Gianvito Casadonte l’uomo del cinema orgoglioso per la sua terra di Calabria

Gianvito Casadonte, classe 1977, nasce a Catanzaro, la città delle tre V o la città tra i due mari. Gianvito è l’uomo che ha dato vita al Magna Graecia Film Festival, una rassegna cinematografica sita sulla linea Cannes-Catanzaro, come lui sostiene, aprendo alle opere prime internazionali

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Gianvito Casadonte, classe 1977, nasce a Catanzaro, la città delle tre V o la città tra i due mari. Gianvito è l’uomo che ha dato vita al Magna Graecia Film Festival, una rassegna cinematografica sita sulla linea Cannes-Catanzaro, come lui sostiene, aprendo alle opere prime internazionali. È il suo orgoglio vedere la città sui maggiori media nazionali e ascoltare le affermazioni di artisti che apprezzano la cultura millenaria del luogo, il mare, la cucina e l’accoglienza della gente. Gianvito stima il cinema italiano, sebbene ci siano tanti problemi legati alla produzione e alla distribuzione. Ed è per questo motivo che invita la gente ad andare al cinema e vedere film italiani. È una persona attiva, non sta mai ferma, ha tante idee lavorative per la testa che porta quasi sempre a buon fine. È un uomo del sud, nonostante abbia studiato a Roma vivendoci alternandola alla Calabria. Gianvito Casadonte, con garbo, ha concesso un’intervista ai lettori di Globus Magazine.

Gianvito hai un curriculum professionale da brividi. Sei produttore, sovrintendente, direttore artistico e in alcuni casi anche commissario. In breve puoi raccontarci le tue tante esperienze lavorative e quando ti sei avvicinato al mondo del cinema?

È stato il mio primo, e forse unico, amore. Una passione sconfinata nata tra i banchi del Liceo, quando iniziai a fare l’attore per diletto nelle rappresentazioni teatrali scolastiche, che ho assecondato sin da subito, avendo chiaro in testa cosa volessi fare…da grande. Ho allora strutturato un percorso di studi mirato all’Università “La Sapienza” di Roma. Da lì si è sviluppato il successivo percorso che mi ha appunto regalato enormi soddisfazioni come quella di dar vita a un Festival cinematografico internazionale quale il Magna Graecia e a dirigere quello di Taormina, assumendo anche la sovrintendenza del Teatro della mia città. Parlo del Politeama di Catanzaro a cui sto dedicando tutto me stesso fin dal momento dell’insediamento. È abitudine del sottoscritto, però, dare il massimo in tutte le esperienze professionali intraprese.

Hai vinto premi di prestigio legati alla tua attività professionale. Come vivi queste esperienze importanti di pregio nella vita di tutti i giorni?

Non mi faccio certo contagiare dall’eventuale successo, preferendo lavorare a “fari spenti”. È questa la mia filosofia, considerando la soddisfazione più grande quella che deve ancora arrivare. Se così non fosse, andrei subito incontro a cocenti delusioni che toccano a chiunque si culli sugli allori.

Quali sono le caratteristiche dei Festival che dirigi e li rendono unici nel panorama italiano ed estero?

Sono peculiarità profondamente diverse. L’Mgff è la mia creatura, per così dire, e ogni anno, ormai dal 2004, rende Catanzaro, il suo hinterland e la Calabria, l’ombelico d’Italia e del mondo per almeno dieci giorni. È un Festival dedicato alle opere prime e secondo che lancia i grandi talenti nel panorama cinematografico nazionale e internazionale. Taormina, invece, è il quarto Film Fest per importanza a livello planetario. Tutti, quindi, vogliono venire in quel meraviglioso angolo di Sicilia a qualsiasi titolo, purché ci siano insomma. E parlo dei big assoluti della settima arte.

Hai già in mente dei progetti lavorativi per il futuro? Magari dedicarti completamente al mondo del cinema?

Di programmi e piani ce ne sono tanti, ma nulla di ancora completamente definito. Ecco spiegato il perché, non potrei citarne uno in particolare. L’ambito cinematografico occupa già gran parte della mia vita professionale, ma non credo che rinuncerò a tutto il resto. Ci sono molte cose che mi piace fare. Penso all’organizzazione del Politeama, che stiamo rendendo sempre di più il faro culturale della mia regione. È il motivo per cui ribadisco che almeno per il momento continuerò a dividermi fra vari settori. In futuro chissà, ma ci rifletterò su al momento opportuno.

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Con quale artista del panorama internazionale sogni di poter collaborare e perché?

Malgrado mi sia confrontato, lavorandoci insieme anche per molto tempo, con autentici mostri sacri del firmamento artistico mondiale e italiano, vorrei ancora incontrarne professionalmente tanti altri. Sono veramente troppi, però, per fare dei nomi. Di sicuro sono personaggi che mi incuriosiscono e mi stimolano al di là della loro fama. Al sottoscritto, infatti, interessa soprattutto che una star abbia anche qualcosa di grande da insegnare: un messaggio importante da trasmettere, insomma. Altrimenti, titoli e riconoscimenti servono a poco.

La tua esperienza lavorativa che ricordi con orgoglio e l’artista nazionale o internazionale che ti ha dato più soddisfazioni?

Vale il concetto espresso prima: dovrei citarne troppe. Mi limito allora a parlare ancora una volta del mio Magna Graecia Film Festival, tenuto a battesimo dai miei Maestri Mario Monicelli ed Ettore Scola a cui devo tantissimi e con ricordo con immenso affetto e un pizzico di nostalgia.

C’è grande differenza tra il cinema italiano e quello estero?

Il cinema italiano è stato la culla di tutti gli altri nel mondo, compreso quello americano che adesso è invece un Totem e un modello quasi irraggiungibile da imitare. Differenze ce ne sono tante, è ovvio. Mi soffermo però, ahimè, sulla mancanza di risorse per i giovani registi, sceneggiatori, autori e attori di casa nostra, che enfatizza un divario oggettivamente ora esistente. Tanti talenti, ma anche personaggi già affermati, fanno infatti grande fatica a imporsi e a realizzare le loro idee. L’auspicio, dunque, è che questo possa finire presto e anche da noi si investa di più, tanto a livello pubblico quanto privato, in cultura e soprattutto, nel caso di specie, nella produzione dei film. Facile, del resto, mettere dei soldi, andando sul sicuro con “stelle” che non tradiscono. Mai. Assai più complicato assumersi il rischio, riferendomi a chi può investire, con della gente non sulla breccia.

Al tuo risveglio qual è la prima cosa che fai per iniziare bene la tua giornata lavorativa?

La mia parola d’ordine in tutta la giornata è positività. Sono infatti sempre concentrato sul da farsi, ma con lo spirito giusto ovvero senza assilli. Un pensiero, però, va sempre alla mia famiglia, che amo più di ogni altra cosa e dunque cerco di averla vicina per come posso.

 

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