Gran Salotto su S.Agata e Antico Egitto tra il Lions Club Catania Faro Biscari e il Soroptimist

C’E’ UN BEL PO’ DI EGITTO NELLA FESTA DI SANT’AGATA.
Ne parlano il giornalista Francesco Santocono e la prof.ssa Stefania Sofra, egittologa e archeologa.

Il Faro Biscari ed il Soroptimist di Catania si confrontano sul Mito di Iside e sulle analogie delle feste pagane con la Patrona di Catania.
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Sant’Agata e l’Antico Egitto. Tra Sacro e Profano. Il Vino e i Banchetti nel Mondo Egizio. Questo il tema del Salotto Lions, che richiamava il Tema Distrettuale del Lions International “La nostra Storia: Cultura, Tradizioni, Risorse. Conosciamoli! Potenziali veicoli per una rinnovata crescita sociale ed economica“. 

Ai più, l’accostamento tra S.Agata e Iside potrebbe sembrare alquanto audace, ma attingendo ad alcuni testi classici che analizzano la religiosità siciliana ancor prima dell’avvento del Cristianesimo, ci si accorge che talune similitudini non sono affatto casuali. Rispolverando antichi testi classici, il Lions Club Faro Biscari e il Soroptimist di Catania hanno voluto percorrere un viaggio nel tempo alla ricerca delle origini della festa della santa patrona della città etnea, passando inevitabilmente per i sacri riti pagani che ne hanno preceduto l’avvento. Il colonnello medico Vincenzo Stroscio ha ricordato come, prima ancora dell’avvento del cristianesimo, a Catania si celebrasse annualmente l’antica dea egiziana, attraverso un tracciato che tanto ricorda quello delle festività agatine.
Una Sant’Agata acclamata in tutto il Mondo: protettrice dei pompieri in Argentina, venerata anche in Brasile e in tante regioni europee.

Ad approfondire l’argomento è intervenuto Francesco Santocono, giornalista appassionato dell’antico Egitto, il quale si è soffermato soprattutto sulla comparazione tra la festa di Iside descritta da Apuleio nelle sue “Metamorfosi” nei primi anni del secondo secolo dopo Cristo, importata dalla greca Corinto, e ciò che viene riportato da Pietro Carrera nel diciassettesimo secolo in merito alle antiche tradizioni della festa di S.Agata.

Trattandosi di riti rigorosamente marinari, le due cerimonie presentano infatti numerosi punti di contatto: dall’utilizzo della barca (‘a Vara), quale mezzo di trasporto dell’icona, al trascinamento stesso in giro per le strade cittadine; dalla tunica dei fedeli, rigorosamente di lino bianco, all’impiego del velo sacro; senza dimenticare la partecipazione delle donne e l’antico rito dei “ntuppateddi” che prevedeva l’impiego di maschere quasi carnevalesche. Per Santocono, il legame tra antico Egitto e cristianesimo non si esaurisce nel rapporto tra Agata e Iside, ma presenta aspetti molto più ampi che passano inevitabilmente da contesti ancora più antichi.
Le questioni ludiche delle festività egizie sono state riprese subito dopo dalla prof.ssa Stefania Sofra, nota egittologa dell’Università di Roma e collaboratrice del Prof. Zahi Hawass, la quale ha spiegato le caratteristiche più importanti delle celebrazioni dei Faraoni, in particolare il rito della rigenerazione, il significato della barca durante le cerimonie e il ricorso al vino quale simbolo del sangue degli DeiAmpia al riguardo la descrizione con ricchezza di dati che trovano concordi moltissimi studiosi della materia, sia del personaggio Iside come anche del  contesto storico in cui si è sviluppato il suo dominio assoluto non disgiunto da un prorompente carisma:quando era ancora piuttosto lontano il passaggio tra l’imperante paganesimo e il cristianesimo.

Iside, cioè, riusciva a impersonare non solo un vero e proprio trono reale ma anche e soprattutto un multiforme simbolo di perfetta sposa e  madre al punto da essere definita e considerata addirittura “madre di tutti gli dei “ e essere invocata con diversi appellativi: “grande madre divina”, “sovrana di tutte le terre”,”signora del cielo”, la “Grande madre”: il tutto condito – sempre nella mitologia – da un alone di magia tale da fargli accreditare la dimostrata potestà di ricomporre i pezzi del corpo del marito e quella, altrettanto fantasmagorica, di riuscire a prelevare da un  defunto l’anima e ricondurla a nuova vita.  Per tutte queste doti venivano riservati alla “dea medesima” tutta una periodica festività particolarmente densa di fasto misto a devozione nella quale trionfava una statua della dea Iside sempre coperta da un velo nero: donde la scritta sulla base di una statua eretta vicino a Menfi presumibilmente in onore della stessa Iside con la dedica che in pratica riassume la personalità accreditata alla dea medesima e che tradotta  dal latino dice: Io sono tutto ciò che fu, ciò che è e ciò che sarà:nessun mortale ha ancora osato sollevare il mio velo”. Sin qui il tratteggio di una ipotetica divinità egiziana che,come descritto dai due relatori sulla scorta di tante raccolte di documenti ritrovati all’esterno e all’interno delle varie tombe, improntò la propria esistenza a tutta una commistione di principi di vita sublimi e precetti di sana morale a stranezze e concetti piuttosto stravaganti la cui continuazione nel tempo facilitò il passaggio dal paganesimo a altre religioni tra cui il cristianesimo.
Traghettamento questo tutt’altro che scevro purtuttavia di talune progressive sostanziali varianti ma che – per quanto riguarda appunto la festività alla patrona – hanno taluni parallelismi che stanno oltretutto a confermare la tesi secondo la quale il passaggio al Cristianesimo ha avuto nella Sicilia i primi approcci e come la festa di
Sant’Agata, al pari di quella in onore di Iside ebbe un carattere marinaro giacché il rito in onore di Iside imponeva dapprima la processione verso il mare laddove veniva consacrata  alla dea la nave che poi sarebbe stata lanciata nel mare: e d’indole altrettanto marinara pare sia stata all’origine la festa catanese alla Santa. La processione infatti, scendeva alla marina per un motivo, naturalmente diverso: e cioè perché là era approdata la barca recante le reliquie della Santa.
Comuni alle due feste inoltre sia la vara come anche il sacco bianco dei devoti, lo stesso velo, nonché la mammella che riguardo a Iside era simbolo di sposa e di madre nonché di forza della natura (il ministro del culto portava in mano un vasetto d’oro a forma di mammella e alla presenza del popolo faceva libazione di latte) e che in riferimento a
Sant’Agata rappresenta il seno strappato alla Santa.

L’incontro ha anche rappresentato l’occasione di conoscere dai relatori usi e costumi degli antichi egizi: con particolare riferimento al culto della tomba, al vestiario, ai balletti, alle musiche, ai canti e ai banchetti dove il vino veniva “magnificato” perché considerato la “Bevanda degli Dei”. In apertura ampia prolusione della responsabile del Tema Lions, prof.ssa Lina Severino, del presidente del Lions dott. Enzo Stroscio – moderatore dell’incontro – e della dottoressa Licia Aresco Sciuto presidente del Soroptimist di Catania e scrittrice, con le riflessioni del past governatore Lions Francesco Salmè e del Presidente di Zona 12 – Lions Sicilia – dott. Alberto Rovelli – cui sono seguiti ampi ed interessati interventi e la consegna agli ospiti dei gadget rappresentativi dei due sodalizi catanesi.

La serata è stata allietata dalla presenza scenica della collezione agatina di Tiziana Tizzini, con il suo Atelier, e del M° Antonio Sciacca, grande espressivo nella pittura di S.Agata. Per l’occasione gli artisti hanno rappresentato e spiegato la tematica delle loro opere, artisti peraltro già apprezzati da Vittorio Sgarbi curatore della kermesse di ‘Artisti di Sicilia‘ in mostra contemporanea al Castel Ursino di Catania. 

Non potevano mancare le appassionanti e prelibate delizie dolciarie proprie della Festività Agatina: le olivette, il torrone e le famose ‘minnuzze‘ o cassatelle di S.Agata che gli chef dell’Hotel Nettuno hanno avuto il piacere di offrire alla numerosa platea accorsa. 

 

 

Globus Radio Station & Web Television e i giornalisti di Globus Magazine presenti alla manifestazione hanno sentito i protagonisti.       

                                                                                                                                   

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