nel tentativo dalla stessa vittima incosciente, che ancora sogna l’amante morto e crede continuamente di avvertirne l’invisibile presenza. Quando, come conseguenza di un ultimo feroce trucco, la diabolica Miriam ed il suo partner credono di essere finalmente riusciti nella loro impresa, Charlotte li uccide.

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Il preludio annuncia una focalizzazione esterna, che lungo tutta l’opera, ci relegherà al ruolo di spettatori eternamente ingannati. Infatti tutto fa presumere che l’assassina sia la protagonista e la sua follia in età avanzata ne appare come la conseguenza innegabile.

Lo spettacolo, per quanto costruito con abilità e diretto con studiato mestiere, non riesce a nascondere l’intento di giungere forzatamente ad effetti più orripilanti e tenebrosi e autenticamente drammatici; per cui il suo unico pregio rimane l’impegnata recitazione degli attori.

 

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