Gioia Tauro: tappa italiana per le armi chimiche siriane

Latakia (Siria) – Gioia Tauro (Calabria): tra polemiche e patti Onu irrinunciabili, designata Gioia Tauro come tappa di bonifica italiana per il disarmo delle Siria

Le armi chimiche siriane faranno tappa di bonifica a Gioia Tauro: adesso è ufficiale. Tirano, invece, un ampio respiro di sollievo tutti gli altri porti italiani prima in lizza per l’operazione. Liberi da qualunque timore, quindi, Brindisi, Augusta e le due località sarde, Cagliari e Santo Stefano, ex base americana nell’arcipelago della Maddalena.

Alea iacta est”, quindi. A darne l’annuncio ieri il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Luppi, che ha parlato alle Commissioni riunite Affari Esteri e Difesa di Camera e Senato, appoggiato dal ministro degli Esteri Emma Bonino e da Ahmet Uzumcu, direttore generale dell’Opcw, l’Organizzazione per la messa al bando delle armi chimiche.

Un’operazione strategica, pianificata sin nei minimi dettagli, che Luppi ha esposto con estrema serenità, in quanto ‘non vi sarà alcun stoccaggio a terra dei container, che avverrà da nave a nave, mediante la movimentazione dei container con appositi rotabili’. Le armi chimiche provenienti dalla Siria, che arriveranno su un cargo danese, l’Arc Futura, e un altro norvegese,  ilTaiko,saranno direttamente trasbordate alla nave statunitense, la Cape Ray, che provvederà a portarle fuori dal Mediterraneo, per poi essere distrutte in mare aperto.Verranno scaricati ben 60 container, circa 560 tonnellate, senza stoccaggio a terra.Il porto calabrese di Gioia Tauro sarà solo un “punto di transito”. ‘Per quanto pericolosi possano essere questi materiali – ha aggiunto Lupicirca 560 tonnellate per 60 container, rientrano nei normali casi di pericolosità, gestibile e consueta per il porto in esame’.

Lo scalo, difatti, sarebbe stato scelto proprio perché considerato “più sicuro e di più facile gestione in caso di proteste e manifestazioni”.

Ma la reazione durissima delle autorità locali non tarda ad arrivare: il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, paventa il rischio di ‘guerra civile sul territorio: Letta e Bonino hanno grandi responsabilità su quanto sta accadendo oggi nella nostra terra: prima di qualsiasi assenso avrebbero dovuto coinvolgere le istituzioni locali’. I portuali, furiosi, giurano che alzeranno barricate, ma ‘quella roba lì’  non la vogliono toccare, ‘nemmeno se ci coprono di oro!’.

I sindaci di San Ferdinando, Rosarno e Gioia Tauro (i tre comuni che circondano il porto) – dal canto loro – uniti insieme per la difesa del loro territorio, minacciano la “serrata dei moli”: tutti insieme firmeranno un’ordinanza per “chiudere” il porto. La “rivolta” par non solo annunciata, ma promessa! Replica Lupi: ‘Il porto di Gioia Tauro non chiude, altrimenti occorre farlo per le operazioni analoghe che vi si svolgono tutto l’anno. Anche in questo preciso momento si sta lavorando a materiali chimici nello scalo calabrese’.

Il porto attende un’incursione di circa 300 militari, almeno così si vocifera. A manovrare gru e argani per spostare gli “incriminati” 60 container saranno proprio gli americani: ma anche questa è – almeno per il momento – solo una voce di corridoio. Non è confermata nemmeno la data in cui i carghi salperanno dal porto siriano di Latakia. Nessuna notizia certa. Ma Palazzo Chigi rassicura, ‘L’operazione sarà svolta secondo i più alti standard di sicurezza e di tutela dell’ambiente’ e certo sarà ‘Il contributo concreto e imprescindibile, a garanzia della stabilità e della sicurezza nella regione mediterranea e mediorientale’. Un’operazione ‘singola, che non si ripeterà!’, assicurano il Governo e Uzumcu.

Ma questo, di certo, non è servito a placare gli animi degli abitanti delle zone limitrofe al porto calabrese, né tantomeno dei loro rappresentanti politici. Scopelliti ribatte, evidenziando come ‘È vero che la Calabria può offrire un contributo contro le armi chimiche e per la pace nel mondo, ma è anche vero che, così facendo, si rischia di portare alla “guerra civile” un territorio’. Sarebbe il caso – a parer suo – di convocare una riunione tecnica con esperti internazionali e con i vertici istituzionali, per dimostrare di avere elementi di valutazione concreti contro ogni rischio: questo ha richiesto a Letta. Nessuna protesta, invece, giunge dai partiti politici. Unico neo, una plausibile richiesta dei grillini: ‘I ministri vadano a Gioia Tauro, sarebbe la migliore risposta alle legittime preoccupazioni della popolazione’.

Sulla stessa falsariga si sono mossi i sindacati, con il segretario nazionale del Sul (Sindacato dei portuali di Gioia Tauro) Antonino Pronestì in prima linea, che ha dichiarato ‘Se ci saranno certezze sulle condizioni di lavoro si può anche fare’.

Mille polemiche, suffragate indubbiamente da un contingente timore degli abitanti del luogo, ma un unico chiaro obiettivo, cui il Governo italiano non intende sottrarsi. Oltretutto, la vittoria diplomatica, così, è certa: partecipando all’operazione, Roma guadagnerà meriti nella comunità mondiale e l’Italia entrerà nel gruppo dei paesi che hanno promosso attivamente la pace in Medio Oriente.

Il ministro degli Esteri Emma Bonino assicura che la questione delle sostanze tossiche provenienti dalla Siria che transiteranno per il porto di Gioia Tauro ‘sarà condotta con la ricerca della massima sicurezza.Per essere chiari, va detto che stiamo parlando di materiale tossico, non di armi chimiche. Nei container, l’agente chimico e gli inneschi sono ovviamente separati: diventano armi solo se vengono messi assieme, di solito nella testata del razzo. Il trasbordo, che avverrà da banchina a banchina, senza stoccaggio, impiegherà più o meno 48 ore’.

Sui tempi dell’operazione vi è ancora qualche incertezza: ‘Le operazioni sono un pò in ritardo per problemi in Siria. Il trasbordo sulla nave americana Cape Ray a Gioia Tauro, dovrebbe avvenire a fine mese o a inizio febbraio. La Cape Ray, poi, distruggerà i materiali in acque internazionali mediante idrolisi. I residui saranno trasferiti in Germania e Gran Bretagna, per essere convertiti in sostanze utilizzabili dall’industria’, prosegue la Bonino.

Il porto sarà interessato solo per operazioni logistiche della durata prevista dalle autorità italiane in 24/48 ore.

Originariamente era previsto che la distruzione delle sostanze chimiche ‘primarie’ – sostanze come l’iprite, il sarin e il gas nervino VX – fosse completato entro fine marzo, ma fattori contingenti hanno rallentato i tempi. Uzumcu ha spiegato che sono in corso negoziati per arrivare a “tregue temporanee”, ma ha anche ammesso che finora sono arrivate nel porto di Latakia, ultima tappa in territorio siriano, solo 16 delle 560 tonnellate di sostanze chimiche primarie previste.
La Siria ha un magazzino totale dichiarato di 1.290 tonnellate tra armi, sostanze e precursori.
La successiva distruzione a bordo della nave americana Cape Ray, che avverrà negli Stati Uniti, in GranBretagna  e Germania, si svolgerà in acque internazionali, mediante un procedimento di idrolisi. I residui verranno trasferiti all’estero per essere convertiti in sostanze utilizzabili dall’industria chimica e non ci saranno sversamenti in mare di nessun tipo, in quanto tutti gli agenti verranno trattati all’interno di un “ciclo chiuso”, supervisionato dalle Nazioni Unite. Fonti del governo britannico hanno riferito alla Reuters che lo stoccaggio finale del materiale residuo sarà effettuato dall’azienda francese Veolia Environnement e avverrà nell’inceneritore di Ellesmere Port nel Cheshire (Inghilterra).

Il Pentagono ha reso noto che la Cape Ray è ancora in Virginia e che partirà tra la fine di questa settimana o l’inizio della prossima. E che poi ci vorranno due settimane prima che raggiunga il Mediterraneo. L’accordo sulla distruzione delle armi chimiche imposto ad Assad è parte imprescindibile della Conferenza di Parigi. Gas sarin è stato usato più volte dall’esercito contro i civili siriani durante i bombardamenti. Le immagini, terribili, di uomini, donne e bambini morti a causa delle esalazioni hanno fatto il giro del mondo. Gli analisti fanno notare come in realtà in questi ultimi giorni la situazione in Siria sia precipitata a causa della presenza di gruppi qaedisti spesso in lotta con i ribelli. In due settimane gli scontri tra ribelli siriani e jihadisti hanno causato la morte di almeno 1.069 persone, in gran parte estremisti.

La Bonino conclude: ‘Si tratta della più importante operazione di disarmo degli ultimi 10 anni, più importante di quella che sta avvenendo in Libia’.

 
 

Notizie tecniche sul carico di armi

 

Come spiegato dalla portavoce della missione per conto dell’OPAC – l’agenzia internazionale per il divieto delle armi chimiche –, il carico di armi si divide in due lotti: ChemicalOne e ChemicalTwo.

ChemicalOne: questo lotto – sulla nave cargo Taiko- è la parte più pericolosa del carico. Si tratta di armi chimiche finite e pronte per l’uso, in pratica la parte peggiore dell’arsenale a disposizione di Assad. Il lotto Chemical 1 è diretto in Gran Bretagna per essere smaltito attraverso processi complessi e anche molto pericolosi dal punto di vista della sicurezza. La marina di sua maestà ha deciso di seguire da vicino le operazioni inviando in supporto alla spedizione partita dal porto siriano di Latakia la nave militare, la HMS Montrose, uno dei gioielli della marina britannica, che è transitata più volte in Italia nel porto di Napoli.

ChemicalTwo: questo è il lotto che arriverà nel porto italiano di Gioia Tauro. Si tratta dei componenti base per la costruzione delle armi chimiche, in particolar modo pirite ed altre sostanze chimiche. Sono attualmente stipate nei 1.500 container, che saranno caricati sulla nave danese Ark Futura. Questo lotto è considerato dalle autorità militari meno pericoloso del primo. Le sostanze chimiche e gli inneschi sono separati. Pertanto una parte del carico sarà smaltito in acque internazionali dalla nave americana Cape Ray, sui cui verranno caricati i container nel porto di Gioia Tauro. La pirite, una delle sostanze che arriveranno a Gioia Tauro, può essere smaltita – secondo le regole del diritto del mare – in mare, sigillata in appositi contenitori. Per il resto del carico, invece, sarà necessario il processo di idrolisi attraverso le apparecchiature installate a bordo della Cape Ray. Le scorie dell’operazione saranno poi smaltite in diversi paesi europei.

 

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