Gradevole serata delle “Red Quartet” al teatro Fellini di Catania

Le musiciste Carla Basile, Marianna Musumeci, Maria Luisa Sacco e Valentina Scuto si sono esibite con buon successo in un repertorio variegato da pagine d’opera a melodie popolari

IMG_20180324_183454

Una serata di simpatia e successo, quella al teatro Fellini di Catania il 24 marzo, con protagoniste le Red Quartet, il noto gruppo di giovani donne musiciste che ultimamente sta riscuotendo ampio successo in città e fuori. Partite dal tema delle operette, il quartetto (composto dalla cantante lirica soprano Carla Basile, dalla violinista Marianna Musumeci, dalla violoncellista Valentina Scuto, dall’arpista Maria Luisa Sacco) ha in realtà spaziato nel vasto repertorio che oramai le contraddistingue, ovvero arie d’opera (“La vergine degli angeli” verdiana),  da celebri operette (“tace il labbro…” di Lehàr), musica da camera con le ariette di Vincenzo Bellini (“Malinconia ninfa gentile” e le altre), alcune pagine particolari quali trascrizioni di liriche musicate da Garcia Lorca; nonché temi di colonne sonore, che il violino sapiente e docile di Marianna Musumeci ha intensamente tradotto in note gradevolissime al numeroso uditorio convenuto.

IMG_20180324_184158

La sala non vasta ma densa del teatro Fellini è adusa da tempo al repertorio operettistico, seppure si adatti ad ogni iniziativa, con l’esperienza del suo direttore: ma in questo caso le Red Quartet, attraverso uno spettacolo articolato diviso in due momenti, hanno mosso le fila di tempi che vanno dal Settecento (Haendel, “Lascia ch’io pianga…”, magistralmente cantata da Carla Basile, che ha studiato canto lirico all’Istituto Bellini e ha voce ben adatta anche al difficilissimo repertorio barocco) al ventesimo secolo.  La Basile  (insegnante di canto con numerosi piccoli allievi) è versatile e il quartetto si azzarda anche in campi non usuali ma consoni ai tempi ed alle mode del pubblico il quale non fa necessariamente distinzioni: ecco che dalla “Vucchella” di tostiana e dannunziana memoria -con una ‘lettura’ personale del soprano- si passa ad altra aria dalle mozartiane “Nozze di Figaro”, per deviare alfine alla melodia popolare napoletana, con “Dicitancello vuje” fino al sicilianismo (e sarebbe meglio dire catanesismo, poiché il testo Giovanni Formisano lo scrisse per una ragazza che osservava in qualche “vanella” del centro storico della nostra città, via Vittorio Emanuele o via Garibaldi in primis) assolo di “E vui durmiti ancora”. 
IMG_20180324_184218

In questo rischio canoro può dirsi che Carla Basile e le sue compagne di avventura, seppure con una musicalità femminile per testi prettamente di tradizione maschile (non così per l’Ave Maria schubertiana), se la cavano con dignità, soprattutto considerando il timbro buono della voce del soprano leggero e l’accompagnamento deciso e senza drammi del violino di Marianna Musumeci.   Il pubblico che ben conosce molti pezzi, partecipa in questi casi allo spettacolo creando un “evento nell’evento” il quale non può che rendere maggiormente piacevole l’esibizione delle Red Quartet. Auguriamo rinnovato successo quindi alle giovini interpreti della musicalità tradizionale pure in una offerta alquanto variegata e forse a volte screziata, seguendo ciò che detta l’animo, coltivare pagine di buon canto nella tradizione e con qualche, non troppo elastica, innovazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *