Gesù e Maddalena 2.0: Orofino tra poesia e ironia

Ai Benedettini di scena “Aquiloni” di Nicola Alberto Orofino

IMG_5044

Come sarebbero il Cristo e la Maddalena se vivessero ai giorni nostri? Probabilmente come Salvo e Maddy: entrambi scontenti e inadeguati nei loro ruoli, con Gesù in crisi esistenziale e fuori dai crismi storici, ed anche un po’ ecumenico, non potendo egli avere un rapporto col singolo ma solo con le moltitudini. E senza una vita vera ma solo una missione e cioè, quella di salvare l’umanità.

Questo, il tema dello spettacolo di Nicola Alberto Orofino, “Aquiloni”, di scena ai Benedettini di Catania.

Uno spettacolo, questo, con un’attrice protagonista un po’ Penélope Cruz, un po’ Monica Vitti e il mix perfetto è presto fatto per Alice Sgroi, che qui interpreta la parte di una prostituta per necessità (con tanto di figlia, Angela, da mantenere) che ricorda Italia, la protagonista del film “Non ti muovere”(Sergio Castellitto).

Ma non solo. Da parte dell’attrice catanese, classe ‘72, la stessa verve recitativa di Monica Vitti in “La ragazza con la pistola”.

Insomma, un’attrice a tutto tondo la Sgroi, che in “Aquiloni” veste i panni di Maria detta ‘Maddy’, prostituta che, armata di scarpe sensuali e musica (“ogni scopata ha la sua colonna sonora”), scandaglia la psiche di Salvatore detto ‘Salvo’- interpretato da Francesco Bernava. E lo fa con la lentezza ed insistenza del mare che modella lo scoglio, quello stesso mare che Maddy- che conosce vita e uomini (“I maschi sempre lì rimangono, attaccati ai minni”) affronterà per seguire il suo Salvo in un finale aperto che non sveleremo.

IMG_5043

Si, perché Salvo non è un uomo qualunque. È uno ‘smart’ che a differenza dei clienti di Maddy, ignoranti e puzzolenti, recita a memoria dieci comandamenti e Vangelo pur consapevole del fatto che gli evangelisti “imbrogliano, perché tutti e quattro scrivono la stessa storia con lo stesso titolo”.

Ma non solo. L’uomo che trasforma l’acqua in vino mentre parla a Maddy di Coca Cola e convento dove ha trascorso la sua infanzia, non puzza come gli altri. E la protagonista di questo spettacolo, accompagnato dalle arie de ‘La Traviata’ di Giuseppe Verdi, Fabrizio De André (“La canzone di Marinella”) e Rino Gaetano, è una che di sudore se ne intende (“Una donna odora di ciò che più frequenta”).

E ancora.

Maddy è una che i soldi se li suda “il sudore fa proprio schifo”, e ama la musica, destinando una canzone ad ogni cliente così da rendere poetiche le sue giornate lavorative.

Spiega l’attrice:-“La storia narra di due persone importanti che rimandano alla storia religiosa. In questa lettura del regista “Salvo compie miracoli davanti a Maddy che viene rapita emotivamente dall’uomo”.

E Orofino, abile come non mai nel mixare ironia e poesia “ha effettuato una riscrittura del libro ‘L’uomo che era morto’ di Lawrence, con al centro l’incontro tra Gesù e Maddalena”.

Dice a questo proposito la protagonista:-“Alla storia del libro abbiamo aggiunto un tono d’ironia”.

C’è da dire che la scena iniziale ricorda un po’ l’atmosfera surreale del teatro dell’assurdo di “Aspettando Godot” (Samuel Becket) perché “i due protagonisti – continua Alice Sgroi- s’incontrano in un ‘luogo non luogo’ dove Maddy è una prostituta e Salvo irrompe nella vita di lei, invade il suo spazio e indossa persino i vestiti della donna, provocandole tanta rabbia”.

Dice ancora la Sgroi:-“Inizialmente Maddy crede che lui sia un cliente, si scoprirà poi che è di passaggio. L’opera ruota intorno ai due protagonisti che nell’arco di ventiquattr’ore si raccontando le loro vicissitudini”.

“Il titolo dell’opera – dice ancora la protagonista- è un riferimento all’infanzia di Salvo che in convento impara “L’aquilone” di Giovanni Pascoli, l’unica poesia che Maddy dalla cultura basica della ‘civita’ ricorda. In fondo – spiega -gli aquiloni rimangono attaccati alla terra ma aspirano al cielo, proprio come i due protagonisti”.

“Il finale- racconta la Sgroi- è aperto per cui lo spettatore può leggere ciò che più carpisce ed attribuire una lettura diversa”.

IMG_5042

E con un finale aperto, diverse possono essere le interpretazioni: “Salvo avrebbe potuto forse salvare la vita a Maddy? Oppure i due protagonisti hanno realmente vissuto questa storia ma poi lui è stato richiamato da Dio per affrontare il suo cammino in quanto Salvatore?”

Ciò che comunque si capisce nell’opera del regista catanese è che Salvo, già morto una prima volta, non ci sta ad essere responsabile della salvezza dell’umanità e a ritornare nel mondo nei vivi.

Ed è anche un po’ arrabbiato con Dio.

Si, perché “Dio- dice ancora l’attrice- ha fatto in modo che Salvo abbracciasse le moltitudini ma mai veramente nessuno”.

E in quanto a solitudine neanche Maddy se la passa bene.

“Rimane da sola e comincia a cercare Salvo fino a ritrovare se stessa davanti alla tomba di Gesù. E lo fa- precisa la Sgroi- ripercorrendo quello stesso sentiero già intrapreso da Maddalena duemila anni fa, quando ha scoperchiato il sepolcro trovando il corpo del Cristo”.

Insomma, per quest’opera dal finale aperto, una cosa è certa e cioè che assistiamo ad un incontro tra due ‘ultimi’. “Una donna che vende il suo corpo- conclude la protagonista- e un uomo che lo regala a Dio affinché ne possa fare un strumento. E i due, soli al mondo e strumentalizzati, ora cercano riscatto”.

Frase cult dell’opera: “Tutti i coglioni dell’universo mondo, qui vengono.”

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *